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Camorra a Forcella, la nuova paranza picchia i figli dei pentiti. La moglie di Giuliano: “Ti ammazzo”

Cronaca
12 febbraio 2018 19:57 Di Ciro Cuozzo
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Hanno approfittato del vuoto di potere creatosi in seguito all’indebolimento dei clan storici del centro storico e, dalle ceneri di quel che resta della “paranza dei bimbi”, stanno provando pian piano a conquistare zone del centro di Napoli spacciando droga, imponendo estorsioni e picchiando, senza scrupoli, gli appartenenti alla famiglia storica di Forcella, i Giuliano, che oggi con la malavita non avrebbero nulla a che fare.

Rientrano in quest’ottica, infatti, le violenti aggressioni subite da Nunzio Giuliano, 43 anni, e da Raffaele Giuliano, 23 anni. Il primo è il figlio di Luigi, alias Lovegino, per decenni ‘o Rre di Forcella prima di iniziare a collaborare con la giustizia all’inizio degli anni 2000. Il secondo invece figlio di Guglielmo Giuliano, detto ‘o Stuorto, il terzogenito del patriarca Pio Vittorio e tra i primi, insieme agli altri due fratelli Raffaele ‘o Zui e Salvatore ‘o Montone, a passare dalla parte dello Stato.

Due aggressioni avvenute nel giro di un mese e mezzo. Tutto è iniziato a fine dicembre, così come già documentato da VocediNapoli.it, quando non passò inosservato il ritorno a Forcella di Nunzio Giuliano, incensurato, caduto in disgrazia dopo essere uscito dal programma di protezione insieme alla sua famiglia. Il figlio dell’ex boss Luigi, ha gestito male i soldi garantiti dallo Stato per iniziare una nuova vita, tornando nel quartiere dove è cresciuto senza, tuttavia, creare problemi a nessuno. Qui ha iniziato a vivere quasi come un clochard, trovando ospitalità in un garage e dormendo in un’auto. Ha denunciato alla polizia di essere stato prima minacciato e poi aggredito da giovani poco più che ventenni che lo “invitavano” a lasciare il quartiere perché considerato “immondizia e figlio di un pentito”.

Nunzio Giuliano: "Mi vogliono lontano da Forcella perché sono il figlio di Luigi"

Da sinistra Luigi Giuliano e il figlio Nunzio

Stesso trattamento è stato riservato al cugino giovanissimo, Raffaele (omonimo del figlio di Salvatore ‘o Montone, accoltellato alla gola nei mesi scorsi a Bagnoli e da qualche settimana sparito da Forcella), che con le dinamiche malavitose della famiglia Giuliano non avrebbe mai avuto a che fare, anche perché quando papà ‘o Stuorto decise di iniziare a collaborare con la giustizia, lui aveva pochi anni di vita. Tornato a Napoli a inizio febbraio per un funerale, è stato minacciato prima e aggredito poi da uno dei rampolli della nuova paranza che vorrebbe prendere in mano gli affari illeciti nel centro storico della città. Si tratterebbe di alcune famiglie (Stolder, Vicorito, De Martino) reduci da quella “paranza dei bimbi” disarticolata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli con oltre 100 arresti suddivisi in più fasi.

L’episodio, denunciato dal giovane alla polizia, è stato raccontato su Facebook dalla madre di Raffaele, moglie di Guglielmo. La donna, nonostante fosse sotto protezione fino a qualche anno fa, ha pubblicato una lunga serie di post, con tanto di foto del presunto autore dell’aggressione, in cui gli rivolgeva vere e proprie minacce, anche di morte. La rabbia da madre è degenerata con frasi come “ho detto ai carabinieri che ti ammazzo”, “mio marito è pentito ma è omm (uomo)”, “hai sottovalutato mio figlio, mi chiamano pazza non te lo dimenticare”, “tua mamma piangerà tanto”. Parole durissime contro i rampolli della nuova mala di Forcella. Parole che su Facebook è difficile ritrovare perché il profilo della donna è stato oscurato.

 

Guglielmo Giuliano

 

 

 

 

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