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Omicidio Ruggiero, è caccia al secondo complice. De Turris pestato dal clan di Ponticelli

Le parole di Ciro: "Devo ammazzarlo perché sta dando fastidio"

Cronaca
12 agosto 2017 11:10 Di redazione
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Manca solo un uomo all’appello e poi il cerchio è chiuso. Proseguono spedite le indagini sulla morte di Vincenzo Ruggiero, il 25enne di Parete (Caserta) ucciso a colpi d’arma da fuoco, tagliato a pezzi e sfigurato con l’acido cloridrico da Ciro Guarente, il dipendente attualmente sospeso della Marina Militare, 35 anni, geloso del rapporto che la vittima aveva da mesi con Heven Grimaldi, la trans di origine polacca con la quale “Ciro-Ciro” aveva una relazione da anni.

Francesco De Turris

Dopo l’arresto di Francesco De Turris, 51enne di Ponticelli, accusato di concorso in omicidio, detenzione, porto e cessione abusiva di armi, i carabinieri e la procura di Napoli Nord sono ora sulle tracce del secondo complice di Guarente: quello che lo ha materialmente aiutato a distruggere e seppellire il corpo nel garage di via Scarpetta a Ponticelli.

SECONDO COMPLICE IRREPERIBILE – Anche questa terza persona sarebbe residente a Ponticelli, quartiere dove vive la famiglia di Ciro. Dopo l’arresto di De Turris, avvenuto tre giorni fa ma annunciato ieri, venerdì, in seguito alla convalida del fermo da parte del giudice per le indagini preliminari, il secondo complice di Guarente si sarebbe dileguato, preoccupato per l’improvvisa accelerazione nelle indagini.

IL PESTAGGIO DEL CLAN – De Turris invece è un noto pregiudicato della zona, vicino di casa di Ciro. In passato ha compiuto furti, rapine, procurato lesioni, opposto resistenza a pubblico ufficiale. Ha cercato anche di allestire una piazza di spaccio nella sua zona, e in totale autonomia, ma fu selvaggiamente picchiato dagli uomini del clan De Micco, i Bodo di Ponticelli, che gli spezzarono una gamba.

LE TELEFONATE – De Turris è stato incastrato dalle numerose telefonata avute con Guarente tra il 7 e l’8 luglio, ore dove Vincenzo è stato ucciso nell’abitazione di Aversa prima di essere sezionato e murato nel garage di Ponticelli. Contatti telefonici frequenti, circa una trentina le telefonate, che avrebbero portato lo stesso Ciro a confermare il ruolo avuto da De Turris.
Lo stesso pregiudicato di Ponticelli ha poi raccontato di aver soddisfatto la richiesta del vecchio amico che gli aveva chiesto un’arma.

“Devo litigare con uno che sta dando fastidio alla mia fidanzata, anzi lo devo proprio ammazzare”.

“LE LUCERTOLE” – Queste le parole di Guarente a De Turris che, dal canto suo, gli ha poi consigliato di utilizzare una pistola calibro 7,65 e non una calibro 22 perché con quel piccolo revolver poteva uccidere solo “le lucertole”. Dopo l’omicidio, Ciro ha riconsegnato la pistola a De Turris e quest’ultimo l’ha smontata e ha buttato i pezzi nei cassonetti della spazzatura.

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