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“Spremuti come limoni, paghiamo per paura”, il dramma dei pizzaioli del centro storico

Dopo l'operazione delle forze dell'ordine a Napoli, sono emersi alcuni dettagli dell'indagine relativa al racket e alle estorsioni

Cronaca
10 Marzo 2019 12:38 Di redazione
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Nessuno sapeva nulla, mai ricevuta una richiesta estorsiva, queste cose sono frutto di bravate da parte di giovani disagiati. Queste le spiegazioni date dai principali gestori delle pizzerie del centro storico di Napoli bersagli di alcuni raid avvenuti negli ultimi giorni.

Ha iniziato la pizzeria Sorbillo in via Tribunali, con un ordigno fatto esplodere all’esterno del locale, poi la pizzeria Terra Mia in via Duomo, con alcuni spari contro la saracinesca e lo stesso è accaduto alla pizzeria Di Matteo ai Decumani.

Invece, dalle indagini effettuate dall’autorità giudiziaria è emerso l’esatto contrario. I proprietari delle pizzerie sono vittime e ostaggio del racket. Le estorsioni sono ancora una delle principali attività illecite gestite dai sodalizi criminali.

La camorra del centro storico ha il nome dei Sibillo, dei Giuliano, dei Buonerba. Dietro di loro organizzazioni più grandi come quelle dei Contini, dei Rinaldi e dei Mazzarella. “Ci hanno spremuto come limoni, non abbiamo detto nulla per paura“.

Questa la triste ammissione di Di Matteo. Una resa riportata dai principali quotidiani, come Il MattinoLa Repubblica. “Iniziano con chiederti 100€ a settimana e 5mila per le feste. Poi aumentano, arrivano fino a 500€ e poi a 10mila. Uno paga per stare tranquillo, lavorare, proteggere l’attività, i dipendenti e la famiglia. Ma tutto ha un limite“.

Così si è arricchita di dettagli l’inchiesta condotta dai pm dell’Antimafia Celeste Carrano e Urbano Mozzillo, coordinati dal procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli. Indagini che partono dal 2015, anno della morte di Emanuele Sibillo. Da allora la “Paranza dei bimbi” è stata smantellata dagli arresti. Ma quella faida di Forcella ha ancora i suoi strascichi.

A finire in manette durante un doppio blitz di ieri, eseguito da polizia e carabinieri, sono stati: Vincenzo Sibillo (padre di Emanuele e di Pasquale, già detenuto), Giosuè Napoletano (padre di Antonio ‘o Nannone, killer dei Sibillo), Giovanni Ingenito (24 anni, cugino dei Sibillo) e Giovanni Matteo (27 anni).

spari contro di matteo

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