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Mappa della camorra a Napoli, ecco chi “comanda” in città

La descrizione del fenomeno, i numeri, i clan, le faide, gli affari. Tutto quello che c'è da sapere sulla camorra nella città di Napoli

Cronaca
31 gennaio 2017 15:02 Di redazione
13'

AGGIORNATO AL 7 FEBBRAIO CON L’INTEGRAZIONE DELL’ULTIMA RELAZIONE DELLA DIA RELATIVA AL PRIMO SEMESTRE DEL 2017.

Spregiudicatezza criminale e breve sopravvivenza“. Sono questi gli elementi principali che emergono nelle due relazioni semestrali del 2016 da parte della Direzione Investigativa Antimafia (DIA). La camorra rappresenta un fenomeno socio-economico complesso e frammentato che agisce nei territori caratterizzati da una densità abitativa molto alta, dove sono concentrati tutta una serie di disagi: povertà, emarginazione, assenza di nuclei familiari uniti da un’integrità di valori e tassi elevati di evasione scolastica. Spesso molti dei clan camorristici sono retti da figure femminili che negli ultimi anni hanno avuto un ruolo sempre più determinante per la gestione delle attività criminali.

I NUMERI – Nella sola città di Napoli si contano circa 40 organizzazioni camorristiche per oltre un migliaio di affiliati. Secondo il rapporto del presidente della Corte di Appello di Napoli Giuseppe De Carolis, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2017, emergono i seguenti dati: più omicidi volontari (77 a fronte dei 44 dell’anno precedente e 103 a fronte di 83 quelli tentati); più rapine (6.342 contro le 6.056 del passato); più usura (40 episodi a fronte di 25); più episodi violenti come le “stese“. Queste ultime sono delle sparatorie non controllate, realizzate a bordo di motociclette, per rimarcare il controllo del territorio o inviare un messaggio al clan rivale. Le cosiddette stese, considerate dal procuratore generale Luigi Rielloil nostro terrorismo“, hanno spesso causato morti innocenti, come quella del giovane Gennaro Cesarano, avvenuta alla Sanità nel settembre del 2015.

STRUTTURA – L’escalation di violenza degli ultimi anni è dettata anche dalle strategie di clan storici (Contini, Di Lauro, Amato-Pagano, Licciardi, Mallardo, Mazzarella, Moccia) che, “limitando il ricorso ad azioni violente lascerebbero la gestione delle attività esecutive a gruppi satellite, per dedicarsi ad attività criminali di più alto profilo, quali il riciclaggio e il reimpiego di denaro di provenienza illecita“. Risulta impressionante la capacità rigenerativa di queste organizzazioni che, nonostante le numerose operazioni condotte dalla magistratura e polizia giudiziaria, riescono sempre a trovare nuove leve da assoldare sfruttando il misero contesto sociale in cui agiscono. È emblematico, in questo senso, ciò che è accaduto a Secondigliano lo scorso aprile 2016, dove sono stati esplosi colpi di kalashnikov contro la caserma dei carabinieri, per vendicare un provvedimento del tribunale dei minori che ha tolto i figli alla moglie del giovane boss della Vanella Grassi, Umberto Accurso arrestato il mese successivo dopo oltre due anni di latitanza.

ATTIVITÀ – I clan, sempre secondo quanto riportato dalla relazione della DIA, influenzano nello specifico cinque settori dell’economia legale (senza considerare lo spaccio internazionale di stupefacenti che rappresenta l’entrata principale per ogni organizzazione criminale): gli appalti nella pubblica amministrazione, la sanità, le scommesse sportive, il mercato agro-alimentare e dei rifiuti.

Per quanto riguarda le gare di appalto, “la linea di tendenza è quella di attuare il cosiddetto “metodo del tavolino”, che consiste nel programmare una rotazione illecita degli appalti pubblici, che si fonda sull’accordo tacito secondo il quale, a turno, tutte le imprese partecipanti al “sistema” si impegnano preventivamente ad offrire, nel corso della gara, il maggior ribasso – già concordato – acquisendo in questo modo la certezza di ottenere l’aggiudicazione dell’appalto pubblicoIl previo accordo oltre a rendere meno visibile la presenza mafiosa, eviterebbe il generarsi di contrasti, rendendo allo stesso tempo più complessa l’attività repressiva“. Inoltre, sono previsti dei “pacchetti assicurativi” per gli imprenditori coinvolti: “la difesa da richieste estorsive da parte di altre famiglie camorriste e l’intervento nei confronti di funzionari ed amministratori comunali nel caso dovessero tentare di rallentare, anche a seguito di controlli legittimi, l’esecuzione dei lavori“.

Nell’ambito sanitario l’intervento delle organizzazioni camorristiche è finalizzato alla gestione di attività strumentali al funzionamento di grandi strutture ospedaliere nella zona collinare di Napoli (servizi di pulizia in primis). Per quanto riguarda le scommesse sportive, in un’inchiesta del 5 maggio 2016, emerge il coinvolgimento del clan della Vanella Grassi nell’alterazione di alcuni risultati di gare professionistiche calcistiche (Serie B 2013-2014).

Infine, per quanto concerne il mercato agro-alimentarele mafie agiscono sull’intera filiera: dall’accaparramento dei terreni, agricoli all’intermediazione nella vendita dei prodotti, dal trasporto e lo stoccaggio dei prodotti fino al reinvestimento dei profitti illeciti nei centri commerciali, cui deve aggiungersi l’imposizione della vendita di determinate marche e prodotti di generi alimentari, quale altra forma di velata estorsione“. Il fenomeno delle agro-mafie si intreccia con quello dello smaltimento illegale dei rifiuti che causa l’inquinamento di terreni e falde acquifere. In questo contesto emerge una collusione dei clan con professionisti e amministratori: “i primi coinvolti nell’assegnazione ai clan degli appalti per la raccolta ed il trattamento dei rifiuti, i secondi nella pre-disposizione di falsi documenti di trasporto e certificati di analisi alterati“.

RELAZIONE DIA PRIMO SEMESTRE 2017 –  “Piccoli eserciti” composti da “ragazzi sbandati, senza una vera e propria identità storico-criminale che, da anonimi delinquenti, si sono impadroniti del territorio attraverso una quotidiana violenza più che mai esibita, utilizzata quale strumento di affermazione e assoggettamento ma, anche, di sfida verso gli avversari”. Ma anche clan storici, come i Mallardo, i Polverino e i Moccia che, nonostante il carcere duro a cui sono sottoposti gli storici boss, rivestono un ruolo di primo piano nell’economia campana e nazionale. Questo lo scenario delineato nella relazione dalla Direzione Investigativa Antimafia relativa al primo semestre del 2017 nella zona di Napoli e provincia.

In Campania si apprezza uno scenario criminale mutevole ed eterogeneo, caratterizzato da un lato da dinamiche operative violente ed incontrollate, dall’altro da una profonda infiltrazione, ad opera di storici clan napoletani e dell’area casertana, nel tessuto economico e imprenditoriale, locale e ultra regionale. La morfologia di alcune strutture camorristiche si caratterizza, da diverso tempo, per l’assenza al vertice di leader autorevoli, molti dei quali sottoposti al regime previsto dal carcere duro (41 bis) dell’ordinamento penitenziario, altri passati a collaborare con la giustizia, motivi per cui si è innescata una lunga fase di accese e caotiche conflittualità in seno alle strutture stesse, generando lotte intestine e scontri per assicurarsi il comando.

I NUMERI AGGIORNATI – A Napoli e provincia complessivamente risultano 89 clan (per un numero complessivo di circa 4.500 affiliati) di cui 42 operativi a Napoli e 47 in provincia che interagiscono tra loro in equilibrio instabile e in territori caratterizzati da una densità abitativa elevatissima, ove è più facile – sotto il profilo delle risorse umane disponibili – rinnovare costantemente gli organigrammi dei sodalizi.

Per il report completo sull’ultima relazione semestrale della DIA continua a leggere cliccando qui.

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AREA CENTRALE

Forcella-Decumani-Mercato – Da una parte quel che resta della ‘paranza dei bimbi’, il cartello formato dalle famiglie Sibillo, Amirante, Brunetti. Dall’altra lo storico clan Mazzarella (supportato a Forcella dalla famiglia Del Prete). In mezzo le nuove leve della terza generazione dei Giuliano e alcuni ‘girati‘ del clan Mazzarella.

Vasto-Poggioreale – Storica roccaforte del clan Contini è la zona del Vasto, Arenaccia, Rione Amicizia, Ferrovia e Borgo Sant’Antonio Abate. Nonostante arresti, sequestri ed una sentenza di primo grado dello scorso  28 dicembre, nella quale il Tribunale di Napoli ha condannato ben 64 affiliati al sodalizio per un totale di più di sei secoli di carcere, il clan Contini resta egemone su questo territorio. Tale sentenza ha mostrato la rete economica e finanziaria dell’organizzazione criminale A Poggioreale regnano sempre i Mazzarella.

Sanità-Materdei – E’ la zona dove nel 2016 la faida tra clan è stata più feroce: da una parte gli Esposito-Genidoni-Spina, supportati dal gruppo di Walter Mallo (Miano), dall’altra i Vastarella, alleati con i Savarese-Sequino, e supportati dai Lo Russo (oggi quasi tutti collaboratori di giustizia) e dai Licciardi della Masseria Cardone. Tuttavia il 2017 è stato l’anno della scure giudiziaria che ha “decapitato” il cartello Esposito-Genidoni-Spina. Ad oggi il rione Sanità è conteso dai Vastarella che sono entrati in conflitto con i Sequino-Savarese. Invece, nel quartiere, è emerso il clan Mauro.

Pallonetto, Quartieri Spagnoli e CavoneNella zona del Cavone, mentre lo scorso anno si è riscontrata una situazione di instabilità che ha visto contrapposti il clan Lepre con quello degli Esposito, ad oggi il primo sodalizio è tornato a primeggiare nei rapporti di forza. Il secondo è, invece, attivo anche nei Quartieri Spagnoli. Qui invece il declino dei Mariano, dopo arresti e pentimenti, ha favorito l’ascesa dei Ricci (alleati con i Saltalamacchia) e di nuovi clan emergenti (come il gruppo dei Farelli). Da non sottovalutare la famiglia Terracciano, egemone nella zona delle Chianche alle spalle di piazza Carità. In quest’area si sono stabiliti anche i Masiello-Mazzanti che si contendono la gestione delle attività illecite con i Ricci-Saltalamacchia. Ad oggi gli equilibri criminali che caratterizzano i vicoli tra San FerdinandoMontecalvario sono molto deboli considerata anche la riorganizzazione delle nuove generazioni della famiglia Mariano. Nella zona del Pallonetto invece il predominio degli Elia è stato ridimensionato da recenti attività investigative.

Chiaia-Torretta-Posillipo – Nella zona della Napoli bene sono presenti i gruppi Piccirillo-Frizziero e Cirella-Strazzullo. A Posillipo invece il clan facente capo ad Antonio Calone risulta indebolito dopo l’arresto di quest’ultimo, avvenuto lo scorso 9 giugno.

AREA NORD

Vomero-Arenella  Il clan storico della zona collinare di Napoli è quello della famiglia Cimmino con il boss, Luigi Cimmino, arrestato il 5 marzo 2016 in Veneto dopo una latitanza di quasi un anno. Gli affari illeciti restano però saldamente nelle mani delle figure più anziane dell’organizzazione criminale.

Secondigliano-Scampia-San Pietro a Patierno – Quelli di Secondigliano e Scampia sono i territori in cui agiscono più clan. In particolare sono sempre presenti i Licciardi, nella zona della Masseria Cardone, e i Di Lauro a Scampia, guidati dai figli di Paolo detto Ciruzzo ‘o milionario, alcuni scarcerati di recente o altri latitanti da ben come Marco Di Lauro irreperibile da 12 anni. Quest’ultimo si contende con la Vanella Grassi il controllo del traffico di stupefacenti, nonostante i ‘girati‘ siano stati colpiti duramente da arresti e blitz. In via Ghisleri, in quella zona chiamata del Lotto T/A sono attivi i Notturno indeboliti dalla collaborazione con la giustizia di Gennaro ‘o Sarracino Notturno. Nella zona delle Case Celesti a Secondigliano è ancora attivo il clan Marino mentre a San Pietro a Patierno si registra una supremazia dei superstiti del clan Bocchetti. Presente invece nei comuni a nord di Napoli (Melito, Arzano e Casavatore) il clan degli Amato-Pagano, gli Scissionisti di Scampia che hanno trovato la loro roccaforte in questi territori.

Miano-Chiaiano-Piscinola – Fino a pochi mesi fa era il regno incontrastato dei Lo Russo, alias ‘i capitoni‘, colpiti negli ultimi mesi da arresti e pentimenti eccellenti. Quest’ultima decisione ha provocato un cambiamento degli assetti criminali in questi tre quartieri a nord di Napoli. Presenti anche i reduci del gruppo riconducibile a Walter Mallo, arrestato lo scorso maggio 2016, che hanno la loro roccaforte nel rione Don Guanella e che nei mesi precedenti avevano dato origine a una violenta guerra contro Lo Russo, appoggiando gli Esposito-Genidoni-Spina nel rione Sanità. Di questa situazione di caos generale avrebbero approfittato i Licciardi della Masseria Cardone per espandere la propria influenza in questi territori per il controllo degli affari illeciti.

AREA EST

Ponticelli – Situazione considerata – secondo il rapporto della Dia – in pieno fermento a causa della nascita di nuovi giovani gruppi criminali dopo i numerosi arresti che hanno decimato il clan D’Amico (i cosiddetti ‘fraulella‘). Gli equilibri sono in continuo mutamento anche se al momento il clan predominante è quello dei De Micco (denominati “bodo” per il tatuaggio identificativo che portano sulla pelle), raggiunti nel novembre 2017 da 23 ordinanze di custodia cautelare. Tra i destinatari anche il boss “pensante” Luigi De Micco.

San Giovanni a Teduccio-Barra – Il quartiere di San Giovanni a Teduccio è scenario dei contrasti tra le famiglie Mazzarella e Rinaldi-Reale-Formicola. A Barra invece appare in difficoltà il sodalizio Cuccaro-Aprea, fenomeno che potrebbe provocare l’ascesa di clan emergenti o l’allargamento della propria zona di influenza da parte dei gruppi presenti a Ponticelli.

AREA OVEST

Pianura – Nel quartiere alla periferia occidentale di Napoli è in corso da diversi mesi una violenta guerra tra lo storico clan dei Pesce-Marfella-Foglia e il gruppo emergente capeggiato da Salvatore Romano e supportato dai reduci dei Mele. A marzo 2017 un’operazione della Squadra Mobile di Napoli ha portato all’esecuzione di 27 ordinanze di custodia cautelare ai danni di affiliati del clan Pesce-Marfella. Nel precedente mese di febbraio, quattro esponenti dei Mele-Romano furono arrestati in flagrante dai carabinieri mentre si trovavano a bordo di un’auto rubata nei pressi di un fondo agricolo dove erano nascoste delle armi. A partire poi dall’estate del 2017 i principali elementi dei due clan hanno iniziato a collaborare con la giustizia.

Soccavo-Rione Traiano – Zona in continuo fermento criminale nel 2016 quella di Soccavo dove sono contrapposti i clan Vigilia, supportati dai Pesce-Marfella di Pianura, e il gruppo Sorianiello, aiutato invece dalle nuove leve di Pianura e dai Giannelli di Bagnoli. Diversa invece la situazione nel Rione Traiano, diventato negli ultimi anni la principale piazza di spaccio presente a Napoli. Sono ben quattordici i luoghi di smercio che si dividono le famiglie Puccinelli e Cutolo, nonostante qualche contrasto con i vicini gruppi criminali di Soccavo. I clan del Rione Traiano hanno però subito un duro colpo in seguito all’operazione condotta dai carabinieri, al termine delle indagini della magistratura, che il 31 gennaio 2017 ha portato all’arresto di ben 88 affiliati a varie famiglie riconducibili al gruppo principale dei Puccinelli.

Bagnoli-Fuorigrotta – Il 2016 è stato l’anno nel quale le forze dell’ordine hanno smantellato quel che restava del clan D’Ausilio, con l’arresto di Felice D’Ausilio dopo mesi di latitanza in seguito al mancato rientro in carcere dopo un permesso premio, e preso Alessandro Giannelli, a capo dell’omonimo gruppo di fuoco che in passato faceva parte proprio dei D’Ausilio, prima di avviare una vera e propria scissione. A Fuorigrotta invece sono tre i clan a dividersi il territorio nella penombra: i Zazo nella zona dello stadio San Paolo, il sodalizio Iadonisi per la parte vecchia del quartiere e i Baratto-Bianco zona via Leopardi-via Cumana.

di Andrea Aversa e Ciro Cuozzo

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