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“Il boss comunica con il clan anche dal carcere”, arriva la richiesta del 41bis

Cronaca
14 Aprile 2017 12:11 Di Andrea Aversa
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Arrestato a marzo dello scorso anno, su Ettore Bosti (detto ‘o Russo) pesa una condanna a 20 anni di carcere per traffico internazionale di stupefacenti. Il giovane ras, diventato reggente del clan Contini dopo l’arresto del super boss Eduardo Contini (‘o Romano), prima, e del padre Patrizio successivamente, è stato preso durante un maxi blitz dei carabinieri.

O Russo si serviva di Gennaro Di Tommaso, meglio conosciuto come Genny ‘a Carogna (noto capo ultrà del Napoli, diventato “famoso” durante la tragica finale di Coppa Italia tra gli azzurri e la Fiorentina del 2014, a cui era presente anche Bosti), per importare illegalmente la droga dall’Olanda per poi spacciarla a Napoli. In un’intercettazione utilizzata per l’indagine condotta dalla Dia (Direzione Investigativa Antimafia), Bosti parla di ‘a Carogna come un intermediario di fiducia per il traffico di stupefacenti: “A Noi ci serve uno là che va a guardare che conosce là per guardare il materiale! Noi andiamo là insieme a questa persona e quello ci conosce a Noi!“. Anche Di Tommaso è stato arrestato e successivamente condannato (il 28 novembre 2016) a 10 anni da scontare ai domiciliari a Livorno.

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da sinistra: Patrizio Bosti, Ciro Contini, Eduardo Contini (‘o Romano), Ettore Bosti (‘o Russo)

Attualmente il clan Contini (uno tra i più longevi e potenti di Napolicontinua a mantenere il controllo del proprio territorio (la zona compresa tra i quartieri Vasto Poggioreale), nonostante le numerose difficoltà dovute a diverse operazioni della giustizia. L’ultima è avvenuta il 5 aprile 2017 grazie alla quale sono stati sequestrati al sodalizio criminale beni per un valore di 320 milioni di euro. Tra le numerose attività illecite gestite dell’organizzazione criminale, una delle più preparate dal punto di vista imprenditoriale, il traffico di stupefacenti rappresenta quella più redditizia: il “settore” gestito da Ettore Bosti.

Per quest’ultimo non arrivano buone notizie dal fronte giudiziario. Infatti, la direzione nazionale antimafia e la DDA di Napoli hanno chiesto al ministro della Giustizia di firmare il provvedimento che disporrebbe nei suoi confronti il carcere duro, cioè il 41bis. Lo spettro del regime di detenzione di massima sicurezza incombe con forza sulla testa di ‘o Russo. Quest’ultimo secondo gli inquirenti riesce ancora a gestire le attività del clan comunicando dal carcere verso l’esterno.

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I telefoni cellulari sono più una maledizione che una comodità per il clan Contini. Infatti anche per il nipote di ‘o RomanoCiro Contini, il ritrovamento di uno smartphone all’interno della cella del carcere di Melfi dove era detenuto, avrebbe potuto rappresentare un problema. Il ras del sodalizio utilizzava il dispositivo tecnologico per comunicare con l’esterno, attraverso l’invio di video con un’applicazione di messaggistica istantanea. Il giovane Contini, ritenuto il collegamento dell’organizzazione criminale con la Paranza dei bimbi di Forcella, è stato arrestato a maggio del 2016 ed è attualmente agli arresti domiciliari.

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