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“Questa è Napoli, la mia città”, la storia di Eduardo Contini ‘o Romano

Il profilo e la figura di uno dei boss più potenti della camorra napoletana. In questi giorni si sta tenendo il maxi processo contro il suo clan

Cronaca
14 Ottobre 2017 00:33 Di Andrea Aversa
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Doveva trovarsi in un punto molto alto della città da cui era possbile ammirarne il panorama, “Eravamo li, lui guardava la vista che c’era di sotto e mi disse: ‘questa è Napoli la mia città, io sono Eduardo Contini’“. Sono le parole di una compagna di ‘o Romano, intercettata mentre si era rivolta ad uno dei tanti affiliati al clan Contini. Il boss Eduardo, latitante dal 2000, è stato arrestato nel 2007. Condannato a diversi decenni di carcere per essere stato a capo del sodalizio omonimo, e come tale il mandante di qualche omicidio, Eduardo Contini li sta scontando al regime del carcere duro noto come 41bis.

Il potente boss prima di essere stato trovato in un appartamento di una vedova con cinque figli, a Casavatore, era stato inserito nell’elenco dei criminali ricercati più pericolosi di sempre. Nato il 06 luglio del 1955 Eduardo Contini vede oggi la sua organizzazione sotto processo. Sono in corso, infatti, le battute finali del dibattimento che vede imputati tanti affiliati della cosca. Il sostituto Procuratore della DDA (Direzione Distrettuale AntimafiaIda Teresi ha espresso nell’aula del Tribunale di Napoli le sue requisitorie (integralmente pubblicate da Radio Radicale) a sostegno del proprio impianto accusatorio.

Lo scopo della Procura è quello di dimostrare una volta per tutte la forza economica e finanziaria del clan Contini, un’organizzazione che dagli anni ’80 ha dominato il panorama criminale di Napoli. Il sodalizio fa parte del potente cartello conosciuto come l’Alleanza di Secondigliano insieme al clan Mallardo Licciardi. Le cosche sono legate tra loro grazie a dei consolidati rapporti di parentela, in particolare ‘o RomanoFrancesco Mallardo, detto ‘Ciccio è calantonio, sono sposati con due sorelle MariaAnna Aieta. Mentre una terza sorella, Rita Aieta, è andata in moglie a Patrizio Bosti alias ‘o Patrizio amico e killer (anche cognato) inseparabile di Contini diventato addirittura un boss suo pari all’interno del clan.

Eduardo Contini è soprannominato ‘o Romano perché ha vissuto per tanti anni a Roma. È descritto come un capo clan che ha amato vestire bene e fare la bella vita, nonostante tutto ha sempre mantenuto un profilo basso dando alla sua organizzazione un’immagine diversa rispetto a tutte le altre. I riflettori dell’autorità giudiziaria si sono accesi tardi sul sodalizio perché ‘o Romano ha sempre preferito la diplomazia alla violenza ed ha sempre anteposto gli affari alla vendetta. Le indagini sono in corso da tanti anni, tuttavia sono recenti i processi arrivati a sentenza e che hanno sferrato un duro colpo alla cosca. Un primo arresto per Eduardo Contini c’è stato il 31 dicembre 1993, una data facile da ricordare. Infatti, il boss è stato preso durante il veglione di capodanno. Condannato nel 1996 è uscito di galera dopo 6 anni per uno sconto di pena.

La sua carriera e quella di Patrizio Bosti è iniziata da giovanissimi, quando entrambi si occupavano solo di furti e di qualche attività illecita. Ad introdurre entrambi nel mondo criminale che conta è stato Costantino Sarno uomo di spicco del clan Licciardi ed imparentato con i Mazzarella. Sarno lo presenta ai potenti GiulianoContini ha l’aria di colui che è venuto dal nulla, ma che ha tutti i mezzi per diventare qualcuno. Proprio per questo aveva impressionato i “Re” di Forcella non poco infastiditi dal trovarsi davanti un “rampollo” così ambizioso. Eduardo Contini sarà protagonista negli anni successivi di una violenta faida proprio contro i Giuliano, “l’ho salvato dall’ira di Luigi Giuliano dopo che aveva avuto un litigio, mi pare, con Ciro Mantice“, ha dichiarato Sarno.

Ma ‘o Romano vincerà la guerra e insieme ai suoi alleati di Secondigliano, anche quella contro il cartello formato dai MissoSarnoMazzarellaNapoli è una città piccola che si interseca tra vie, vicoli e piazze nei quali è spesso difficile tracciare dei confini netti tra un quartiere e l’altro, almeno per quanto riguarda il centro. Per questo motivo è facile pestarsi i piedi: i Contini egemoni su un territorio che va dal Vasto, al Rione Amicizia, fino al Borgo di Sant’Antonio Abate sono “vicini” di casa con i Mazzarella che ancora oggi controllano il Mercato e parte di Poggioreale. I Sarno erano ad Est, a Ponticelli, mentre i Misso della Sanità rappresentavano il lasciapassare per il dominio sul centro antico della città.

È a partire dagli anni’90 che i clan della periferia e della Provincia hanno iniziato ad aumentare il loro potere e prestigio. Il motivo sta tutto nella mentalità imprenditoriale dei propri capi. Eduardo Contini è stato prima di tutto un imprenditore piuttosto che un boss. Il clan Contini è una vera e propria holding finanziaria che ha riciclato i proventi delle attività illecite (traffico e spaccio di stupefacenti, racket ed estorsione, gioco d’azzardo, mercato del falso) in molteplici attività ramificate in tutto il mondo. La cosca è una delle più antiche e durature della scena criminale partenopea della quale c’è stato un numero minimo di pentiti. Basta pensare che nel processo in corso la Procura basa gran parte delle proprie tesi sulle dichiarazioni di tre soli collaboratori di giustizia. Infine, è di grande rilievo l’ampiezza della famiglia e dei rapporti parentali che hanno ingrossato le file del clan generazione dopo generazione.

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