Chi sono le vittime del carcere di Santa Maria Capua Vetere. Detenuti per piccoli reati comuni. Alcuni agenti costretti ad assistere alla mattanza
Quali detenuti sono reclusi nel Reparto Nilo? Quest’ultimo è stato il teatro della mattanza avvenuta all’interno del penitenziario di Santa Maria Capua Vetere. Tossicodipendenti, persone con problemi psichici, extracomunitari e carcerati per reati minori.
Sono loro ad aver costituito la maggioranza dei detenuti all’interno del reparto. Non certo terroristi o condannati per mafia. Questo non vuol dire che a stragisti e camorristi debba essere riservato un trattamento disumano, violento e degradante come quello visto all’interno dei video pubblicati da Domani e La Repubblica.
LEGGI ANCHE – Hakimi, morto dopo il pestaggio
Eppure sono stati proprio questi ‘criminali comuni‘ ad essere vittime dei pestaggi e delle torture mostrati in quei filmati terribili. Un caso, oppure no? Solo le persone coinvolte in questa vicenda possono dare una risposta.
Quello che pare sempre più ovvio è che le botte date dagli agenti della penitenziaria ai detenuti siano stati il frutto di un piano premeditato. Un modo per quei poliziotti di sfogare rabbia e repressione accumulata dentro una divisa sempre più mortificata da un sistema penitenziario fallimentare, inefficace e contro ogni principio costituzionale.
Chi sono le vittime degli agenti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere
Ma se sei un servitore dello Stato, lo rappresenti e non hai alcuna attenuante. Cosa diranno alle proprie mogli e ai propri figli questi uomini incastrati da quelle immagini? Come spiegheranno il loro aver preso a manganellate persone inermi, in minoranza, legate, messe in ginocchio e immobilizzate a terra (senza considerare il pestaggio di un disabile e di un detenuto svenuto)?
Siamo sicuri del fatto che non tutti gli agenti della Polizia penitenziaria sono come gli aguzzini visti all’opera in quei video. È una frase talmente ovvia che non andrebbe neanche ribadita. Anche i poliziotti, come i detenuti, sono vittime di un sistema penitenziario che non funziona. Possiamo solo aver provato ad immaginare la reazione di quei tanti agenti per bene costretti ad assistere e magari a partecipare alla mattanza contro voglia. Una costrizione necessaria affinché si possa continuare a far parte di un gruppo dal quale non deve trapelare nulla.
LEGGI ANCHE – I primi video esclusivi delle violenze
“Abbiamo seguito gli ordini, è volato qualche schiaffo e qualche manganellata ma è tutto stato calato dall’alto“, è questa la cantilena che alcuni indagati (tra cui un funzionario) tanno ripetendo al giudice. La classica Banalità del male, il concetto espresso e spiegato dalla filosofa Hannah Arendt nell’omonimo libro scritto e pubblicato dopo aver seguito il processo al gerarca nazista Adolf Eichmann.
LEGGI ANCHE – Le ispezioni anali con i manganelli
“Eseguivamo gli ordini“, continuava ad affermare quest’ultimo davanti alle autorità israeliane. Peccato che l’ordine era stato quello di cancellare dalla faccia della terra la popolazione ebrea. Quei video sono un altro ed ennesimo esempio di quanto la Banalità del male sia forte e impregnata nei tanti sistemi sociali con i quali ci confrontiamo ogni giorno. Per questo lo sdegno e lo stupore nell’aver guardato quelle immagini sono un bene: perché il male diventa banale quando chi vi assiste ne resta indifferente, perché assuefatto ad esso.

