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Camorra, viaggio nel regno del clan Contini che domina Vasto e Poggioreale

Dopo la “puntata” che ha visto protagonisti i clan di Pallonetto, Quartieri Spagnoli e Cavone, il viaggio di VocediNapoli.it nella geografica criminale della città prosegue con i quartieri Vasto e Poggioreale, territorio del clan Contini. Arricchiamo la nostra mappa della camorra analizzando gli affari e le faide dei clan presenti in questa zona, conoscendone i boss e gli ultimi avvenimenti di cronaca.

Il Centro storico, Forcella e i Decumani, Montecalvario e la Sanità. E ancora il Mercato, il Porto e le Case Nuove. Questi sono i confini di una ampia zona che comprende i quartieri Vasto e Poggioreale. Si tratta di un’area compresa tra la stazione centrale e Vicaria, da Porta Capuana a Piazza Carlo III e da Piazza Nazionale al carcere di Poggioreale. Un territorio che conosce un unico padrone che da più di 20 anni “comanda” incontrastato: il sodalizio dei Contini.

Questa organizzazione criminale è probabilmente tra le più longeve, esercitando il proprio dominio a Napoli e anche in altre città d’Italia (Roma in primis). Il clan ha due grandi punti di forza: uno spiccato senso per l’imprenditorialità, che spesso ha anteposto la finanza alle faide, e l’assoluta fedeltà nei confronti del boss Eduardo Contini detto ‘o Romano (che è stato uno dei criminali ricercati più pericolosi fino al suo arresto). Proprio la capacità di non tradire e quindi fornire collaboratori alla giustizia, ha permesso alla famiglia Contini di essere sempre unita e coesa rispetto alla frammentazione di molti altri clan napoletani.

I Contini sviluppano le proprie attività sul traffico di stupefacenti ed estorsioni, ma anche sul commercio di carburanti e preziosi. Riciclano denaro in attività come bar, rivendite di tabacchi, società di torrefazione, aziende di commercio all’ingrosso di prodotti alimentari e abbigliamento. Puntano molto sugli investimenti immobiliari e sui prestiti di denaro, allargando di fatto i propri traffici non solo in Italia ma anche all’estero. Famoso per far parte dell’Alleanza di Secondigliano, insieme ai sodalizi dei Mallardo (con cui i Contini sono imparentati) e dei Licciardi di Masseria Cardone, l’organizzazione con a capo ‘o Romano è sempre stata alleata anche dei Mariano dei Quartieri Spagnoli e avversaria dei Mazzarella (famiglia originaria proprio di Poggioreale che domina alcune delle zone confinanti). Infatti oggi i Contini, nelle aree di influenza di questi ultimi, sostengono la cosiddetta Paranza dei bimbi, rappresentata dal clan Sibillo, e la famiglia Giuliano. Il sodalizio con i Sibillo è stato ottenuto grazie a Ciro Contini, nipote dello storico boss Eduardo. Lo stesso Ciro, però, è stato arrestato nel maggio del 2016 per poi essere scarcerato e sottoposto al regime degli arresti domiciliari. Una curiosità: circa un mese dopo che il nipote de ‘O Romano è uscito di galera, nella sua cella grazie ad una perquisizione è stato rinvenuto un telefono cellulare utilizzato per comunicare con l’esterno, girando e inviando video.

Negli ultimi anni il clan Contini ha però dovuto fare i conti con diverse operazioni della giustizia italiana che hanno inferto un duro colpo alla solidità dell’organizzazione. In particolare l’arresto del ras Eduardo, avvenuto nel 2007, ha sancito il passaggio di consegne, per il comando sul territorio Vasto-Poggioreale, al cognato Patrizio Bosti. Entrambi, insieme all’alleato Francesco Mallardo, boss dell’omonimo clan attivo a Giugliano, sono imparentati poiché hanno sposato tre sorelle: Rita, Maria e Anna Aieta. In particolare la giustizia ha colpito il 28 dicembre del 2017 quando il Tribunale di Napoli ha condannato ben 64 affiliati al sodalizio per un totale di più di sei secoli di carcere. Una sentenza che ha mostrato il lato economico e finanziario dell’organizzazione criminale. Ma una “buona” notizia per o Romano è arrivata il 10 gennaio 2018 con la sentenza d’appello per il processo sull’omicidio di Gaetano Ruffa avvenuto negli anni ’80. Eduardo Contini ha visto dimezzare la sua pena detentiva da 30 a 16 anni.

La gestione è passata così nelle mani della famiglia Bosti, originaria del Rione Amicizia. Prima, come detto, il potere l’ha preso Patrizio e poi, dopo il suo arresto avvenuto in Spagna nel 2008, è passato al figlio Ettore (detto ‘o Russo), arrestato anche lui nel marzo 2016. ‘Ettoruccio ha sempre gestito il clan con il supporto della madre Rita Aieta. Proprio ‘o Russo è stato condannato il 20 marzo a 20 anni carcere per traffico internazionale di stupefacenti. Per il giovane Bosti potrebbe arrivare anche la punizione più severa, un provvedimento di detenzione al carcere duro: infatti la direzione nazionale antimafia e la DDA di Napoli hanno chiesto al ministro della Giustizia di condannare ‘o Russo al regime del 41bis, perché ritenuto colpevole di comunicare verso l’esterno, dal carcere in cui è detenuto.

genny 'a carogna-ettore bosti finale coppa italia roma
fonte foto corrieredelmezzogiorno.it

Ettore Bosti era presente anche il 3 maggio del 2014 allo stadio Olimpico di Roma, giorno della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina dove, nel pre-partita, venne ferito a morte Ciro Esposito. Il ras dei Contini era in curva Nord a pochi metri da Gennaro De Tommaso, alias Genny ‘a carogna, durante le fasi concitate che hanno preceduto l’inizio della partita. Proprio con il capo ultras dei Mastiffs (condannato in primo grado a 10 anni per spaccio internazionale), Bosti aveva un rapporto che andava, per modo di dire, oltre lo stadio. Stando alla ricostruzione della Dda napoletana, ‘o russo si affidava a Genny ‘a carogna per gli acquisti di grosse partite di droga. In un’intercettazione con Vincenzo Tolomelli (anch’esso arrestato nel blitz dello scorso marzo 2016 e condannato insieme a ‘o Russo a 20 anni di carcere), Bosti attribuisce a De Tommaso, visto con scetticismo da altri affiliati al clan, il ruolo di “fiduciario della droga”, capace di prendere contatti con i fornitori ed accertarsi della qualità della droga.  “A Noi ci serve uno là che va a guardare che conosce là per guardare il materiale! Noi andiamo là insieme a questa persona e quello ci conosce a Noi!”. Il 28 novembre 2016 Genny a’ Carogna è stato condannato a 10 anni di reclusione che sta scontando ai domiciliari a Livorno. L’accusa è sempre di traffico e spaccio di stupefacenti. Invece, il 17 giugno 2017 è stato arrestato in Polonia il fornitore di De Tommaso, il narcotrafficante Antonio Cella, latitante da 6 anni.

Di recente, però, sembrerebbe che i Contini siano entrati nuovamente in guerra per il controllo del territorio, dati gli ultimi episodi di cronaca. Lo scorso agosto, infatti, un duplice omicidio avvenuto nel vico delle Nocelle ha visto come vittime il boss del Cavone Salvatore Esposito e Ciro Marfè che erano di ritorno da un summit con la Paranza dei bimbi. Marfè, è ritenuto dagli investigatori affiliato proprio al clan Contini. Dalle ricostruzioni degli inquirenti è emerso che i mandanti della condanna a morte sarebbero stati i vertici del clan Lepre, tornato in auge nel Cavone. A quest’agguato, i Contini avrebbero risposto, l’estate scorsa, con diverse stese nell’area centrale della città, zona Decumani. Il 05 aprile del 2017, la guardia di finanza, su ordine della procura di Napoli (Direzione Investigativa Antimafia – DIA), ha effettuato una confisca di beni, immobili, società e aziende per un valore stimato di 320 milioni di euro, riconducibili all’organizzazione criminale. Nel mirino delle autorità giudiziarie i fratelli Ciro e Gerardo Di Carluccio, uomini di fiducia del boss Eduardo o Romano, che gestivano per conto del sodalizio tutte queste attività economiche e finanziarie grazie anche ad una fitta rete di prestanomi (le autorità giudiziarie ne hanno individuate circa un centinaio). Tuttavia, nuovi segnali per un riassetto degli equilibri criminali in città e nell’area Nord di Napoli, sono dati dalla scarcerazione di Nicola Rullo detto ‘o ‘nfamone. Quest’ultimo è un esponente di spicco del clan Contini ed è tenuto sotto controllo dalla Dda (Direzione Distrettuale Antimafia) perché insieme agli attuali reggenti dei Mallardo e dei Licciardi potrebbe dar vita a nuovi assetti caratterizzanti l’Alleanza di Secondigliano. Tuttavia la libertà di o ‘nfamone dura poco, infatti, Rullo è stato arrestato in una villa ad Itri (in Provincia di Latina), dopo che era risultato latitante dal mese di settembre. Dunque, l’ultimo reggente del clan Contini, si trova adesso dietro le sbarre. Il 15 maggio 2020 è stato scarcerato Patrizio Bosti. Il boss oltre ad aver riconquistato la libertà dovrà anche essere risarcito a causa del sovraffollamento carcerario.

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