Ultimo aggiornamento domenica, 23 Gennaio 2022 - 11:15

Alberto Angela vs Roberto Saviano, hanno entrambi ragione: Napoli è ‘bellezze’ e ‘gomorra’

Ognuna è una narrazione della città, fatta da due differenti punti di vista: chi dice che una delle due sia sbagliata?

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10 Gennaio 2022 14:57 Di Sveva Scalvenzi
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Chi ha detto che esiste un unico modo di raccontare Napoli? Roberto Saviano nei giorni scorsi, commentando il racconto di Alberto Angela in ‘Stanotte a Napoli’ aveva detto di non aver apprezzato i commenti che “contrapponevano le sfavillanti bellezze di Napoli all’oscurità di Gomorra”. Lo scrittore aveva anche detto: “Usare le bellezze di una città per delegittimare il racconto di ciò che accade non è indice di ignoranza o superficialità, ma di cattiva fede“.

Le parole di Roberto Saviano su Alberto Angela

Ebbene per Saviano il racconto di Alberto Angela avrebbe peccato di incompletezza, avrebbe raccontato solo una ‘faccia della medaglia’, quella degli indubbi splendori che Napoli offre. Le parole dello scrittore di Gomorra avevano suscitato diverse critiche da parte di chi l’accusa di essere stato il primo a raccontare solo un lato di Napoli, quello della ‘mala città’. Anche in quest’occasione ha sottolineato come “la città è costantemente oltraggiata da agguati che avvengono tra i suoi abitanti, mettendone costantemente a rischio l’incolumità”. 

E così, come spesso accade da quando la comunicazione ha come principale canale quello dei social, sono nate ‘due fazioni’: i sostenitori di Roberto Saviano e i difensori di Alberto Angela. E ci troviamo nuovamente alle prese con una sterile polemica. Un paio di domande sono lecite: Chi ha detto che la città può essere raccontata in un unico modo? Perché uno dei due, in questo caso la Napoli della criminalità di Gomorra e dall’altro la Napoli delle meraviglie di Alberto Angela, dovrebbe essere ritenuto sbagliato?

Ci troviamo davanti a due narrazioni totalmente diverse, una che si avvicina a un documentario e l’altra che è una serie televisiva. Come tali, entrambe non dovrebbero avere la presunzione di essere ‘verità assolute’. Alberto Angela non ha voluto offrire al pubblico un racconto a 360° della città di Napoli, si è limitato a narrarla da un unico punto di vista. Sicuramente ha eliminato le ‘tante cicatrici’, come la Galleria Umberto che in realtà è abbandonata al totale degrado o i vicoli senza motorini e caos, ma si tratta di una scelta stilistica, che si avvicina più al fantastico, tra l’altro propria dei suoi programmi culturali. Roberto Saviano ha fatto e fa lo stesso nei suoi libri, nei film e nelle serie televisive. Si tratta di due prodotti ben distinti, che si focalizzano su due aspetti differenti. Non è forse questa la caratteristica di un racconto, essere una delle tante finestre esistenti sul mondo narrato?

Dunque, non c’è da ‘schierarsi’ da una parte o dall’altra. Un appunto forse a Saviano va fatto, aver lasciato intendere con il suo commento che Alberto Angela fosse tenuto a parlare anche di quelle cicatrici di Napoli, che tanto caratterizzano invece i suoi scritti. Se così fosse, allora anche in Gomorra avremmo dovuto vedere un’altra parte di Napoli, quella dei monumenti, della solidarietà e dell’associazionismo. Perché esiste, proprio come quella degli agguati e della criminalità.

saviano angela
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