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	<title>eduardo contini Archivi - Voce di Napoli</title>
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	<description>&#200; il giornale on line della citt&#224; partenopea: informazione a 360&#176;, cronaca che copre tutti i quartieri della citt&#224;; tradizione, leggende ed eventi.</description>
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	<title>eduardo contini Archivi - Voce di Napoli</title>
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		<title>Traffico di droga dall&#8217;Olanda, annullata la sentenza per Barra e Tremante</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2018/09/24/traffico-di-droga-dallolanda-annullata-la-sentenza-per-barra-e-tremante/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Sep 2018 10:11:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Colpo di scena avvenuto nell&#8217;aula della quarta sezione della Suprema Corte di Cassazione. I giudici hanno infatti annullato una sentenza emessa dalla Corte di Appello di Roma a carico di due imputati. Felice Barra e Giovanni Tremante, rispettivamente difesi dagli avvocati Raffaele Chiummariello e Maio Antonio, non sono più colpevoli del reato di traffico di droga internazionale (art. 74 [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2018/09/24/traffico-di-droga-dallolanda-annullata-la-sentenza-per-barra-e-tremante/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Traffico di droga dall&#8217;Olanda, annullata la sentenza per Barra e Tremante</span></a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Colpo di scena avvenuto nell&#8217;aula della quarta sezione della <strong>Suprema Corte di Cassazione</strong>. I giudici hanno infatti annullato una sentenza emessa dalla <strong>Corte di Appello di Roma</strong> a carico di due imputati.</p>
<p><strong>Felice Barra</strong> e <strong>Giovanni Tremante</strong>, rispettivamente difesi dagli avvocati <strong>Raffaele Chiummariello</strong> e <strong>Maio Antonio</strong>, non sono più colpevoli del reato di traffico di droga internazionale (art. 74 &#8211; dpr 309790).</p>
<p>Entrambi erano stati accusati di aver messo in contatto <strong>Antonio Aieta</strong> (55 anni, detto <em>&#8216;o Piccirillo</em>) e <strong>Antonio Grasso</strong>, entrambi esponenti del <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/02/07/camorra-viaggio-nel-regno-del-clan-contini-che-domina-vasto-e-poggioreale/" target="_blank" rel="noopener"><strong>clan Bosti &#8211; Contini</strong></a> (<strong>Aieta</strong>, in particolare, è il cognato dei boss detenuti <strong>Eduardo Contini </strong><em>&#8216;o Romano</em> e <strong>Patrizio Bosti</strong> <em>&#8216;o Patrizio</em>), con i clan calabresi per importare droga dall&#8217;<strong>Olanda</strong>.</p>
<p>Il processo, iniziato dopo il <a href="https://www.vocedinapoli.it/2016/03/02/arresti-a-napoli-droga/" target="_blank" rel="noopener">blitz avvenuto nel marzo del 2016</a> e che ha portato all&#8217;arresto di persone importanti all&#8217;interno dell&#8217;organizzazione criminale, ha visto condannare a marzo dello scorso anno <strong>Ettore Bosti</strong> alias <em>Ettoruccio &#8216;ò russo</em>, figlio di <strong>Patrizio</strong>.</p>
<p><a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/03/20/stangata-clan-contini-traffico-internazionale-stupefacenti/" target="_blank" rel="noopener"><strong>LEGGI ANCHE &#8211; Colpo al clan Contini, le condanne per traffico internazionale di droga</strong></a></p>
<figure id="attachment_134225" aria-describedby="caption-attachment-134225" style="width: 650px" class="wp-caption alignnone"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-new-custom-size wp-image-134225 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/conti.jpg" alt="Traffico di droga dall'Olanda, annullata la sentenza per Barra e Tremante" width="650" height="335" /><figcaption id="caption-attachment-134225" class="wp-caption-text">Da destra, Eduardo Contini, Antonio Grasso, Ettore Bosti, Patrizio Bosti</figcaption></figure>
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		<title>Omicidio Ruffa, pena dimezzata per i boss Contini e Lo Russo</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2018/01/10/omicidio-ruffa-pena-dimezzata-boss-contini-lo-russo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jan 2018 11:09:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una sentenza che farà discutere ma che va come sempre rispettata. Un caso che va avanti da più di 30 anni e che riguarda uno dei tanti omicidi di camorra. Il protagonista è Gaetano Ruffa cutoliano doc ucciso nel 1983. Dopo anni la giustizia ha fatto luce sulla vicenda condannando in primo grado lo scorso anno [...]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Una sentenza che farà discutere ma che va come sempre rispettata. Un caso che va avanti da più di 30 anni e che riguarda uno dei tanti omicidi di camorra. Il protagonista è <strong>Gaetano Ruffa</strong> <em>cutoliano</em> doc ucciso nel 1983. Dopo anni la giustizia ha fatto luce sulla vicenda condannando in primo grado lo scorso anno i boss <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/02/07/camorra-viaggio-nel-regno-del-clan-contini-che-domina-vasto-e-poggioreale/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Eduardo Contini detto <em>o Romano</em></strong></a> e <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/05/03/storia-dei-lo-russo-da-padroni-di-napoli-a-pentiti-di-camorra/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Giuseppe Lo Russo</strong></a> (entrambi attualmente detenuti al regime carcerario del 41 bis) a 30 anni di carcere. Oggi la svolta, infatti, la <em>Seconda Corte d&#8217;Assise d&#8217;Appello del Tribunale di Napoli</em> ha riconosciuto le <em>circostanze attenuanti generiche</em> per gli imputati riducendo la pena detentiva a <strong>16 anni</strong>.</p>
<p>Una vittoria per gli avvocati difensori <strong>Raffaele Chiummariello</strong>, <strong>Paolo Trofino</strong> (legali difensori di <strong>Contini</strong>), <strong>Antonio Abet</strong> e <strong>Mario Valentino </strong>(legali difensori di <strong>Lo Russo</strong>) che hanno visto con questa sentenza praticamente dimezzare la pena nei confronti dei loro assistiti.</p>
<p><strong>Gaetano Ruffa <em>o Scatolaro</em> </strong>è stato ucciso 35 anni fa, nel 1983 a <strong>Napoli</strong> a <strong>piazza Carlo III</strong>. È stato anche lui una delle tante vittime della guerra tra la <em><strong>Nuova Camorra Organizzata</strong></em> (<strong>NCO</strong>) capeggiata da <strong>Raffaele Cutolo <em>o Professore</em></strong> e la <em><strong>Nuova Famiglia </strong></em>(<strong>NF</strong>) guidata dai clan della città (<strong>Giuliano</strong>, <strong>Misso</strong>, <strong>Zaza</strong>&#8211;<strong>Mazzarella</strong>, <strong>Contini</strong>, <strong>Lo Russo</strong>, <strong>Sarno</strong>) con a capo i <strong>Nuvoletta</strong> di Marano e <strong>Carmine Alfieri</strong> di Nola (alleati a loro volta con i <strong>Gionta </strong>di Torre Annunziata e <strong>Antonio Bardellino</strong> dei <em>Casalesi</em>).</p>
<p>L&#8217;anno successivo, nel 1984, le indagini si fermarono a causa dei scarsi indizi a disposizione degli inquirenti. Poi grazie alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia <strong>Ettore Sabatino</strong> (storico affiliato del clan <strong>Lo Russo</strong>), gli investigatori sono stati in grado di ricostruire l&#8217;omicidio e risalire ai mandanti e agli esecutori. Le affermazioni di Sabatino hanno trovato riscontro nelle dichiarazioni di altri pentiti, come <strong>Giuseppe Misso</strong>, <strong>Salvatore Lo Russo</strong> e <strong>Salvatore Torino</strong> e confermate attraverso dati oggettivi. Lo stesso Sabatino ha ucciso <strong>Ruffa</strong> su ordine di <strong>Contini</strong> e <strong>Lo Russo</strong>. Il delitto avrebbe aperto la strada a <em>o Romano</em> nel prendere il controllo del quartiere napoletano di <strong>San Giovaniello</strong>.</p>
<p><strong>Eduardo Contini</strong> è stato arrestato nel 2007 dopo anni di latitanza. Proprio lo scorso 28 dicembre c&#8217;è stata una sentenza in primo grado del <strong>Tribunale di Napoli </strong>che ha condannato a<strong> </strong><a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/12/28/processo-al-clan-contini-la-sentenza-colpo-ai-capi-del-sodalizio/" target="_blank" rel="noopener">circa sei secoli di carcere 68 esponenti del clan</a>. Un processo che ha evidenziato la potenza economica e finanziaria del sodalizio. <strong>Giuseppe Lo Russo</strong> è stato invece arrestato nel 1998 in Spagna a Malaga. L&#8217;ex boss dei <em>Capitoni</em> di Miano detiene un primato: è l&#8217;unico dei suoi fratelli a non essersi pentito. Proprio per la collaborazione con la giustizia dei massimi esponenti dell&#8217;organizzazione criminale e i tanti blitz effettuati dalle forze dell&#8217;ordine (<a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/12/29/colpo-al-clan-lo-russo-arrestato-latitante-era-scappato-in-spagna/" target="_blank" rel="noopener">l&#8217;ultima lo scorso mese di novembre</a>), il clan è stato messo in gravi difficoltà ed è diventato preda di altri sodalizi che hanno iniziato a prenderne il posto per il controllo del territorio in cui un tempo erano egemoni i <em>Capitoni</em>.</p>
<figure id="attachment_101880" aria-describedby="caption-attachment-101880" style="width: 650px" class="wp-caption alignnone"><a href="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/contcutlor.jpg"><img decoding="async" class="size-new-custom-size wp-image-101880 responsive" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/contcutlor.jpg" alt="Omicidio Ruffa, pena dimezzata per i boss Contini e Lo Russo" width="650" height="335" /></a><figcaption id="caption-attachment-101880" class="wp-caption-text">Da sinistra Eduardo Contini, Raffaele Cutolo e Giuseppe Lo Russo</figcaption></figure>
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		<title>&#8220;La gente di Forcella non si caccia, si rispetta&#8221;, così è iniziata la faida tra i Giuliano e i Contini</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2017/10/14/la-gente-forcella-non-si-caccia-si-rispetta-cosi-iniziata-la-faida-giuliano-contini/</link>
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		<pubDate>Fri, 13 Oct 2017 22:01:59 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Era il 24 agosto 1984, <strong>Vincenzo Attardo</strong> come ogni giorno sta vigilando sulle attività della sala da gioco che il <strong>clan Contini </strong>gli ha affidato. Gli affari vanno bene, all&#8217;interno c&#8217;è molta gente, tuttavia le cose non vanno proprio come dovrebbero. I soldi da guadagnare sono ancora pochi e nell&#8217;ultimo periodo il numero di clienti è calato. Dopo un&#8217;indagine interna, Attardo ha capito quali sono le cause di questo momento negativo. La &#8220;<em>Mercante</em>&#8221; della bisca, <strong>Giulia D&#8217;Alpino</strong>, disperde le persone che vogliono andare a giocare. In pratica, non solo non le porta più dai Contini, ma li fa andare dalla concorrenza, nelle sale gestite dai fratelli <strong>Giuliano </strong>di <strong>Forcella</strong>.</p>
<p><strong>Attardo</strong> è furioso, non può permettere che la donna faccia tutto questo in casa sua, urgeva un provvedimento e anche in fretta. Si sa, nel mondo criminale contano la velocità e la determinazione. Più si è rapidi e decisi, più il segnale che si vuole dare ai rivali e ai propri affiliati è efficace. Così Attardo è entrato nella bisca, ha preso in malo modo la <strong>D&#8217;Alpino</strong>, l&#8217;ha strattonata, l&#8217;ha spinta, le ha urlato contro qualsiasi tipo di insulto. Lei era spaventata, non sapeva come reagire a quel comportamento violento e inaspettato allo stesso tempo. Poi Attardo l&#8217;ha cacciata via dalla sala da gioco, intimandole di non farsi più vedere.</p>
<p>Sono passate una manciata di ore che nella bisca gestita da <strong>Attardo</strong> hanno fatto il loro ingresso <strong>Raffaele Giuliano</strong>, <strong>Gennaro Giglio</strong>, <strong>Antonio Paglionico</strong> (marito della <strong>D&#8217;Alpino</strong>) e altri due uomini. Si sono avvicinati all&#8217;uomo dei <strong>Contini</strong> e senza pensarci due volte hanno iniziato a pestarlo a sangue, l&#8217;hanno massacrato di botte, poi l&#8217;hanno portato al centro della sala, in modo tale che tutti i presenti potessero guardare. Gli hanno preso e bloccato una mano per poi mozzargli un dito, un taglio netto. Il sangue è iniziato a uscire dall&#8217;arto mutilato e le urla di Attardo si sono sentite per diverse centinaia di metri di distanza. A quel punto il gruppo punitivo si è recato all&#8217;uscita, ma prima di andare via dalla bisca, Giuliano ha pronunciato queste parole: &#8220;<em>La gente di Forcella non si caccia, si rispetta</em>&#8220;.</p>
<figure id="attachment_89557" aria-describedby="caption-attachment-89557" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img decoding="async" class="wp-image-89557 size-medium" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/cont-giugl-300x155.jpg" alt="&quot;La gente di Forcella non si caccia, si rispetta&quot;, così è iniziata la faida tra i Giuliano e i Contini" width="300" height="155" /><figcaption id="caption-attachment-89557" class="wp-caption-text">A sinistra Eduardo Contini. In alto da sinistra, Luigi, Guglielmo, Carmine, Salvatore, Raffaele Giuliano e Patrizio Bosti</figcaption></figure>
<p>È stato questo episodio a far scoppiare la faida tra il clan <strong>Giuliano</strong> e il sodalizio dei <strong>Contini</strong>. Tra <strong>Luigi Giuliano</strong>, &#8216;<em>Re di Forcella</em>, e <strong>Eduardo Contini</strong> &#8216;<em>o Romano</em>, non è mai corso buon sangue. Fin dai primi incontri, quando Giuliano era già un boss potente e Contini un giovane e promettente criminale, tra i due non è mai scattata una grande simpatia. Così con la crescita del clan di &#8216;<em>ò Romano</em>, gli attriti tra le due famiglie sono stati inevitabili.</p>
<p>Ma la risposta del <strong>clan Contini</strong> non si è fatta attendere. Dopo qualche giorno, il 2 settembre, i fratelli <strong>Giglio</strong> dovevano andare a Perugia per presenziare al funerale di uno zio. Mentre sono andati a prendere la propria auto sono stati sorpresi da <strong>Eduardo Contini</strong>, <strong>Patrizio Bosti</strong>, <strong>Salvatore Botta</strong>, <strong>Vincenzo Attardo</strong> con il figlio <strong>Gaetano</strong> e <strong>Giuseppe Del Piano</strong>. Il gruppo di fuoco avversario aveva aspettato i fratelli Giglio al varco, ne conoscevano i movimenti. Li hanno aggrediti e ammanettati. Poi li hanno portati in un grande avvallamento nei pressi di <strong>Capodichino</strong> e dopo averli interrogati li hanno uccisi. Due colpi alla testa per <strong>Gennaro Giglio</strong>, un colpo di lupara per il fratello <strong>Antonio</strong>. Infine, per concludere degnamente l&#8217;agguato, hanno scaricato contro i corpi ormai senza vita gli interi caricatori delle proprie pistole.</p>
<p>Ma, evidentemente, i <strong>Giuliano</strong> avevano sottovalutato la forza del clan rivale. I &#8220;<em>padroni</em>&#8221; di <strong>Forcella</strong> sono rimasti spiazzati dalla feroce reazione dei <strong>Contini</strong>, ormai definitivamente protagonisti della scena camorristica napoletana. Così il sodalizio di &#8216;<em>o Romano</em> ha dato il colpo di grazia ai propri nemici. Non è passato neanche un giorno che il 3 settembre <strong>Patrizio Bosti</strong>, travestito da guardia giurata, si è aggirato per i vicoli di Forcella. Ha individuato il suo obiettivo, <strong>Vincenzo Avigliano</strong>. Lo ha visto mentre stava bevendo un aperitivo. Gli si è avvicinato alle spalle e lo ha colpito con quattro colpi di pistola alla testa, per poi finirlo all&#8217;interno di un bar.</p>
<p>Essere stati colpiti nel cuore del proprio territorio è stato per il potente clan <strong>Giuliano</strong> un colpo duro da incassare e sopportare. L&#8217;escalation di violenza portata avanti dal <strong>clan Contini</strong> è stata talmente fulminea che l&#8217;omicidio di <strong>Avigliano</strong> è rimasto senza vendette. &#8216;<em>o Romano</em> aveva vinto la sua prima faida e mentre i &#8216;<em>Re di Forcella</em> erano sulla via del declino, <strong>Contini </strong>e <strong>Bosti</strong> avevano appena cominciato la loro ascesa nel mondo della camorra napoletana.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/10/14/la-gente-forcella-non-si-caccia-si-rispetta-cosi-iniziata-la-faida-giuliano-contini/">&#8220;La gente di Forcella non si caccia, si rispetta&#8221;, così è iniziata la faida tra i Giuliano e i Contini</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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		<title>&#8220;Questa è Napoli, la mia città&#8221;, la storia di Eduardo Contini &#8216;o Romano</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2017/10/13/questa-napoli-la-mia-citta-la-storia-eduardo-contini-romano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Oct 2017 20:33:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Doveva trovarsi in un punto molto alto della città da cui era possbile ammirarne il panorama, &#8220;Eravamo li, lui guardava la vista che c&#8217;era di sotto e mi disse: &#8216;questa è Napoli la mia città, io sono Eduardo Contini&#8217;&#8220;. Sono le parole di una compagna di &#8216;o Romano, intercettata mentre si era rivolta ad uno [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Doveva trovarsi in un punto molto alto della città da cui era possbile ammirarne il panorama, &#8220;<em>Eravamo li, lui guardava la vista che c&#8217;era di sotto e mi disse: &#8216;questa è Napoli la mia città, io sono Eduardo Contini&#8217;</em>&#8220;. Sono le parole di una compagna di &#8216;<em>o Romano</em>, intercettata mentre si era rivolta ad uno dei tanti affiliati al <strong>clan Contini</strong>. Il boss <strong>Eduardo</strong>, latitante dal 2000, è stato arrestato nel 2007. Condannato a diversi decenni di carcere per essere stato a capo del sodalizio omonimo, e come tale il mandante di qualche omicidio, <strong>Eduardo Contini </strong>li sta scontando al regime del carcere duro noto come 41bis.</p>
<p>Il potente boss prima di essere stato trovato in un appartamento di una vedova con cinque figli, a <strong>Casavatore</strong>, era stato inserito nell&#8217;elenco dei criminali ricercati più pericolosi di sempre. Nato il 06 luglio del 1955 <strong>Eduardo Contini</strong> vede oggi la sua organizzazione sotto processo. Sono in corso, infatti, le battute finali del dibattimento che vede imputati tanti affiliati della cosca. Il sostituto Procuratore della <strong>DDA </strong>(<em>Direzione Distrettuale Antimafia</em>) <strong>Ida Teresi</strong> ha espresso nell&#8217;aula del Tribunale di Napoli le sue requisitorie (integralmente pubblicate da <em>Radio Radicale</em>) a sostegno del proprio impianto accusatorio.</p>
<p>Lo scopo della Procura è quello di dimostrare una volta per tutte la forza economica e finanziaria del <strong>clan Contini</strong>, un&#8217;organizzazione che dagli anni &#8217;80 ha dominato il panorama criminale di <strong>Napoli</strong>. Il sodalizio fa parte del potente cartello conosciuto come l&#8217;<em><strong>Alleanza di Secondigliano</strong></em> insieme al clan <strong>Mallardo </strong>e <strong>Licciardi</strong>. Le cosche sono legate tra loro grazie a dei consolidati rapporti di parentela, in particolare &#8216;<em>o Romano</em> e <strong>Francesco Mallardo</strong>, detto &#8216;<em>Ciccio è calantonio</em>, sono sposati con due sorelle <strong>Maria</strong> e <strong>Anna</strong> <strong>Aieta</strong>. Mentre una terza sorella, <strong>Rita Aieta</strong>, è andata in moglie a <strong>Patrizio Bosti</strong> alias &#8216;<em>o Patrizio</em> amico e killer (anche cognato) inseparabile di <strong>Contini</strong> diventato addirittura un boss suo pari all&#8217;interno del clan.</p>
<p><strong>Eduardo Contini</strong> è soprannominato &#8216;<em>o Romano</em> perché ha vissuto per tanti anni a <strong>Roma</strong>. È descritto come un capo clan che ha amato vestire bene e fare la bella vita, nonostante tutto ha sempre mantenuto un profilo basso dando alla sua organizzazione un&#8217;immagine diversa rispetto a tutte le altre. I riflettori dell&#8217;autorità giudiziaria si sono accesi tardi sul sodalizio perché &#8216;<em>o Romano</em> ha sempre preferito la diplomazia alla violenza ed ha sempre anteposto gli affari alla vendetta. Le indagini sono in corso da tanti anni, tuttavia sono recenti i processi arrivati a sentenza e che hanno sferrato un duro colpo alla cosca. Un primo arresto per <strong>Eduardo Contini </strong>c&#8217;è stato il 31 dicembre 1993, una data facile da ricordare. Infatti, il boss è stato preso durante il veglione di capodanno. Condannato nel 1996 è uscito di galera dopo 6 anni per uno sconto di pena.</p>
<p>La sua carriera e quella di <strong>Patrizio Bosti</strong> è iniziata da giovanissimi, quando entrambi si occupavano solo di furti e di qualche attività illecita. Ad introdurre entrambi nel mondo criminale che conta è stato <strong>Costantino Sarno</strong> uomo di spicco del clan <strong>Licciardi</strong> ed imparentato con i <strong>Mazzarella</strong>. Sarno lo presenta ai potenti <strong>Giuliano</strong>, <strong>Contini</strong> ha l&#8217;aria di colui che è venuto dal nulla, ma che ha tutti i mezzi per diventare qualcuno. Proprio per questo aveva impressionato i &#8220;<em>Re</em>&#8221; di <strong>Forcella</strong> non poco infastiditi dal trovarsi davanti un &#8220;rampollo&#8221; così ambizioso. <strong>Eduardo Contini</strong> sarà protagonista negli anni successivi di una violenta faida proprio contro i Giuliano, &#8220;<em>l&#8217;ho salvato dall&#8217;ira di Luigi Giuliano dopo che aveva avuto un litigio, mi pare, con Ciro Mantice</em>&#8220;, ha dichiarato Sarno.</p>
<p>Ma &#8216;<em>o Romano</em> vincerà la guerra e insieme ai suoi alleati di <strong>Secondigliano</strong>,<strong> </strong>anche quella contro il cartello formato dai <strong>Misso</strong>&#8211;<strong>Sarno</strong>&#8211;<strong>Mazzarella</strong>. <strong>Napoli</strong> è una città piccola che si interseca tra vie, vicoli e piazze nei quali è spesso difficile tracciare dei confini netti tra un quartiere e l&#8217;altro, almeno per quanto riguarda il centro. Per questo motivo è facile pestarsi i piedi: i <strong>Contini </strong>egemoni su un territorio che va dal <strong>Vasto</strong>, al <strong>Rione Amicizia</strong>, fino al <strong>Borgo di Sant&#8217;Antonio Abate</strong> sono &#8220;vicini&#8221; di casa con i <strong>Mazzarella</strong> che ancora oggi controllano il <strong>Mercato </strong>e parte di <strong>Poggioreale</strong>. I <strong>Sarno </strong>erano ad Est, a <strong>Ponticelli</strong>, mentre i <strong>Misso</strong> della <strong>Sanità</strong> rappresentavano il lasciapassare per il dominio sul centro antico della città.</p>
<p>È a partire dagli anni&#8217;90 che i clan della periferia e della Provincia hanno iniziato ad aumentare il loro potere e prestigio. Il motivo sta tutto nella mentalità imprenditoriale dei propri capi. <strong>Eduardo Contini</strong> è stato prima di tutto un imprenditore piuttosto che un boss. Il <strong>clan Contini</strong> è una vera e propria holding finanziaria che ha riciclato i proventi delle attività illecite (traffico e spaccio di stupefacenti, racket ed estorsione, gioco d&#8217;azzardo, mercato del falso) in molteplici attività ramificate in tutto il mondo. La cosca è una delle più antiche e durature della scena criminale partenopea della quale c&#8217;è stato un numero minimo di pentiti. Basta pensare che nel processo in corso la Procura basa gran parte delle proprie tesi sulle dichiarazioni di tre soli collaboratori di giustizia. Infine, è di grande rilievo l&#8217;ampiezza della famiglia e dei rapporti parentali che hanno ingrossato le file del clan generazione dopo generazione.</p>
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		<title>Faida tra i Contini, i Misso e i Mazzarella: gli incontri segreti di Eduardo &#8216;o Romano</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2017/10/10/faida-tra-i-contini-i-misso-e-i-mazzarella-gli-incontri-segreti-di-eduardo-o-romano/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Oct 2017 13:17:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;è stata un&#8217;altra faida a Napoli che dopo quella tra la NCO (Nuova Camorra Organizzata) e la Nuova Famiglia, che ha coinvolto i principali clan camorristici della città. Da una parte l&#8217;Alleanza di Secondigliano (Contini &#8211; Licciardi &#8211; Mallardo) e dall&#8217;altra il cartello costituito dai sodalizi Misso &#8211; Sarno &#8211; Mazzarella. Una guerra che dall&#8217;area Est di Napoli si è estesa fino al centro. [...]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è stata un&#8217;altra faida a <strong>Napoli</strong> che dopo quella tra la <strong>NCO</strong> (<em>Nuova Camorra Organizzata</em>) e la <strong>Nuova Famiglia</strong>, che ha coinvolto i principali clan camorristici della città. Da una parte l&#8217;<a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/07/26/relazione-dia-mappa/" target="_blank" rel="noopener"><em><strong>Alleanza di Secondigliano</strong></em></a> (<strong><a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/02/07/camorra-viaggio-nel-regno-del-clan-contini-che-domina-vasto-e-poggioreale/" target="_blank" rel="noopener">Contini</a> </strong>&#8211; <strong>Licciardi</strong> &#8211; <strong>Mallardo</strong>) e dall&#8217;altra il cartello costituito dai sodalizi <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/04/19/viaggio-nella-sanita-dopo-il-regno-dei-misso-la-faida-tra-i-vastarella-e-gli-esposito-genidoni/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Misso</strong></a> &#8211; <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/02/20/camorra-a-ponticelli-da-feudo-dei-sarno-alla-faida-tra-damico-e-de-micco/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Sarno</strong></a> &#8211; <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/03/06/guerre-di-camorra-a-san-giovanni-e-barra-focus-sul-fronte-orientale-di-napoli/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Mazzarella</strong></a>. Una guerra che dall&#8217;area Est di Napoli si è estesa fino al centro. Infatti, l&#8217;obiettivo delle organizzazioni criminali è sempre stato quello di estendere la propria influenza a partire dal proprio quartiere di origine, per arrivare al cuore della città.</p>
<p>Per questo motivo non potevano che nascere dei contrasti tra i <strong>Contini</strong>, i <strong><a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/02/28/camorra-a-forcella-mazzarella-paranza-dei-bimbi/" target="_blank" rel="noopener">Mazzarella</a> </strong>e i <strong>Misso</strong>. I primi due sodalizi confinano sia nella zona del <strong>Mercato </strong>che in quella di <strong>Poggioreale</strong>, mentre i dissidi tra <strong>Eduardo Contini</strong> &#8216;<em>ò Romano </em>e <strong>Giuseppe Misso</strong> &#8216;<em>ò Nasone</em> sono nati per i traffici relativi al centro città (a cui erano interessati anche i <strong>Mazzarella</strong> già ramificati a <strong>Forcella</strong> grazie alla parentela con i <strong>Giuliano</strong>).</p>
<p>Per questo dalle udienze che si stanno tenendo in questi giorni presso il <strong>Tribunale di Napoli</strong>, sulla requisitoria tenuta dal sostituto Procuratore della <strong>DDA </strong>(<em>Direzione Distrettuale Antimafia</em>) <strong>Ida Teresi</strong> contro il <strong>clan Contini </strong>(pubblicate su <em>Radio Radicale</em>), è emerso come <strong>Eduardo &#8216;<em>o Romano</em> </strong>era pronto a mettere fine alla faida pur di salvaguardare gli affari. Nel profilo del boss è forte la caratteristica della diplomazia, elemento che gli ha permesso di evitare faide ed omicidi in favore della vena imprenditoriale del suo sodalizio.</p>
<figure id="attachment_88815" aria-describedby="caption-attachment-88815" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-88815" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/contini-missomazzarella-300x155.jpg" alt="Faida tra i Contini, i Misso e i Mazzarella: gli incontri segreti di Eduardo 'o Romano" width="300" height="155" /><figcaption id="caption-attachment-88815" class="wp-caption-text">Da sinistra, Eduardo Contini, Giuseppe Misso Jr, Gennaro Mazzarella e Vincenzo Mazzarella</figcaption></figure>
<p>Così sia con l&#8217;ausilio delle intercettazioni che dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia <strong>Giuseppe Misso jr</strong> detto &#8216;<em>o Chiatto</em> (nipote del boss <strong>Giuseppe</strong>), è stato evidente come <strong>Eduardo Contini </strong>avesse incontrato almeno due volte (ma non è escluso che queste riunioni fossero state di più) i vertici del clan rivali. Un summit si sarebbe svolto a <strong>Volla</strong> (cittadina vesuviana in Provincia di Napoli) paesino in cui &#8216;<em>o Romano</em> era nascosto durante la sua latitanza. La fitta rete diplomatica che ha poi di fatto (insieme alle brillanti operazioni delle forze dell&#8217;ordine e dell&#8217;autorità giudiziaria) permesso la fine definitiva del conflitto (vinto dai Contini), è stata difficile da tessere. Anche perché <strong>Misso</strong> ha sempre avuto una convinzione, quella che sua moglie <strong>Assunta Sarno</strong> fosse stata uccisa da <strong>Giuseppe Ammendola</strong>, fedelissimo di <strong>Eduardo &#8216;<em>o Romano</em></strong>.</p>
<p>Con i <strong>Mazzarella</strong> le cose sono andate diversamente, in questo caso la faida è stata più violenta e sanguinaria con agguati da una parte e dall&#8217;altra che si sono susseguiti verso la fine degli anni &#8217;90. Dalla Pm <strong>Teresi</strong> sono stati riportati il ferimento di <strong>Luigi Catalano</strong> legato al clan Mazzarella, la volontà da parte di <strong>Luca Esposito</strong> (cognato di <strong>Ettore Bosti</strong>) che avrebbe voluto una punizione esemplare per i rivali che nel frattempo avevano colpito <strong>Giovanni Russo </strong>&#8216;<em>o Suriciello</em> per vendicare l&#8217;agguato ai danni di <strong>Francesco Barattolo</strong>, nipote dei fratelli Mazzarella.</p>
<p>Dieci morti in dieci giorni, ecco cosa ha provocato la faida tra i <strong>Contini </strong>e i <strong>Mazzarella</strong>. Anno 1998, i delitti che sono balzati all&#8217;onore delle cronache sono quelle del 14enne <strong>Giovanni Gargiulo</strong> e del padre dei <strong>Mazzarella</strong>, <strong>Francesco</strong>. Un duplice omicidio eseguito dagli uomini del clan <strong>Contini</strong> che avevano risposto con ferocia all&#8217;attacco degli eredi di <strong>Zaza</strong>. Questi ultimi avevano ucciso <strong>Emanuele Grasso</strong> e <strong>Ciro Varriale</strong> affiliati al sodalizio di &#8216;<em>o Romano</em>. Poi, le morti di <strong>Nunzio</strong> <strong>Mele</strong>, <strong>Sergio Annunziata</strong><strong> </strong>e <strong>Natale Aruta</strong>, tutti è tre legati ai Mazzarella. La vendetta della cosca di contrabbandieri non si è fatta attendere, così è stato ammazzato lo spacciatore di origine slava <strong>Martin Acheski</strong>, imparentato con un pregiudicato dei Contini.</p>
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		<title>Droga, estorsioni, usura, gioco e abbigliamento: focus sulle attività del clan Contini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Oct 2017 09:35:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Avvocata]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono in corso le udienze finali del processo contro il clan Contini, storico sodalizio della camorra napoletana, egemone nei quartieri Vasto, Vicaria, Sant&#8217;Antonio Abate e Poggioreale. In questi giorni nell&#8217;aula del Tribunale di Napoli sono di scena le requisitorie del sostituto Procuratore della DDA (Direzione Distrettuale Antimafia) Ida Teresi, che ha ricostruito i capi d&#8217;accusa contro i vertici dell&#8217;organizzazione, raccontando le vicende criminali in [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2017/10/10/droga-estorsioni-usura-gioco-e-abbigliamento-focus-sulle-attivita-del-clan-contini/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Droga, estorsioni, usura, gioco e abbigliamento: focus sulle attività del clan Contini</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/10/10/droga-estorsioni-usura-gioco-e-abbigliamento-focus-sulle-attivita-del-clan-contini/">Droga, estorsioni, usura, gioco e abbigliamento: focus sulle attività del clan Contini</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono in corso le udienze finali del processo contro il <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/02/07/camorra-viaggio-nel-regno-del-clan-contini-che-domina-vasto-e-poggioreale/" target="_blank" rel="noopener"><strong>clan Contini</strong></a>, storico sodalizio della camorra napoletana, egemone nei quartieri <strong>Vasto</strong>, <strong>Vicaria</strong>, <strong>Sant&#8217;Antonio Abate </strong>e <strong>Poggioreale</strong>. In questi giorni nell&#8217;aula del <strong>Tribunale di Napoli</strong> sono di scena le requisitorie del sostituto Procuratore della <strong>DDA</strong> (<em>Direzione Distrettuale Antimafia</em>) <strong>Ida Teresi</strong>, che ha ricostruito i capi d&#8217;accusa contro i vertici dell&#8217;organizzazione, raccontando le vicende criminali in cui il clan è coinvolto (pubblicate sul sito di <em>Radio Radicale</em>).</p>
<p>Gli inquirenti hanno basato gran parte della loro indagine sulle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, in particolare di <strong><a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/09/26/morte-vincenzo-de-feo-giovane-pentito-malato-tempo/" target="_blank" rel="noopener">Vincenzo De Feo</a></strong> (deceduto in carcere lo scorso 25 settembre a causa di una malattia) e di <strong>Teodoro</strong> e <strong>Giuseppe</strong> <strong>De Rosa</strong> (rispettivamente padre e figlio), e sulle intercettazioni raccolte negli ultimi anni durate la complessa attività investigativa.</p>
<p>Dall&#8217;inchiesta è emerso come il <strong>clan Contini</strong> avrebbe costruito attraverso le proprie attività illecite una vera e propria holding finanziaria con ramificazioni in tutto il mondo, grazie ad importanti investimenti in diversi settori dell&#8217;economia (in particolare nell&#8217;edilizia). Ma le fondamenta del &#8220;tesoro&#8221; del clan sarebbero nelle sue roccaforti a <strong>Napoli</strong>, ovvero nei quartieri controllati dal sodalizio: traffico e spaccio di stupefacenti, usura, estorsioni, ricettazione, scommesse sportive, abbigliamento contraffatto e appalti negli ospedali.</p>
<p><strong>Traffico e spaccio di droga- </strong>È possibile dividere la mappa dello spaccio della droga in tre piazze principali:</p>
<ul>
<li><em><strong>Rione Amicizia</strong></em>: da sempre il &#8220;fortino&#8221; della famiglia <strong>Bosti</strong>. La zona sarebbe stata affidata al controllo di <strong>Salvatore Botta</strong> detto &#8216;<em>o Infermiere</em>, cognato di <em>&#8216;ò Romano</em> (è sposato con <strong>Rosa Di</strong> <strong>Munno</strong>) ma molto legato a <strong>Patrizio Bosti</strong>. Botta sarebbe una figura importante all&#8217;interno della rete del clan <strong>Contini</strong>. Uomo di assoluta fiducia dei boss, al quale sono state delegate la gestione di diversi business, oltre che le relazioni con gli altri clan della città. Detenuto dal 2002 e condannato di nuovo nel 2017, in appello, a 18 anni di detenzione. Lavoravano per lui in questa piazza di spaccio <strong>Vincenzo Tolomelli</strong> e <strong>Antonio Cristiano</strong>. Entrambi sono stati condannati insieme ad <strong>Ettore Bosti</strong> nel maxi processo che li ha visti accusare di associazione finalizzata al traffico di droga (importata dall&#8217;Olanda) con l’aggravante della transnazionalità e le armi. I gestori della piazza avrebbero dovutoconsegnare al clan dai 35mila ai 50mila euro mensili come guadagni dalla vendita della droga.</li>
<li><em><strong>Borgo Sant&#8217;Antonio Abate</strong></em>: è il &#8220;cuore&#8221; della famiglia <strong>Contini</strong>. Il reggente della zona sarebbe stato <strong>Giuseppe Ammendola</strong> detto &#8216;<em>Peppe ò uaglione</em>, figura di grande rilievo del clan e fedelissimo di <strong>Eduardo &#8216;<em>ò Romano</em></strong>. Quest&#8217;ultimo è stato arrestato il 12 agosto del 2015 a <strong>Torvajanica</strong> (dopo 3 anni di latitanza). Era stato condannato precedentemente, in primo grado, a luglio del 2015 e poi in appello, nel 2017, a 10 anni di carcere. Per questa piazza la droga si sarebbe acquistata da <strong>Luigi Mastellone </strong>e <strong>Luigi Cella</strong>. La piazza del Borgo sarebbe stata, come affermato dalla Pm <strong>Teresi</strong> &#8220;<em>croce e delizia del clan</em>&#8220;, in quanto spesso causa di alcuni conflitti interni al sodalizio.</li>
<li><em><strong>Gruppo Stadera</strong></em>: la zona rappresenta la parte più &#8220;esterna&#8221; sotto la gestione del clan <strong>Contini</strong> e quella che confina con il territorio di competenza del clan <strong>Mazzarella</strong>. Il comando sarebbe stato affidato a <strong>Paolo Di Mauro</strong> detto anche lui &#8216;<em>o Infermiere</em>, arrestato in Spagna nel 2010 e condannato a 24 anni di carcere per traffico e spaccio di stupefacenti. Inoltre sarebbe il presunto killer di <strong>Francesco Mazzarella</strong> ucciso nel 1998 fuori il carcere di <strong>Poggioreale</strong>. A gestire la piazza e i rapporti con i vertici del sodalizio, sarebbero stati <strong>Antonio Ruggiero</strong> &#8216;<em>o Malommo</em>, sposato con<strong> </strong><strong>Vincenza Guerriero</strong> (zia di <strong>Raffaele Guerriero</strong>), <strong>Giovanni</strong> <strong>Martinelli</strong>, <strong>Domenico</strong> <strong>Ciminiello</strong> alias &#8216;<em>Mimì ò mericano</em><strong> </strong>(entrambi deceduti), <strong>Annunziata Oliva</strong> (moglie di <strong>Giovanni Migliaccio</strong>), <strong>Lucio Migliaccio</strong>,<strong> Luigi Bove</strong>, <strong>Raffaele</strong> <strong>Nurcato </strong>(questi ultimi entrambi detenuti perché condannati, insieme a <strong>Luigi</strong><strong> Folchetti </strong>e<strong> Mauro Mele</strong>), <strong>Sergio Barone Lumaga</strong> e <strong>Mocerino Luigi</strong>. Lucio Migliaccio e Annunziata Oliva, assistiti dall&#8217;avvocato <strong>Salvatore D&#8217;Antonio</strong>, sono stati poi scarcerati dal <strong>Tribunale del riesame </strong>perché le intercettazioni sono state ritenute inutilizzabili.</li>
</ul>
<figure id="attachment_88739" aria-describedby="caption-attachment-88739" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-88739" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/continibostibottadimauroammendola-300x155.jpg" alt="Droga, usura, gioco e abbigliamento: focus sulle attività del clan Contini" width="300" height="155" /><figcaption id="caption-attachment-88739" class="wp-caption-text">Da sinistra, Giuseppe Ammendola, Ettore Bosti, Paolo Di Mauro, Salvatore Botta</figcaption></figure>
<p><strong>Usura-</strong> <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/10/09/rita-aieta-nelle-mani-della-moglie-del-boss-lattivita-delle-mesate/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Rita Aieta</strong></a> insieme al figlio <strong><a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/10/09/ettore-bosti-la-testa-calda-bisogno-un-tutor/" target="_blank" rel="noopener">Ettore Bosti</a> </strong>avrebbero gestito quest&#8217;attività illecita. La &#8220;base&#8221; in cui i due avevano concentrato il giro di prestiti era un negozio di telefonini a <strong>San Giovanniello</strong>. Il locale era stato preso con <strong>Piero Falco</strong> che non riuscendo a pagare la &#8220;mesata&#8221; al clan, era stato obbligato a investire il suo denaro nel negozio. A lavorarci erano <strong>Pietro &#8216;<em>Pierino</em> Caso</strong> e a volte la moglie di &#8216;<em>o Russo</em>, <strong>Filomena Lo Russo</strong>. Le <strong>ta</strong><strong>riffe</strong>: 30% agli affidabili, il 360% in più all&#8217;anno; 50% ai non affidabili, 600% in più all&#8217;anno. <strong>Antonio Aieta</strong> (fratello di <strong>Rita </strong>e zio di <strong>Ettore</strong>) insieme a <strong>Luigi Galletta</strong> avrebbe reinvestito i beni proventi dal business dell&#8217;usura in automobili e orologi.</p>
<p><strong>Estorsioni-</strong> Il  racket sarebbe stato di competenza di <strong>Salvatore Botta</strong>. Le tariffe erano di 50€ a settimana per ogni bancarella presente nel <strong>Borgo di Sant&#8217;Antonio</strong> <strong>Abate</strong>. Molte delle riunioni tra gli estorti e gli uomini del clan si sarebbero tenute presso l&#8217;ospedale <strong>San Giovanni Bosco</strong>, sempre al cospetto di <strong>Botta</strong>. Gli interessi del sodalizio sarebbero stati anche negli appalti all&#8217;interno dell&#8217;ospedale, affare che avrebbe permesso di assumere personale scelto direttamente dall&#8217;organizzazione criminale.</p>
<p><strong>Abbigliamento contraffatto-</strong> Il clan <strong>Contini</strong> avrebbe incentrato tra gli anni &#8217;80 e &#8217;90 le proprie attività commerciali su quelle figure che all&#8217;epoca venivano definite come <em>magliari</em>. Ancora oggi questo business sarebbe più florido che mai e la sua gestione sarebbe stata affidata a <strong>Salvatore</strong> <strong>Botta</strong>. Quest&#8217;ultimo sarebbe stato a capo dell&#8217;intera filiera e avrebbe impartito le direttive ai vari produttori e venditori. Avrebbero lavorato per lui i fratelli <strong>Diego </strong>e <strong>Mario D&#8217;Ambrosio</strong>, la cui attività però fallisce costringendo entrambi alla fuga all&#8217;estero. Dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia sarebbe emersa la duplice valenza di Botta: essere protetti da lui voleva dire trovarsi in una botte di ferro, ma guai a <em>sgarrare</em> o la vendetta di Botta sarebbe stata furiosa. &#8220;<em>Se non paghi ti sfonda</em>&#8220;, è questo il &#8220;comandamento&#8221; venuto fuori dalle intercettazioni. Degli &#8220;atti di forza e violenza&#8221; si sarebbe occupato il nipote <strong>Nicola Botta </strong>alias &#8216;<em>Doccetta</em>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/10/10/droga-estorsioni-usura-gioco-e-abbigliamento-focus-sulle-attivita-del-clan-contini/">Droga, estorsioni, usura, gioco e abbigliamento: focus sulle attività del clan Contini</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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		<title>Rita Aieta, nelle mani della moglie del boss ci sarebbe l&#8217;attività delle &#8220;mesate&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Oct 2017 13:19:18 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Spesso si parla del potere femminile all&#8217;interno dei clan di camorra, soprattutto quando i mariti delle donne vengono uccisi o arrestati. È in quel caso che il ruolo delle moglie assume una valenza di prima importanza, sia nella gestione delle attività del sodalizio, sia come guida dei figli che seguono le orme del padre. Per le famiglie dell&#8217;<em><strong>Alleanza di Secondigliano</strong></em> tale principio è più che confermato.</p>
<p>Infatti le tre organizzazioni che costituiscono il cartello di camorra più potente della storia criminale di <strong>Napoli</strong>, si basano su tre matrimoni che hanno come protagoniste tre sorelle <strong>Anna</strong>, <strong>Maria</strong> e <strong>Rita Aieta</strong>. Le tre donne hanno sposato rispettivamente <strong>Francesco Mallardo</strong>, <strong>Eduardo Contini </strong>e <strong>Patrizio Bosti</strong> sancendo di fatto il legame parentale e l&#8217;alleanza tra le tre famiglie. &#8216;<em>Ciccio è Carlantonio</em>, &#8216;<em>o Romano</em> e &#8216;<em>o Patrizio</em> sono, infatti, a capo dei rispettivi clan camorristici.</p>
<figure id="attachment_88626" aria-describedby="caption-attachment-88626" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-88626" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/bostibosti-300x155.jpg" alt="Rita Aieta, nelle mani della moglie del boss l'attività delle &quot;mesate&quot;" width="300" height="155" /><figcaption id="caption-attachment-88626" class="wp-caption-text">A sinistra Patrizio Bosti, a destra il figlio Ettore</figcaption></figure>
<p>Così quando sono finiti in galera, in ordine, <strong>Eduardo Contini</strong>, <strong>Patrizio Bosti</strong> e anche suo figlio <strong>Ettore</strong>, <strong>Rita Aieta</strong> avrebbe iniziato a gestire le attività del sodalizio. Il suo ruolo è stato descritto dal sostituto Procuratore della <strong>DDA</strong> (<em>Direzione Distrettuale Antimafia</em>) <strong>Ida Teresi</strong>, titolare dell&#8217;indagine proprio contro il <strong>clan Contini</strong>.</p>
<p>Durante la requisitoria della Pm, è stata descritta la figura di <strong>Aieta</strong>. Attraverso l&#8217;analisi di alcune intercettazioni (pubblicate su <em>Radio Radicale</em>) risulterebbe la funzione della donna, sia di gestore dell&#8217;attività delle &#8220;<em>mesate</em>&#8221; (cioè distribuire il danaro agli affiliati e in particolare ai parenti di quelli detenuti), ma anche di collante tra il figlio <strong>Ettore</strong> e il marito <strong>Patrizio</strong> quando era latitante. Tuttavia, come dichiarato dal suo avvocato difensore <strong>Raffaele Chiummariello</strong> &#8220;<em>Esiste una sola intercettazione, soggetta ad interpretazioni, che proverebbe le accuse della Procura. Intanto il Tribunale del riesame ha scarcerato la mia assistita per insufficienza di prove</em>&#8220;.</p>
<p>Ma da quando &#8216;<em>ò Patrizio</em> è stato arrestato e la reggenza del clan è passata nelle mani del figlio &#8216;<em>Ettoruccio ò russo</em>, le tensioni all&#8217;interno del sodalizio e della famiglia sarebbero aumentate. La gestione del giovane <strong>Bosti</strong> avrebbe creato dei problemi sia all&#8217;interno dell&#8217;organizzazione che nei confronti degli altri clan, tanto da attirare anche l&#8217;attenzione delle forze dell&#8217;ordine, protagoniste di diverse operazioni contro i <strong>Contini</strong>.</p>
<p>All&#8217;interno di questo scenario non mancano le lamentele ed ecco che <strong>Annunziata Oliva</strong>, moglie di <strong>Giovanni Migliaccio</strong> (affiliato al clan, oggi pregiudicato e detenuto), intercettata mentre parlava con il cognato <strong>Lucio</strong> (fratello del marito) nella propria auto, avrebbe manifestato tutto il suo malcontento proprio nei confronti di <strong>Rita Aieta</strong> e la gestione delle &#8220;<em>mesate</em>&#8220;: &#8220;<em>Qua non ci stanno soldi, mio marito si sta facendo la galera da anni. Che dobbiamo fare? Bisogna parlare con lei e vedere se può chiedergli questa cosa</em>&#8220;. &#8220;<em>Lei</em>&#8221; è Aieta e la persona a cui avrebbe dovuto rivolgersi è il marito <strong>Patrizio Bosti</strong> che all&#8217;epoca era ancora latitante. In particolare Oliva e suo cognato Lucio sono ad oggi liberi perché scarcerati dal <strong>Tribunale del riesame</strong> su richiesta dell&#8217;Avvocato difensore <strong>Salvatore D&#8217;Antonio</strong>, in quanto le intercettazioni utilizzate sono state ritenute inutilizzabili.</p>
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		<title>Ettore Bosti, la &#8220;testa calda&#8221; che ha bisogno di un &#8216;tutor</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Oct 2017 10:24:46 +0000</pubDate>
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<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2017/10/09/ettore-bosti-la-testa-calda-bisogno-un-tutor/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Ettore Bosti, la &#8220;testa calda&#8221; che ha bisogno di un &#8216;tutor</span></a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/10/09/ettore-bosti-la-testa-calda-bisogno-un-tutor/">Ettore Bosti, la &#8220;testa calda&#8221; che ha bisogno di un &#8216;tutor</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si dice che quando le grandi aziende passano dalla gestione dei padri a quella dei figli corrono il rischio di fallire, con il triste epilogo di vedere cancellato tutto quello che è stato creato dai genitori. Lo stesso discorso può essere fatto per quanto riguarda la camorra. Nello specifico stiamo parlando del <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/02/07/camorra-viaggio-nel-regno-del-clan-contini-che-domina-vasto-e-poggioreale/" target="_blank" rel="noopener">clan <strong>Contini</strong></a> uno dei sodalizi più potenti e longevi del panorama criminale napoletano. Un&#8217;organizzazione che si è trasformata in una vera e propria holding finanziaria che ha esteso le proprie mire in tutto il mondo.</p>
<p>Così, dopo l&#8217;arresto di <strong>Eduardo Contini</strong> &#8216;<em>o Romano</em> e quello di <strong>Patrizio Bosti</strong>, avvenuti rispettivamente a dicembre del 2007 e ad agosto del 2008, le redini del clan sarebbero passate in automatico nelle mani di <strong>Ettore Bosti</strong> &#8216;<em>o Russo</em> figlio di Patrizio e <strong>Rita Aieta</strong>. Ma come si evince dalle requisitorie del sostituto Procuratore della <strong>DDA </strong>(<em>Direzione Distrettuale Antimafia</em>) <strong>Ida Teresi</strong> (pubblicate su <em>Radio Radicale</em>), l&#8217;avvicendamento di potere all&#8217;interno del clan <strong>Contini</strong> non sarebbe piaciuto ai &#8220;senatori&#8221; del sodalizio.</p>
<p>Infatti, dalle intercettazioni che fanno parte dell&#8217;insieme delle prove che la Pm ha raccolto e sta utilizzando durante il maxi processo a carico dell&#8217;organizzazione criminale fondata da &#8216;<em>o Romano</em>, risulterebbero molti dissidi interni. Questi ultimi sarebbero stati amplificati dal carattere aggressivo di <strong>Ettore Bosti</strong> che con diverse azioni spregiudicate avrebbe creato malumori dentro il sodalizio attirando su di esso l&#8217;attenzione dei rivali e delle forze dell&#8217;ordine.</p>
<p>&#8220;<em>A quello ci vuole qualcuno affianco, altrimenti o si farà ammazzare o spaccherà la famiglia</em>&#8220;, parole pronunciate da <strong>Patrizio Bosti </strong>in persona che, durante la latitanza, ha avuto con il figlio e i vertici del clan, una fitta corrispondenza organizzata con i classici <em>pizzini</em>. Sono al vaglio degli inquirenti, infatti, diversi messaggi che hanno lasciato presagire uno scontro tra padre e figlio su quella che sarebbe dovuta essere la gestione del sodalizio e i comportamenti da avere.</p>
<p>E invece niente, <strong>Ettore Bosti</strong> è stato protagonista di pestaggi, missioni punitive, scontri con le <em>Paranze </em>del centro storico e con alcuni &#8220;<em>cani sciolti</em>&#8221; del clan <strong>Contini</strong> (su tutti balza all&#8217;onore delle cronache l&#8217;omicidio del giovane <strong>Ciro Fontanarosa</strong> avvenuto nel 2009. Il ragazzo è stato condannato a morte per aver rifiutato di affiliarsi al clan e aver fatto rapine e furti per conto suo). E poi, la vita di lusso, le serate nei locali e i rapporti con i capi ultras del gruppo <strong><em>Mastiff </em></strong>(con <strong>Gennaro De Tommaso</strong> &#8216;<em>a Carogna</em>, &#8216;<em>o Russo</em> gestiva l&#8217;attività del traffico e lo spaccio di stupefacenti).</p>
<p>Tutte vicende che hanno acceso i nervosismi di personaggi come <strong>Luca Esposito</strong> marito di <strong>Maria Bosti</strong>, sorella di <strong>Ettore</strong>. I sue sarebbero in affari, ma da un&#8217;intercettazione si sarebbe capito in modo chiaro che il loro rapporto sarebbe stato molto teso: &#8220;<em>Faccio arrestare tuo padre. Io vi canto tutti, non ce la faccio più. Tuo fratello sta impazzendo è capace che va a minacciare e uccidere mio padre. Maledetta a te che sei sua figlia</em>&#8220;, queste le parole di Esposito mentre parla con la moglie, rivolgendosi a &#8216;<em>o Russo</em> e suo padre <strong>Patrizio</strong>. In pratica, il cognato di <strong>Ettore Bosti</strong> avrebbe avuto paura dei comportamenti sempre più violenti del giovane boss, arrivando addirittura a minacciare di &#8216;<em>cantare</em> gli uomini del clan facendone arrestare il capo, Patrizio, che in in quel periodo era latitante.</p>
<figure id="attachment_88586" aria-describedby="caption-attachment-88586" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-medium wp-image-88586" src="https://vocedinapoli.it/wp-content/uploads/2022/07/bostimallardoammendola-300x160.jpg" alt="Ettore Bosti, la &quot;testa calda&quot; che ha bisogno di un 'tutor" width="300" height="160" /><figcaption id="caption-attachment-88586" class="wp-caption-text">Da sinistra, Patrizio Bosti, Giuseppe Ammendola, Ettore Bosti e Francesco Mallardo</figcaption></figure>
<p>Ma i contrasti in famiglia sono diversi. Anche <strong>Antonio Aieta</strong> zio di <strong>Ettore</strong>, intercettato mentre sta parlando con <strong>Ciro Maglione </strong>(cognato di &#8216;<em>o Patrizio</em> in quanto ha sposato un&#8217;<strong>Aieta</strong>), ha affermato: &#8220;<em>La sua testa è sciacqua. Ora sai che gli consegna quello</em>&#8220;. &#8220;<em>Quello</em>&#8220;, sarebbe il papà di &#8216;<em>o Russo</em>, <strong>Patrizio Bosti</strong>. Ma il conflitto ha coinvolto anche i personaggi più in vista del clan, come <strong>Giuseppe Ammendola </strong>detto &#8216;<em>Pepp ò uaglion </em>(arrestato ad agosto del 2015 dopo due anni di latitanza). Quest&#8217;ultimo, sempre dalle intercettazioni raccontate dalla Pm, avrebbe ricevuto le lamentele di <strong>Luca Esposito</strong>, che parlando con la moglie ha detto: &#8220;<em>Se gli metto le mani addosso a tuo fratello mi fanno male, ho già abbuscato quattro volte. Diglielo a Peppe che deve parlare con lui</em>&#8220;. <em><strong>Peppe</strong></em> sarebbe <strong>Ammendola</strong> e &#8220;<em><strong>lui</strong></em>&#8220;, sarebbe <strong>Patrizio Bosti</strong>. Con quest&#8217;ultimo che era latitante, ad avere dei rapporti erano in pochi, tra gli eletti c&#8217;era proprio Ammendola.</p>
<p>Ma quando si tratta del figlio del boss neanche una figura di spicco come <em><strong>&#8216;o Uaglion</strong></em> può intervenire, c&#8217;è bisogno di un segnale dall&#8217;alto. Così è costretto a parlare con <strong>Ettore Bosti</strong>, <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/07/28/scarcerato-gennaro-trambarulo-la-decisione-del-tribunale-del-riesame/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Gennaro Trambarulo</strong> &#8216;<em>ò Muntat</em></a>, mandato direttamente dallo zio di Bosti jr, <strong>Francesco &#8216;<em>Ciccio</em> Mallardo</strong>. Ecco che dal &#8220;paese&#8221;, dalla Provincia è arrivata la mano tesa dell&#8217;altro potente clan che compone insieme ai <strong>Contini </strong>e ai <strong>Licciardi</strong> la famosa <em><strong>Alleanza di Secondigliano</strong></em>. Un legame anche di sangue considerato che <strong>Eduardo Contini</strong>, <strong>Patrizio Bosti</strong> e <strong>Francesco Mallardo</strong> sono sposati con tre sorelle <strong>Maria</strong>, <strong>Rita</strong> e <strong>Anna Aieta</strong>. A parlare delle &#8220;uscite di testa&#8221; di &#8216;<em>Ettoruccio ò russo</em> è stato anche il suocero <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/04/19/viaggio-nella-sanita-dopo-il-regno-dei-misso-la-faida-tra-i-vastarella-e-gli-esposito-genidoni/" target="_blank" rel="noopener"><strong>Mario Lo Russo</strong></a>, uno dei &#8216;<em>Capitoni </em>di <strong>Miano</strong> di cui il giovane <strong>Bosti </strong>ha sposato la figlia <strong>Filomena</strong>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/10/09/ettore-bosti-la-testa-calda-bisogno-un-tutor/">Ettore Bosti, la &#8220;testa calda&#8221; che ha bisogno di un &#8216;tutor</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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		<title>Contini, Bosti, Mallardo: un triangolo ancora vivo e svelato dalle intercettazioni</title>
		<link>https://www.vocedinapoli.it/2017/04/18/contini-bosti-mallardo-un-triangolo-ancora-vivo-e-svelato-dalle-intercettazioni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Apr 2017 12:06:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>C&#8217;erano una volte tre sorelle, Maria, Anna e Rita Aieta tutte promesse spose di tre &#8220;Re&#8221;: rispettivamente Eduardo, Francesco e Patrizio. Il loro matrimonio ha permesso la nascita di un &#8220;regno&#8221; forte, prospero e solido. Potrebbe essere il canovaccio una tipica storia di avventura, magari con lieto fine, ma non è così. Si tratta di pura realtà e il finale [...]</p>
<p><a class=" understrap-read-more-link " href="https://www.vocedinapoli.it/2017/04/18/contini-bosti-mallardo-un-triangolo-ancora-vivo-e-svelato-dalle-intercettazioni/">Vai all'articolo<span class="screen-reader-text"> from Contini, Bosti, Mallardo: un triangolo ancora vivo e svelato dalle intercettazioni</span></a></p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;erano una volte tre sorelle, <strong>Maria</strong>, <strong>Anna </strong>e <strong>Rita</strong> <strong>Aieta</strong> tutte promesse spose di tre &#8220;Re&#8221;: rispettivamente Eduardo, Francesco e Patrizio. Il loro matrimonio ha permesso la nascita di un &#8220;regno&#8221; forte, prospero e solido. Potrebbe essere il canovaccio una tipica storia di avventura, magari con lieto fine, ma non è così. Si tratta di pura realtà e il finale ancora non è stato scritto. Le tre sorelle esistono, così come i loro mariti: <strong>Eduardo Contini</strong> (detto &#8216;<em>o Romano</em>), <strong>Francesco Mallardo</strong> (detto <em>Ciccio è Calantonio</em>) e <strong>Patrizio Bosti </strong>(detto &#8216;<em>o Patrizio</em>). Anche il &#8220;reame&#8221; non è frutto di alcuna fantasia e corrisponde ad un territorio specifico e ben preciso, tenuto insieme da un patto di sangue che dato vita alla famosa <em><strong>Alleanza di Secondigliano </strong></em>(di cui è fondatore e ne fa parte anche il potente clan <strong>Licciardi</strong> della <strong>Masseria Cardone </strong>a Secondigliano).</p>
<p><a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/02/07/camorra-viaggio-nel-regno-del-clan-contini-che-domina-vasto-e-poggioreale/" target="_blank" rel="noopener">Contini controlla la zona compresa tra i quartieri <strong>Vasto </strong>e <strong>Poggioreale</strong></a>; Mallardo ha il suo fortino a <strong>Giugliano</strong>; Bosti è originario del <strong>Rione Amicizia</strong> ed è stato il braccio destro di <em>Eduardo &#8216;o Romano</em> (nonché reggente del clan da quando il boss è stato arrestato nel 2007 e fino al suo di arresto, avvenuto in Spagna nel 2008).</p>
<p><strong>La <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/01/31/la-mappa-della-camorra-a-napoli-ecco-chi-comanda-in-citta/" target="_blank" rel="noopener">mappa della camorra</a>: ecco chi comanda in città</strong></p>
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<p>In particolare il clan <strong>Contini</strong> è stato colpito più volte e di recente da alcune operazioni della giustizia: prima l&#8217;<a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/04/14/boss-comunica-clan-anche-dal-carcere-arriva-la-richiesta-del-41bis/" target="_blank" rel="noopener">arresto e poi la condanna a 20 anni di </a><strong>Ettore Bosti </strong>detto &#8216;<em>o Russo</em> e figlio di &#8216;<em>o Patrizio</em>, poi l&#8217;<a href="https://www.vocedinapoli.it/2016/05/21/paranza-dei-bimbi-ciro-contini/" target="_blank" rel="noopener">arresto del nipote di &#8216;<em>o Romano</em> <strong>Ciro Contini</strong></a> e infine una <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/04/05/colpo-al-clan-contini-sequestrati-beni-per-un-valore-di-320-milioni-di-euro/" target="_blank" rel="noopener">confisca di beni</a> per un valore pari a 320 milioni.</p>
<p>Nonostante il sodalizio <strong>Contini </strong>&#8211; <strong>Bosti</strong> sia stato indebolito da tali vicende, il potere dell&#8217;organizzazione criminale è sempre vivo. Per questo le indagini della <strong>Dia </strong>(<em>Direzione Investigativa Antimafia</em>) sono ancora in corso e continuano a rivelare alcuni retroscena davvero interessanti. Uno degli ultimi, grazie all&#8217;utilizzo di alcune intercettazioni, ha svelato lo stretto rapporto tra <strong>Francesco &#8216;<em>Ciccio</em> Mallardo</strong> e il nipote <strong>Ettore Bosti</strong>. I due non solo si sono sentiti spesso ma si sono anche visti quando &#8216;<em>Ciccio è Calantonio</em> era ancora latitante.</p>
<p>L&#8217;incontro è avvenuto ad ottobre del 2014 nell&#8217;abitazione di Sulmona del boss di Giugliano. I due hanno discusso a lungo di affari: contrabbando di sigarette, gestione delle agenzie di scommesse, progetti edilizi, acquisti di garage, apertura di esercizi commerciali, pagamento delle spese legali per i compagni di camorra, gestione del mercato della frutta e controllo delle Case del Risanamento. Inoltre <strong>Mallardo </strong>ha dato diversi consigli al giovane <strong>Bosti </strong>su come muoversi e gestire l'&#8221;impero criminale&#8221;. Soprattutto &#8216;<em>Ciccio</em> ha raccomandato a &#8216;<em>o Russo</em> cosa non doveva fare, perché alcuni comportamenti di Ettore non erano piaciuti al boss.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.vocedinapoli.it/2017/04/18/contini-bosti-mallardo-un-triangolo-ancora-vivo-e-svelato-dalle-intercettazioni/">Contini, Bosti, Mallardo: un triangolo ancora vivo e svelato dalle intercettazioni</a> proviene da <a href="https://www.vocedinapoli.it">Voce di Napoli</a>.</p>
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