Ultimo aggiornamento martedì, 12 dicembre 2017 - 13:11

Mappa della camorra a Napoli, ecco chi “comanda” in città

Cronaca
31 gennaio 2017 15:02 Di redazione
10'

Spregiudicatezza criminale e breve sopravvivenza“. Sono questi gli elementi principali che emergono nelle due relazioni semestrali del 2016 da parte della Direzione Investigativa Antimafia (DIA). La camorra rappresenta un fenomeno socio-economico complesso e frammentato che agisce nei territori caratterizzati da una densità abitativa molto alta, dove sono concentrati tutta una serie di disagi: povertà, emarginazione, assenza di nuclei familiari uniti da un’integrità di valori e tassi elevati di evasione scolastica. Spesso molti dei clan camorristici sono retti da figure femminili che negli ultimi anni hanno avuto un ruolo sempre più determinante per la gestione delle attività criminali.

I NUMERI – Nella sola città di Napoli si contano circa 40 organizzazioni camorristiche per oltre un migliaio di affiliati. Secondo il rapporto del presidente della Corte di Appello di Napoli Giuseppe De Carolis, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2017, emergono i seguenti dati: più omicidi volontari (77 a fronte dei 44 dell’anno precedente e 103 a fronte di 83 quelli tentati); più rapine (6.342 contro le 6.056 del passato); più usura (40 episodi a fronte di 25); più episodi violenti come le “stese“. Queste ultime sono delle sparatorie non controllate, realizzate a bordo di motociclette, per rimarcare il controllo del territorio o inviare un messaggio al clan rivale. Le cosiddette stese, considerate dal procuratore generale Luigi Rielloil nostro terrorismo“, hanno spesso causato morti innocenti, come quella del giovane Gennaro Cesarano, avvenuta alla Sanità nel settembre del 2015.

STRUTTURA – L’escalation di violenza degli ultimi anni è dettata anche dalle strategie di clan storici (Contini, Di Lauro, Amato-Pagano, Licciardi, Mallardo, Mazzarella, Moccia) che, “limitando il ricorso ad azioni violente lascerebbero la gestione delle attività esecutive a gruppi satellite, per dedicarsi ad attività criminali di più alto profilo, quali il riciclaggio e il reimpiego di denaro di provenienza illecita“. Risulta impressionante la capacità rigenerativa di queste organizzazioni che, nonostante le numerose operazioni condotte dalla magistratura e polizia giudiziaria, riescono sempre a trovare nuove leve da assoldare sfruttando il misero contesto sociale in cui agiscono. È emblematico, in questo senso, ciò che è accaduto a Secondigliano lo scorso aprile 2016, dove sono stati esplosi colpi di kalashnikov contro la caserma dei carabinieri, per vendicare un provvedimento del tribunale dei minori che ha tolto i figli alla moglie del giovane boss della Vanella Grassi, Umberto Accurso arrestato il mese successivo dopo oltre due anni di latitanza.

ATTIVITÀ – I clan, sempre secondo quanto riportato dalla relazione della DIA, influenzano nello specifico cinque settori dell’economia legale (senza considerare lo spaccio internazionale di stupefacenti che rappresenta l’entrata principale per ogni organizzazione criminale): gli appalti nella pubblica amministrazione, la sanità, le scommesse sportive, il mercato agro-alimentare e dei rifiuti.

Per quanto riguarda le gare di appalto, “la linea di tendenza è quella di attuare il cosiddetto “metodo del tavolino”, che consiste nel programmare una rotazione illecita degli appalti pubblici, che si fonda sull’accordo tacito secondo il quale, a turno, tutte le imprese partecipanti al “sistema” si impegnano preventivamente ad offrire, nel corso della gara, il maggior ribasso – già concordato – acquisendo in questo modo la certezza di ottenere l’aggiudicazione dell’appalto pubblicoIl previo accordo oltre a rendere meno visibile la presenza mafiosa, eviterebbe il generarsi di contrasti, rendendo allo stesso tempo più complessa l’attività repressiva“. Inoltre, sono previsti dei “pacchetti assicurativi” per gli imprenditori coinvolti: “la difesa da richieste estorsive da parte di altre famiglie camorriste e l’intervento nei confronti di funzionari ed amministratori comunali nel caso dovessero tentare di rallentare, anche a seguito di controlli legittimi, l’esecuzione dei lavori“.

Nell’ambito sanitario l’intervento delle organizzazioni camorristiche è finalizzato alla gestione di attività strumentali al funzionamento di grandi strutture ospedaliere nella zona collinare di Napoli (servizi di pulizia in primis). Per quanto riguarda le scommesse sportive, in un’inchiesta del 5 maggio 2016, emerge il coinvolgimento del clan della Vanella Grassi nell’alterazione di alcuni risultati di gare professionistiche calcistiche (Serie B 2013-2014).

Infine, per quanto concerne il mercato agro-alimentarele mafie agiscono sull’intera filiera: dall’accaparramento dei terreni, agricoli all’intermediazione nella vendita dei prodotti, dal trasporto e lo stoccaggio dei prodotti fino al reinvestimento dei profitti illeciti nei centri commerciali, cui deve aggiungersi l’imposizione della vendita di determinate marche e prodotti di generi alimentari, quale altra forma di velata estorsione“. Il fenomeno delle agro-mafie si intreccia con quello dello smaltimento illegale dei rifiuti che causa l’inquinamento di terreni e falde acquifere. In questo contesto emerge una collusione dei clan con professionisti e amministratori: “i primi coinvolti nell’assegnazione ai clan degli appalti per la raccolta ed il trattamento dei rifiuti, i secondi nella pre-disposizione di falsi documenti di trasporto e certificati di analisi alterati“.

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AREA CENTRALE

Forcella-Decumani-Mercato – Da una parte quel che resta della ‘paranza dei bimbi’, il cartello formato dalle famiglie Sibillo, Amirante, Brunetti. Dall’altra lo storico clan Mazzarella (supportato a Forcella dalla famiglia Del Prete). In mezzo le nuove leve della terza generazione dei Giuliano e alcuni ‘girati‘ del clan Mazzarella.

Vasto-Poggioreale – Storica roccaforte del clan Contini è la zona del Vasto, Arenaccia, Rione Amicizia, Ferrovia e Borgo Sant’Antonio Abate. A Poggioreale regnano sempre i Mazzarella.

Sanità-Materdei – E’ la zona dove nel 2016 la faida tra clan è stata più feroce: da una parte gli Esposito-Genidoni-Spina, supportati dal gruppo di Walter Mallo (Miano), dall’altra i Vastarella, alleati con i Savarese-Sequino, e supportati dai Lo Russo (oggi quasi tutti collaboratori di giustizia) e dai Licciardi della Masseria Cardone.

Pallonetto, Quartieri Spagnoli e CavoneNella zona del Cavone si riscontra una situazione di instabilità che vede contrapposti il clan Lepre con quello degli Esposito, attivo anche nei Quartieri Spagnoli. Qui invece il declino dei Mariano, dopo arresti e pentimenti, ha favorito l’ascesa dei Ricci e di nuovi clan emergenti. Da non sottovalutare la famiglia Terracciano, egemone nella zona delle ‘Chianche’ alle spalle di piazza Carità. Nella zona del Pallonetto invece il predominio degli Elia è stato ridimensionato da recenti attività investigative.

Chiaia-Torretta-Posillipo – Nella zona della Napoli bene sono presenti i gruppi Piccirillo-Frizziero e Cirella-Strazzullo. A Posillipo invece il clan facente capo ad Antonio Calone risulta indebolito dopo l’arresto di quest’ultimo, avvenuto lo scorso 9 giugno.

AREA NORD

Vomero-Arenella  Il clan storico della zona collinare di Napoli è quello della famiglia Cimmino con il boss, Luigi Cimmino, arrestato il 5 marzo 2016 in Veneto dopo una latitanza di quasi un anno. Gli affari illeciti restano però saldamente nelle mani delle figure più anziane dell’organizzazione criminale.

Secondigliano-Scampia-San Pietro a Patierno – Quelli di Secondigliano e Scampia sono i territori in cui agiscono più clan. In particolare sono sempre presenti i Licciardi, nella zona della Masseria Cardone, e i Di Lauro a Scampia, guidati dai figli di Paolo detto Ciruzzo ‘o milionario, alcuni scarcerati di recente o altri latitanti da ben come Marco Di Lauro irreperibile da 12 anni. Quest’ultimo si contende con la Vanella Grassi il controllo del traffico di stupefacenti, nonostante i ‘girati‘ siano stati colpiti duramente da arresti e blitz. In via Ghisleri, in quella zona chiamata del Lotto T/A sono attivi i Notturno indeboliti dalla collaborazione con la giustizia di Gennaro ‘o Sarracino Notturno. Nella zona delle Case Celesti a Secondigliano è ancora attivo il clan Marino mentre a San Pietro a Patierno si registra una supremazia dei superstiti del clan Bocchetti. Presente invece nei comuni a nord di Napoli (Melito, Arzano e Casavatore) il clan degli Amato-Pagano, gli Scissionisti di Scampia che hanno trovato la loro roccaforte in questi territori.

Miano-Chiaiano-Piscinola – Fino a pochi mesi fa era il regno incontrastato dei Lo Russo, alias ‘i capitoni‘, colpiti negli ultimi mesi da arresti e pentimenti eccellenti. Quest’ultima decisione ha provocato un cambiamento degli assetti criminali in questi tre quartieri a nord di Napoli. Presenti anche i reduci del gruppo riconducibile a Walter Mallo, arrestato lo scorso maggio 2016, che hanno la loro roccaforte nel rione Don Guanella e che nei mesi precedenti avevano dato origine a una violenta guerra contro Lo Russo, appoggiando gli Esposito-Genidoni-Spina nel rione Sanità. Di questa situazione di caos generale avrebbero approfittato i Licciardi della Masseria Cardone per espandere la propria influenza in questi territori per il controllo degli affari illeciti.

AREA EST

Ponticelli – Situazione considerata – secondo il rapporto della Dia – in pieno fermento a causa della nascita di nuovi giovani gruppi criminali dopo i numerosi arresti che hanno decimato il clan D’Amico (i cosiddetti ‘fraulella‘). Gli equilibri sono in continuo mutamento anche se al momento il clan predominante è quello dei De Micco (denominati “bodo” per il tatuaggio identificativo che portano sulla pelle).

San Giovanni a Teduccio-Barra – Il quartiere di San Giovanni a Teduccio è scenario dei contrasti tra le famiglie Mazzarella e Rinaldi-Reale-Formicola. A Barra invece appare in difficoltà il sodalizio Cuccaro-Aprea, fenomeno che potrebbe provocare l’ascesa di clan emergenti o l’allargamento della propria zona di influenza da parte dei gruppi presenti a Ponticelli.

AREA OVEST

Pianura – Nel quartiere alla periferia occidentale di Napoli è in corso da diversi mesi una violenta guerra tra lo storico clan dei Pesce-Marfella-Foglia e il gruppo emergente capeggiato da Salvatore Romano e supportato dai reduci dei Mele.

Soccavo-Rione Traiano – Zona in continuo fermento criminale nel 2016 quella di Soccavo dove sono contrapposti i clan Vigilia, supportati dai Pesce-Marfella di Pianura, e il gruppo Sorianiello, aiutato invece dalle nuove leve di Pianura e dai Giannelli di Bagnoli. Diversa invece la situazione nel Rione Traiano, diventato negli ultimi anni la principale piazza di spaccio presente a Napoli. Sono ben quattordici i luoghi di smercio che si dividono le famiglie Puccinelli e Cutolo, nonostante qualche contrasto con i vicini gruppi criminali di Soccavo. I clan del Rione Traiano hanno però subito un duro colpo in seguito all’operazione condotta dai carabinieri, al termine delle indagini della magistratura, che il 31 gennaio 2017 ha portato all’arresto di ben 88 affiliati a varie famiglie riconducibili al gruppo principale dei Puccinelli.

Bagnoli-Fuorigrotta – Il 2016 è stato l’anno nel quale le forze dell’ordine hanno smantellato quel che restava del clan D’Ausilio, con l’arresto di Felice D’Ausilio dopo mesi di latitanza in seguito al mancato rientro in carcere dopo un permesso premio, e preso Alessandro Giannelli, a capo dell’omonimo gruppo di fuoco che in passato faceva parte proprio dei D’Ausilio, prima di avviare una vera e propria scissione. A Fuorigrotta invece sono tre i clan a dividersi il territorio nella penombra: i Zazo nella zona dello stadio San Paolo, il sodalizio Iadonisi per la parte vecchia del quartiere e i Baratto-Bianco zona via Leopardi-via Cumana.

di Andrea Aversa e Ciro Cuozzo

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