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NapoliCittàLibro, Alessandro Polidoro: “Bilancio straordinario, oltre 20mila persone e città protagonista”

Il Salone del libro e dell’editoria chiude in bellezza le quattro giornate culturali di Napoli.

Cultura
1 giugno 2018 11:09 Di Maria Grazia Celardo
7'

E’ passata giusto una settimana da quando il complesso monumentale di San Domenico Maggiore ha chiuso le sue porte al Salone del libro e dell’editoria, rassegna culturale d’eccellenza che si è tenuta dal 25 al 27 maggio scorso nel cuore del centro storico di Napoli laddove per quattro giorni gli unici protagonisti sul palcoscenico della vita quotidiana sono stati loro, i libri.

Dalla prosa alla poesia, dalla letteratura alla narrativa, dalla saggistica alla novellistica, si è parlato e letto di tutto. Una vera e propria occasione per la città e per i suoi visitatori, per andare oltre la virtualità dell’era digitale e vivere la realtà della bellezza che è racchiusa nelle pagine dei libri anche grazie al confronto continuo e quotidiano che gli spettatori del salone, lettori e non, hanno potuto avere con gli scrittori e i tanti altri celebri ospiti artisti della kermesse culturale.

Ed allora, facciamo il punto della situazione con il Presidente del Comitato Liber@Arte, l’editore Alessandro Polidoro, che unitamente agli altri due soci del direttivo Diego Guida e Rosario Bianco, è stato il principale promotore di questo piccolo miracolo culturale e che ha sottolineato come Il Salone del libro e della editoria di Napoli sia stata un’occasione meravigliosa in cui la rivoluzione culturale è nata anche, ma non solo, nelle parole.

Siamo partiti da un presupposto di base che era quello di creare una nuova forma di economia per la nostra città – racconta Polidoro – e questa sfida è stata vinta già in partenza e a prescindere dal meraviglioso risultato in termini di vendite e ricavi registrati dagli espositori presenti. Basti pensare alla contrattualizzazione di ben quaranta ragazzi – i nostri cd. angeli – che hanno partecipato ai lavori di preparazione dell’evento lavorando all’interno delle redazioni e degli uffici stampa dell’organizzazione del salone, ma anche delle imprese di vigilanza, di pulizia, degli arredatori, dei responsabili di sala e degli allestitori cha da sola ha prodotto una nuova fetta di economia per i napoletani, nel senso più concreto del termine ovvero la spendita del denaro. Il tutto, per un giro di affari del valore di circa trecentomila euro, tanto per iniziare”.

Insomma la bellezza della cultura si fa nuovo motore dell’economia partenopea. Una cultura che crea profitto per la città e per i napoletani ma non solo, se si considera anche che i centodieci editori/espositori presenti al salone del libro, sono stati messi da subito nelle condizioni di sentirsi ripagati degli esborsi sostenuti inizialmente per poter partecipare alla rassegna, anche e soprattutto in termini di trasferimenti, non solo perché la notevole affluenza di pubblico ne ha favorito la promozione e la pubblicizzazione, ma anche per le numerose vendite effettuate.

Per non parlare poi, – continua entusiasta Alessandro Polidoro -, di altre due grandi sfide vinte dal Salone del libro e dell’editoria ovvero quella dei giovani, in termini di partecipazione attiva registrata alle presentazioni dei libri, che dunque stavolta non sono rimasti semplici spettatori dei nostri comizi, e dei napoletani, che hanno dimostrato un autentico interesse per la cultura del libro, andando oltre il consuetudinario attaccamento a quelli che sono i simboli della città come la pizza e il calcio”.

E a proposito di simboli, va sottolineata la scelta, altrettanto vittoriosa e strategica, della location in cui è stata ambientata la kermesse culturale: lo storico complesso monumentale di San Domenico Maggiore ha conferito un’importanza sacramentale al matrimonio tra cultura e cittadinanza che si è celebrato nei quattro giorni del salone del libro.

 

Tuttavia come sempre accade, durante ogni ricevimento di nozze, qualche invitato non ha lesinato critiche. Anche in rete, in particolare all’interno dei social network, sono fioccate le polemiche e le lamentele rispetto alle quali però la posizione ferma ma al tempo stesso compita del Presidente è stata quella di guardare ancora una volta ai fatti concreti. “Abbiamo scelto il complesso monumentale di San Domenico Maggiore anche, ma non solo, su indicazione dell’assessore alla cultura di Napoli Nino Daniele perché poteva essere un grande attrattore all’interno del circuito dei decumani e così è stato. I nostri editori ma anche quelli internazionali hanno conosciuto in questo modo un museo, potendo partecipare in pratica anche ad una visita culturale atipica. In più, abbiamo coinvolto i turisti presenti nel centro storico il cui afflusso al salone è stato alquanto considerevole e quindi oggettivamente mai scelta è stata più indovinata. Le lamentele sono ingiustificate se si pensa che uno spazio fieristico, sebbene più adeguato alle proporzioni fisiche della rassegna, non avrebbe avuto il medesimo fascino del complesso monumentale utilizzato. I nostri ospiti, nazionali e internazionali, nonché gli stessi espositori sono rimasti affascinati dai tesori che Napoli racchiude. Non ci rendiamo mai abbastanza conto che qui in città abbiamo delle bellezze artistiche sconosciute ai più che per l’occasione si sono rivelate interamente creando così un itinerario culturale turistico alternativo e innovativo rispetto agli standard turistici”.

Adesso però, mentre a Torino già è stato annunciato che la prossima edizione del Salone del libro e dell’editoria si terrà dal 9 al 13 maggio 2019, non ci resta che attendere il programma della seconda edizione napoletana del Salone del libro e dell’editoria.

Il tutto con l’auspicio di superare anche e non solo in termini di presenza numerici, i risultati di questa prima edizione concretizzati in circa ventimila accessi registrati che, come dice lo stesso Polidoro, Non sono un punto di arrivo, bensì di partenza” ammettendo pure, con una giusta e sana dose di umiltà, che “Sebbene siano dei numeri straordinari per una prima edizione di sicuro non intendiamo paragonarci, né lanciare alcuna sfida al Salone di Torino, un evento collaudato da più di trent’anni che gode tra l’altro di fondi smisurati. Tuttavia, è auspicabile che anche la struttura di Napoli città libro, ideata dal Comitato Liber@Arte, si munisca di una organizzazione che possa agire insieme al sistema creditizio, imprenditoriale e politico locale in modo da rispondere alle esigenze di un salone sempre più grande, che magari, pure tra dieci anni, potrà paragonarsi se non addirittura superare quello di Torino e di altre città”.

Insomma non c’è che dire, una bella sfida per un imprenditore tanto più per un editore se si considera il momento storico politico non proprio felice che sta attraversando il nostro amato paese e che vive al momento una sorta di impasse istituzionale dove ancora si pongono forti interrogativi sull’utilità di un’economia europea all’interno della quale l’Italia stenta ad emergere.

Eppure, sottolinea Alessandro Polidoro, “Dobbiamo aprirci alla internazionalizzazione. Bisogna uscire dalla logica degli scontri. Dobbiamo dare una strada ai nostri giovani facendo leva sulle nostre esperienze del passato. Dobbiamo riuscire a dare loro un esempio ed in questo, il messaggio trasmesso con il salone del libro e dell’editoria è stato molto chiaro. Basti pensare che attualmente, sono proprio le professioni legate alle case editrici che possono dare realmente nuovi sbocchi lavorativi. Si pensi a quanti operano negli uffici stampa, a quanti realizzano siti web, a chi è addetto al marketing o all’editing aziendale. Nell’editoria, nella bellezza della cultura i giovani possono trovare le risposte a quella che è la crisi dell’economia e del lavoro che vivono. Questo è il nostro obbiettivo: indicare loro la strada della bellezza affinché tutto cambi e tutto sia più bello di prima”.

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