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Vincenzo Bonavolta, il “Killer dei 7 secondi”: avrebbe almeno 20 omicidi sulle spalle

Cronaca
9 Giugno 2017 13:06 Di Andrea Aversa
5'

Saltellando e col sorriso sulle labbra nonostante le manette ai polsi. Così è uscito dalla caserma Pastrengo Vincenzo Bonavolta, detto ‘Scenzore (“Perché da piccolo aveva sempre il muco al naso e lo tirava su e giù come un ascensore“, ha dichiarato alla giustizia il boss Carlo Lo Russo), killer spietato della camorra al soldo del clan Lo Russo di Miano. Era una mattina del novembre 2012 quando i carabinieri l’hanno portato via, e in quell’occasione è apparso tutt’altro che sconvolto dal suo arresto. Il trasferimento in carcere è diventato, così, un vero e proprio show. Oltre al suo atteggiamento irriverente a destare scalpore è stato il bacio in bocca con la moglie e quello con un parente che lo attendevano all’esterno della caserma.

Vincenzo Bonavolta, il "Killer dei 7 secondi": avrebbe almeno 20 omicidi sulle spalle

Si ò core mi“, gli ha urlato la donna prima che la portiera della gazzella si chiudesse per poi partire a sirene spiegate verso il carcere. Un amore che supera tutto, anche la morte, quella che ‘Scenzore ha causato per almeno 20 volte. Proprio così, sul curriculum criminale di Bonavolta, ci sarebbero ben 20 omicidi. Numeri da record che ne fanno uno dei killer più “prolifici” della criminalità organizzata. Gli ultimi due di cui è stato accusato sono quelli di Salvatore ScogliamiglioSalvatore Paolillo entrambi uccisi perché ritenuti “colpevoli” di voler prendere le redini del sodalizio dei Lo Russo dopo il pentimento del boss dei Capitoni. L’ordine del duplice delitto sarebbe stato dato proprio da Antonio Lo Russo, figlio del capo clan Salvatore, e l’agguato è avvenuto all’interno di una sala giochi di Miano. A Bonavolta sono bastati solo 7 secondi per freddare le due vittime. L’episodio è stato integralmente ripreso dalle telecamere di videosorveglianza. Da qui è nato il soprannome “Killer dei 7 secondi“.

Emanuele Ferrara, ex affiliato al clan, ha dichiarato che BonavoltaNon si metterebbe paura neanche di entrare in questura per uccidere qualcuno“. Addirittura “leggende di malavita” affermano che la sua carriera di omicida sarebbe iniziata all’età di 8 anni. ‘Scenzore non è stato il braccio armato solo dei Capitoni infatti, secondo le ricostruzioni degli inquirenti, avrebbe commesso almeno una dozzina di omicidi per conto del clan Birra – Iacomino durante la lunga faida contro gli Ascione – Papale che ha insanguinato le strade di Ercolano. Insomma, il Killer dei 7 secondi era molto “richiesto sul mercato“. Le sue caratteristiche lo rendevano un sicario perfetto che portava sempre a termine il lavoro che gli veniva ordinato. La sua tariffa? 2.000 euro al mese solo per uccidere. Ma le specialità non si limitavano agli omicidi. Infatti il boss Antonio Lo Russo l’avrebbe anche utilizzato per seguire le attività illecite del traffico di stupefacenti.

Vincenzo Bonavolta È sempre stato pericoloso, io lo conoscevo bene, siamo cresciuti insieme nello stesso rione. Tutti sapevano cosa faceva e che da bambino, da piccolo, a soli 8 – 9 anni aveva già ammazzato un altro bambino“, ha dichiarato all’autorità giudiziaria il pentito Raffaele Liberti. Poi, secondo altre testimonianze, l’abuso di alcol e droga lo avrebbero reso ancora più instabile e folle, capace di omicidi efferati e senza alcuno scrupolo. Tra quelli che hanno suscitato più scalpore non possiamo non ricordare l’agguato dell’ambulanza in cui hanno perso la vita Salvatore Manzo e Giuseppe D’Amico, rispettivamente boss del clan Stabile di Chiaiano e guardaspalle. I due furono uccisi nel 2004.

Dopo l’arresto del 2012 sono iniziate ad arrivare le sentenze dei Tribunali. Bonavolta per quattro degli omicidi commessi durante la guerra di Ercolano è stato condannato in primo grado a 16 anni di carcere. Poi è arrivata la condanna a 13 anni e 10 mesi per i reati commessi tra le fila dei boss di Miano. Attualmente è di circa 30 anni il periodo totale che Bonavolta dovrà trascorrere dietro le sbarre.

Un ergastolo, invece, pende sulla vita di Luigi Cutarelli giovanissimo killer che a soli 22 anni sarebbe colpevole di due omicidi (quelli del boss della SanitàPietro Pierino Esposito e del traditore dei Lo Russo, Pasquale Izzi) e indicato come autore della stesa che ha ucciso Genny Cesarano. Cosa hanno in comune Cutarelli e Bonavolta? Sicuramente il clan e il quartiere di appartenenza: i Capitoni e Miano. Quest’ultimo è il fortino in cui lo storico sodalizio ha dettato legge per anni, controllandone il territorio e sostituendosi allo Stato in quelle che sono le dinamiche sociali ed economiche.

Un contesto che troppo spesso a Napoli corrisponde alla normalità e rappresenta quasi una “condanna alla nascita” per chi è originario e vive in determinate zone della città. Tuttavia questo non può essere una giustificazione. Uccidere, togliere la vita è un atto estremo e disumano che solo in clima di guerra diventa “ordinario“. E negli ultimi anni a Napoli è in atto proprio una guerra, un conflitto che miete vittime, anche giovanissime, la cui morte è causata da killer, spesso, ancor più giovani. In una città in cui i vecchi equilibri criminali sono saltati, caos e violenza si sono impadroniti delle strade della città e della vita delle persone. In fondo, come insegnano le cronache, per uccidere bastano solo 7 secondi.

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