Ultimo aggiornamento martedì, 16 Luglio 2019 - 21:04

Abbiamo seguito il processo al clan Contini grazie a Radio Radicale, il governo non la chiuda

Ottobre-dicembre 2017, è stato il periodo nel quale abbiamo ascoltato sull'emittente radiofonica le udienze finali del procedimento fino alla sentenza

Cronaca
22 Aprile 2019 16:16 Di Andrea Aversa
5'

Ore e giornate intere trascorse ad ascoltare le requisitorie del Pubblico ministero Ida Teresi e le repliche degli avvocati difensori. Dettagli, retroscena, nomi e informazioni sul clan Contini, in occasione del maxi processo che ha consentito di svelare i meccanismi economici e criminali di uno dei più grandi e potenti sodalizi camorristici.

Fino al 28 dicembre 2017 quando Marco Occhiofino, Presidente del collegio giudicante della prima sezione penale del Tribunale di Napoli, ha emesso la sentenza che ha messo in ginocchio l’organizzazione criminale e i suoi imputati. Ma prima abbiamo raccontato diversi aspetti relativi al clan facente parte dell’Alleanza di Secondigliano (insieme ai Mallardo e ai Licciardi).

Così abbiamo potuto scrivere delle preoccupazioni che Patrizio BostiFrancesco Mallardo avevano nei confronti di Ettore Bosti definito come una “testa calda e pericolosa“. Abbiamo descritto come l’attività delle “mesate” (cioè della distribuzione di soldi agli affiliati e ai parenti dei detenuti) sarebbe stata gestita da Rita Aieta, moglie di Patrizio Bosti.

Abbiamo potuto raccontare la geografia e le attività finanziare del clan Contini dando nomi e cognomi di chi, per conto dei boss latitanti o detenuti, continuavano a mandare avanti il sodalizio. Abbiamo potuto scrivere della faida tra l’Alleanza e il cartello costituito dalle organizzazioni criminali dei MissoMazzarellaSarno. Tutto questo materiale ci ha permesso di tracciare il profilo del boss Eduardo Contini detto ‘o Romano e di parlare degli incontri segreti che intratteneva con gli intermediari dei clan rivali. Il suo obiettivo? Continuare a far crescere gli affari della propria organizzazione criminale.

Ma tutto questo come è stato possibile? Semplice, grazie a Radio Radicale. La storica emittente radiofonica ideata e creata da Marco Pannella negli anni ’70 ci ha consentito di ascoltare gratuitamente tutte le udienze del processo. Ma Radio Radicale ha anche innumerevoli registrazioni non solo legate al mondo giuridico. Basta pensare alle sedute parlamentari, ai congressi di partito, ai convegni, ai dibattiti, alle presentazioni di libri e a qualsiasi evento che coniughi cultura e politica. Per non parlare delle rubriche dedicate a paesi esteri, al cinema o di Radio Carcere la voce degli ultimi dimenticati dallo Stato (i detenuti).

Insomma, quando volete conoscere cosa è stato il nostro Paese, com’è adesso e come sarà, basta sintonizzarsi su queste frequenze o consultare l’immenso archivio online a disposizione di tutti e gratuitamente. Un vero e proprio patrimonio dell’umanità che però sta seriamente rischiando di chiudere i battenti. Entro il 21 maggio a meno di clamorosi dietrofront, se l’attuale governo non rinnoverà la convenzione con l’emittente, Radio Radicale cesserà di esistere.

Un colpo al cuore per quelli che sono i principi di informazione liberaservizio pubblico che in Italia (e forse nel mondo) nessuno ha mai svolto e svolge come Radio Radicale. Ed è inutile parlare della possibilità di mettersi sul mercato. Un’emittente come questa non può avere pubblicità considerando anche che il suo unico committente è lo Stato. Così come è una bugia la questione relativa al bando pubblico che le istituzioni italiane dovrebbero disporre per garantire tale servizio: è vero che Radio Radicale ha dagli anni ’90 questa concessione senza alcuna gara ma è altrettanto vero che dagli uffici di via Principe Amedeo Roma si è sempre chiesto, inutilmente, ai vari governi di imbandire questa gara di interesse pubblico.

Ma al Sottosegretario all’editoria Vito Crimi (Movimento 5 Stelle) questo non interessa. Così come l’intera vicenda non suscita importanza per il Vice premier e Ministro dello sviluppo economico Luigi Di Maio. Entrambi, rispettivamente, sono stati definiti dal grande Massimo Bordin, “un gerarca minore” e “uno stalinista e gesuita“. Ora che non possiamo più ascoltare quella inconfondibile voce rauca e dall’accento romanaccio, ci sentiamo tutti un pò più soli. Ma fino al suo ultimo giorno Bordin ha lottato per la salvezza di Radio Radicale.

Ed è quello che dovremmo fare anche noi, contro un esecutivo che solo per la ricerca del consenso non si sta preoccupando di sperperare denaro pubblico. L’alleanza giallo-verde sarebbe pronta a tagliare le gambe a tante piccole realtà editoriali uccidendo il pluralismo dell’informazione e mandando in mezzo alla strada tanti lavoratori. Allo stesso tempo, la coppia M5SLega ci sta indebitando ancora di più a causa di due riforme (quota 100Reddito di cittadinanza) che non daranno una sola briciola di sviluppo e lavoro.

In un Paese in continua campagna elettorale, martoriato dalla mala politica, dall’anti politica, dal giustizialismo, dagli estremismi (a destra e sinistra), dalla mediocrità e dalla cattiva informazione, Radio Radicale ha sempre rappresentato una luce, forte e viva, nell’oscurità. Facciamo in modo di non farla spegnere per sempre.

Abbiamo seguito il processo al clan Contini grazie a Radio Radicale, il governo non la chiuda

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