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Forcella, Luigi Giuliano jr attacca Misso: “È un vigliacco, prenda esempio da mio padre Nunzio”

Cronaca
6 settembre 2018 13:25 Di Ciro Cuozzo
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Dopo la stesa di lunedì sera 3 settembre in via Vicaria Vecchia a Forcella, proseguono le indagini della Squadra Mobile di Napoli per risalire ai due autori di un raid che ha ferito per errore anche una donna di 52 anni, affacciata al balcone dell’abitazione presente al primo piano di quella strada dove nel 2004 venne uccisa per errore la giovane Annalisa Durante.

Nel mirino degli investigatori la nuova “paranza” di giovani aspiranti boss, capitanata dalle famiglie Vicorito e De Martino, che già da diversi mesi sta provando a farsi largo nel cuore del centro storico di Napoli a colpi di stese e raid contro i figli dei pentiti di camorra, cosi come abbiamo già scritto in passato.

Diverse infatti le spedizioni punitive contro i figli dell’ex “re” di Forcella Luigi Giuliano e del fratello Guglielmo come le presunte minacce alla famiglia Sibillo che ha visto da pochi mesi il padre dei baby boss Lino (in carcere) ed Emanuele (ucciso nell’estate del 2015) tornare in libertà.

In questa potenziale miscela esplosiva si aggiungono le dichiarazioni dell’ex boss del Rione Sanità Giuseppe Misso, da anni collaboratore di giustizia. Su Facebook ‘o Nasone ha duramente attaccato la famiglia Giuliano e nello specifico Nunzio Giuliano, primogenito di Pio Vittorio, dissociatosi dalla camorra già negli anni ‘80 e ucciso in un agguato nel 2005 mentre stava tornando a casa in scooter con la compagna dopo la spesa. Omicidio di cui, ad oggi, sono sconosciuti mandanti ed esecutori materiali.

Misso, cresciuto da piccolo con Luigi Giuliano e i suoi fratelli per poi staccarsi dopo la prima esperienza in carcere, ha così attaccato dopo l’ultima stesa avventura a Forcella. “SIMBOLO DEL DOMINIO CAMORRISTICO – Il clan Giuliano uccise Annalisa Durante…Un’altra stesa a forcella, un’altra donna ferita…A forcella c’è quel murales che rappresenta ancora il dominio del clan Giuliano, addirittura santificato…La camorra vive di simboli… si nutre nel degrado…nella miseria…tra la monnezza di una città in agonia…Quel Murales rappresenta tutto questo e finchè non verrà cancellato, Forcella non potrà mai ricominciare a sperare…“.

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Parole che hanno provocato l’indignazione di Luigi Giuliano, figlio di Nunzio, divenuto collaboratore di giustizia nel 2000. Così come già raccontato in una recente intervista video a VocediNapoli.it dal titolo “Storia di Luigi, figlio dell’altro Giuliano”, abbiamo parlato con Luigi jr. che voleva replicare replicare alle accuse lanciate da Misso: “Associare mio padre al clan Giuliano è un errore che oggi fanno ancora in tanti”.

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Luigi, perché?
Già a inizio anni ‘80 decise di dissociarsi dalla famiglia andando a vivere da Forcella a Chiaia. Poi dopo quattro anni di carcere, perché rientrò in un maxi blitz “grazie” alle accuse dei pentiti, nel 1988 andò nella trasmissione Rai “Linea Rovente” di Giuliano Ferrara per spiegare i motivi della sua decisione e nel sondaggio finale il pubblico si schierò dalla sua parte.

Durante gli anni trascorsi da tuo padre in carcere, la tua famiglia prendeva i soldi dal clan?
Inizialmente si. I fratelli di mio padre davano a mia madre, me e mio fratello Pio Vittorio (deceduto a 17 anni per overdose) una quota settimanale proveniente dai guadagni del bancolotto. Io prendevo 200 mila lire, mio fratello 500 perché aveva un figlio da poco nato e mia madre una quota simile. Mio padre successivamente lo venne a sapere e ci vietò di accettare i soldi della famiglia.

Quale fu la vostra reazione?
Mia madre si adeguò. Io e mio fratello solo di facciata perché poi andavamo lo stesso nell’appartamento dove si tenevano i conti delle attività del clan e “sfilavamo” 2-300 mila lire alla settimana. Eravamo affascinati da quel mondo semplicemente perché ne eravamo cresciuti all’interno. Poi con mio padre in carcere avevamo perso l’unica voce fuori dal coro.

Perché Misso, così come ha scritto anche nel suo secondo libro “Il Chiarificatore”, attacca tuo padre ritenendolo un boss?
Vorrei chiederglielo. Penso solo che sia un vigliacco a scagliarsi contro chi non c’è più e contro chi ha dimostrato con i fatti di essersi dissociato dalla sua famiglia. Sa bene il percorso fatto da mio padre, sa bene che è andato in giro per le scuole, in televisione e in altri luoghi per raccontare la sua esperienza e spiegare soprattutto ai bambini e ai giovani l’importanza della scuola, della conoscenza e della cultura in generale per non farsi trascinare in brutti giri.

Misso parla di tesoro della famiglia Giuliano custodito da tuo padre?
Tutto falso perché mio padre sia prima che dopo il carcere era inserito nel settore dell’abbigliamento e così si guadagnava da vivere. Aveva un negozio e faceva affari vendendo all’ingrosso. Poi comprò due case tra Chiaia e via Tasso anche grazie all’aiuto economico di mio nonno.

Quindi soldi di dubbia provenienza?
Era pur sempre il primo figlio. Ha avuto un aiuto ma il grosso dei soldi erano i suoi.

Il murales di San Gennaro presente a Forcella assomiglia a tuo padre?
La somiglianza c’è ma non riesco a capire perché considerare mio padre un boss o un simbolo di un clan che non esiste più. Le paranze che si stanno affrontando oggi a Forcella, contendendosi il controllo del territorio anche con i Mazzarella, hanno picchiato e aggredito negli scorsi mesi i figli dei miei zii pentiti. Posso aggiungere una cosa?

Prego…
Premesso che non vivo a Napoli da decenni e non credo che quel murales sia dedicato, anche indirettamente, a mio padre. Se però tutte queste congetture fossero vere, e quindi che in quel murales è raffigurato mio padre, sarebbe da prendere solo come esempio positivo per gli stessi abitanti di Forcella.

Perché si è dissociato?
Non solo. Ha dimostrato con i fatti di essere fuori dalle dinamiche camorristiche di una zona che amava fin da piccolo. Per lui mica è stato facile andare via da lì. Rispetto ai suoi fratelli e a Misso, ha messo da parte l’ego facendo prevalere la sua coscienza. Da figlio poi aspetto ancora di sapere chi ha ordinato di ucciderlo e chi si è occupato dell’esecuzione.

L’INTERVISTA A LUIGI GIULIANO JR – PARTE PRIMA

L’INTERVISTA A LUIGI GIULIANO JR – PARTE SECONDA

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