Ultimo aggiornamento giovedì, 17 Ottobre 2019 - 12:38

Rione Traiano, spari contro casa 15enne molestata dal boss: arresti nel clan Cutolo [VIDEO]

Cronaca
27 Gennaio 2017 18:35 Di Ciro Cuozzo
2'

Hanno commesso il grave ‘errore’ di accusare di abusi sulla loro figlia minore, uno degli elementi di spicco del clan.

 

C’è questo dietro il raid intimidatorio, con l’esplosione di diversi colpi d’arma da fuoco contro la loro abitazione, che ha costretto una famiglia del Rione Traiano, nell’area occidentale di Napoli, a lasciare la città e trovare rifugio a Roma. Questa mattina i carabinieri della compagnia di Bagnoli hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di quattro esponenti del clan Cutolo (alleato nella zona con i Puccinelli e i Leone), radicato e operante nel Rione Traiano, il cui storico boss, Salvatore Cutolo alias ‘Borotalco‘, è in galera dal 2007.

I destinatari della misura cautelare, tra cui Gennaro Carra, detto ‘Genny’, capozona sposato con la figlia di Cutolo, e l’attuale reggente del clan Enzo, figlio del boss detenuto, sono accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso per conseguire profitti criminali da persone dimoranti in quel territorio. Per vendicare il proprio onore, macchiato dalle gravi accuse di abusi sessuali della famiglia della ragazza minore (il cui padre era considerato un ex affiliato allo stesso clan), uno degli elementi di spicco del clan, Gennaro Carra), insieme a un altro affiliato di spessore, ha esploso dal piano terra dello stabile diversi colpi d’arma da fuoco all’indirizzo della loro abitazione. Una storia inquietante nata in principio da un presunto debito accumulato dal padre della ragazzina, all’epoca dei fatti 15enne, con il capozona del clan Cutolo.

Il provvedimento cautelare è scattato in seguito alla denuncia della famiglia della minore, avvenuta lo scorso ottobre 2016, che ha dato il via a un’attività di indagine, compiuta dai carabinieri e dalla Dda, che ha permesso di individuare anche attraverso le riprese di un sistema di telecamere di videosorveglianza privato (installato dal padre della vittima) e le intercettazioni telefoniche e ambientali, i mandanti e gli esecutori materiali dell’intimidazione armata.

Il VIDEO pubblicato in esclusiva da Il Fatto Quotidiano lo scorso dicembre 2016:

LEGGI COMMENTI