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Uccisi in sette secondi: killer spietati contro gli aspiranti boss dei Lo Russo

Cronaca
7 Giugno 2017 13:02 Di Ciro Cuozzo
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Uccisi perché avevano l’ambizione di prendere in mano le redini del clan dopo il pentimento eccellente del primo boss dei Capitoni, Salvatore Lo Russo.

Questo il movente del duplice omicidio di Salvatore Scognamiglio e Salvatore Paolillo, freddati in appena 7 secondi da un sicario a Miano, quartiere a nord di Napoli, mentre giocavano alle slot-machine. L’agguato, ripreso dalle telecamere di videosorveglianza, avvenne all’interno della sala scommesse Betting 2000 il 5 agosto del 2011.

E’ stata eseguita nella giornata di ieri, 6 giugno, dagli agenti della Squadra Mobile di Napoli un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del Tribunale di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, per i due esecutori materiali del duplice omicidio. Si tratta di Vincenzo Bonavolta, alias Scenzore, e Luciano Pompeo, fratello di Luigi, elemento di spicco del clan Lo Russo in passato, gravemente indiziate di aver partecipato, quali esecutori materiali, al duplice omicidio nonché dei reati di porto e detenzione illegale di armi, il tutto aggravato dal metodo mafioso. Entrambi sono già detenuti per altri reati.

Il duplice omicidio fu deciso da Antonio Lo Russo, figlio di Salvatore, nell’ambito di una epurazione interna successiva al pentimento del padre. Lo stesso “Tonino”, così come lo zio Mario Lo Russo, ha fornito, da collaboratore di giustizia, informazioni preziose sull’uccisione di Scognamiglio e Paolillo. Fondamentali in quest’ottica anche le dichiarazioni di altri pentiti affiliati ai clan vicini ai Capitoni.

Quest’ultimi infatti dopo il pentimento di Salvatore Lo Russo, miravano alla leadership dell’organizzazione, appoggiati anche da Mario Lo Russo, fratello di Salvatore. Secondo la ricostruzione dei collaboratori di giustizia, fu lo stesso Mario Lo Russo a dire che il nipote Antonio non poteva continuare ad avere il comando del clan dopo la decisione del padre di passare dalla parte dello Stato. Tonino però decise di fare piazza pulita e mettere in chiaro chi comandava all’interno del potente clan di Miano. Dopo il duplice omicidio, Antonio Lo Russo ha continuato a gestire il clan sino al suo arresto avvenuto a Nizza nell’aprile del 2014.

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