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Pace e droga, la mappa della camorra nel Rione Traiano: gli arresti non fermano lo spaccio

Secondo la DIA i Cutolo potrebbero approfittare dell'indebolimento avvenuto nel clan alleato dei Puccinelli-Petrone. Calma apparente a Soccavo

Cronaca
7 Febbraio 2018 13:48 Di Ciro Cuozzo
6'

Nell’area occidentale di Napoli gli affari illeciti avrebbero subito diverse variazioni nel corso dell’ultimo anno. E’ quanto emerge dalla relazione semestrale della Direzione Investigativa Antimafia relativa al primo semestre del 2017. Nei quartieri di Fuorigrotta, Bagnoli, Pianura e Soccavo, compreso il Rione Traiano, vero e proprio market della droga 24 ore su 24, le operazioni di polizia e carabinieri hanno inferto un duro colpo alla criminalità organizzata, alimentando “le aspirazioni espansionistiche” dei clan meno indeboliti da arresti e pentimenti eccellenti.

Il riferimento è soprattutto alla zona del Rione Traiano e del quartiere di Soccavo, aree principalmente sotto la lente d’ingrandimento degli investigatori. Dopo la fine del monopolio delle piazze di spaccio di Scampia (ridimensionate negli anni passati dalla pressante attività delle forze dell’ordine), il Rione Traiano (frazione di Soccavo) è diventato il primo centro per l’approvvigionamento della droga nella città di Napoli. Facilitato da una posizione strategica, l’uscita della tangenziale di Fuorigrotta e la bretella che collega Soccavo con il Vomero, al Rione Traiano lo spaccio di droga è la principale attività di sostentamento delle numerose famiglie malavitose.

MAZZATA AL CLAN DI ‘O NANO – Il blitz dei carabinieri del 31 gennaio 2017 ha inferto un duro colpo al clan Puccinelli-Petrone, portando in carcere e agli arresti domiciliari oltre 80 affiliati. Nel Rione Traiano si contendono il monopolio del narcotraffico i clan Puccinelli e Cutolo, in grado di controllare il mercato degli stupefacenti sia attraverso la gestione di propri punti di smercio, sia attraverso il costante rifornimento delle piazze di spaccio del Rione, dove viene anche imposto il pagamento di una tangente (circa 12mila euro al mese) alle varie famiglie Ivone, Tranchese, Pisa, Quaranta, Equabile, Perrella, Legnante.
In manette sono finiti elementi apicali del clan Puccinelli-Petrone con la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che ha chiesto nel processo di primo grado complessivi 810 anni di carcere nei confronti degli 81 indagati.  Tra questi figurano i boss Giuseppe Lazzaro e Francesco Petrone, alias ‘o nano (figlio dello vecchio boss Salvatore “Straccetta” Puccinelli, oggi agli arresti domiciliari fuori regione per motivi di salute e lontano – secondo le ultime informative – dalle dinamiche criminali del Rione), per i quali sono stati chiesti 20 anni di reclusione. Lo stesso ‘o nano che – secondo quanto emerge nell’ordinanza dello scorso 31 gennaio 2017 firmata dal Gip Egle Pilla – si rivolgeva così a un carabiniere durante un controllo: “Ti sparo in faccia”.

In alto da sinistra: Alfredo Sorianiello, Francesco Petrone, Luciano Ivone, Genny Carra. In basso da sinistra: Giuseppe Lazzaro, Alfredo Vigilia, Ciro Puccinelli, Salvatore Lazzaro

PACE E DROGA – Un forte ridimensionamento che però non ha frenato l’attività di spaccio delle famiglie del Rione, più volte sorprese dalle forze dell’ordine negli scantinati e sottoscala adibiti a vere e proprie piazze per lo smercio di sostanze stupefacenti, dislocate tra via Tertulliano, via Orazio Coclite, via Romolo e Remo e via Catone. Grazie soprattutto a giovani leve, che in un territorio abbandonato dalle istituzioni  crescono deviati nel falso mito della camorra e del guadagno facile, i clan del Rione Traiano sono pian piano ripartiti raggiungendo un patto di non belligeranza per allontanare dalla zona i riflettori delle forze dell’ordine.

FRATELLI RIVALI E FIGLI DEL BOSS DECEDUTO MESI FA – Così dopo il tentativo di faida che ha visto protagoniste le storiche famiglie capeggiate dai Puccinelli-Cutolo contro l’ala scissionista dei Basile-Lazzaro, stabilitisi nel vicino quartiere di Pianura prima dell’arresto avvenuto nell’estate del 2016, la situazione di criticità sembra essere rientrata anche in considerazioni delle sempre più onerose spese economiche che le famiglie malavitose devono sostenere per garantire assistenza e, soprattutto, silenzio ai propri affiliati.
Singolare le posizioni di Giuseppe e Salvatore Lazzaro (chiesti per lui 12 anni), il primo ritenuto elemento apicale del clan del Rione, il secondo invece è stato uno degli artefici della scissione insieme a Gennaro Cozzolino. Entrambi sono figli di Gaetano Lazzaro, storico luogotenente del clan Grimaldi di Soccavo, deceduto nei mesi scorsi nella sua abitazione di Pianura. Aveva 67 anni ed era stato scarcerato anni prima in seguito a gravi problemi di salute.

LA MAPPA DELLA CAMORRA A NAPOLI: ECCO CHI COMANDA IN CITTA’

L’ALLARME DELLA DIA – I numerosi arresti avvenuti nei mesi scorsi – secondo la Direzione Investigativa Antimafia – potrebbero alimentare le mire espansionistiche del clan Cutolo, legato ai Puccinelli-Petrone da una “seppur difficile” alleanza. I Cutolo, egemoni nell’area della cosiddetta “44“, sono definiti dal pentito Maurizio Farraiuolo una famiglia “molto pericolosa” in riferimento a frizioni passate con gli Ivone. Non a caso “a febbraio e ad aprile – scrive la DIA -, a conferma della situazione di instabilità creatasi, si sono verificati due agguati nei confronti di altrettanti affiliati alla famiglia Ivone.
Lo storico boss è Salvatore Cutolo alias “Borotalco“, in carcere dal 2007. In questo decennio le redini del clan sono state prese dal figlio Enzo, arrestato pochi giorni prima del blitz del 31 gennaio per estorsione aggravata dal metodo mafioso in una brutta storia che vede coinvolto anche cognato Gennaro, detto Genny, Carra (marito di Candida Cutolo), accusato di abusi sessuali dalla figlia di un affiliato. Un’accusa infamante vendicata dai Cutolo con l’esplosione all’interno dello stabile dove risiedeva la famiglia della 15enne.

SOCCAVO – Da non sottovalutare nel quartiere un tempo feudo dei Grimaldi la presenza del clan Vigilia, colpito da sei arresti per estorsione lo scorso 6 gennaio 2018, ma voglioso – secondo la relazione della DIA – di aspirazioni espansionistiche. Il boss Alfredo ‘o niro è in carcere da anni ma le gestione degli affari illeciti è stata portata avanti dalla famiglia nonostante gli omicidi subiti negli ultimi anni e l’arresto di figli e nipoti. Il clan Vigilia è in contrasto con i Sorianiello, attivi nella parte bassa di Soccavo, nella zona conosciuta come “99”, e le nuove leve del clan Grimaldi che tra i via Vicinale Palazziello starebbero creando non pochi problemi al cartello dei Vigilia.

*FOTO – In alto da sinistra: Alfredo Sorianiello, Francesco Petrone, Luciano Ivone, Genny Carra.
In basso da sinistra: Giuseppe Lazzaro, Alfredo Vigilia, Ciro Puccinelli, Salvatore Lazzaro

 

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