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Omicidio Ciro Esposito, motivazioni choc dei giudici: “Danielino ha fatto una bravata”

La replica dell'avvocato Pisani: "Lasciare la toga in memoria delle vittime innocenti"

Cronaca
9 settembre 2017 15:13 Di Ciro Cuozzo
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Per la Corte d’Appello di Roma, l’omicidio di Ciro Esposito è stato  una “bravata”.  “Danielino” era uscito dal Ciak Village perché “insofferente” per la presenza dei napoletani. Armato di pistola dunque, Daniele De Santis, alias Gastone, apre il fuoco “consapevole dei rischi della sua tragica bravata”.

Sono destinate a passare alla storia le motivazioni della sentenza dei giudici della Corte d’Appello di Roma che lo scorso 27 giugno hanno ridotto di ben 10 anni (da 26 a 16) la condanna a”Danielino”, accusato dell’omicidio di Ciro Esposito, ferito a colpi d’arma da fuoco il 3 maggio 2014 prima della finale di Coppa Italia tra Napoli e Fiorentina e morto dopo 53 giorni di agonia all’ospedale Gemelli di Roma.

La riduzione della condanna è stata motivata proprio dall’assoluzione dal reato di rissa (perché per i giudici non ci fu agguato) nonché dall’esclusione dell’aggravante dei futili motivi. Per la Corte d’Appello – le cui motivazioni sono sintetizzate in un articolo pubblicato oggi sul Corriere della Sera, edizione romana – “Danielino” non fu un agguato ma una “scomposta azione dimostrativa”.

Ciro Esposito: "De Santis non ha mai chiesto perdono"“Non si capisce — scrive la corte d’Appello — come De Santis si possa ritenere l’esca. Questa tesi appare frutto di una suggestione successiva ai fatti e prodotto di una elaborazione collettiva”. Lo esclude la logica —la stazza dell’imputato, il fatto che fosse a volto scoperto davanti al luogo in cui vive — e la mancanza di prove dell’imboscata prima e durante i fatti. I giudici escludono poi anche la presenza di complici con casco integrale (mai identificati) definendoli ragazzi in scooter attratti dalla confusione e poi fuggiti per non essere coinvolti.

Sempre secondo i giudici, De Santis esce dal Ciak Village perché “insofferente” per la presenza dei tanti tifosi napoletani” che il 4 maggio 2014 affluiscono a Tor di Quinto lanciando petardi e fumogeni, “alcuni gioiosamente, altri meno”. Poi cerca di ripararsi dietro il cancello, viene colpito con un pugno da Ciro e apre il fuoco con la pistola che già impugnava «perché consapevole dei rischi della sua tragica bravata”. Motivazioni queste che spingeranno gli avvocati dell’ex ultrà romanista, Tommaso Politi e David Terracina, a chiedere un’ulteriore riduzione per legittima difesa.

Allibito invece dalle motivazioni della sentenza l’avvocato Angelo Pisani, legale della famiglia Esposito: “Usare il termine bravata è un’offesa alla memoria di un ragazzo ucciso” dichiara a VocediNapoli.it. “Altro che bravata, De Santis non mi sembrava un ragazzino con la pistola ad acqua, sarebbe sensato e rispettoso soprattutto in memoria delle vittime innocenti lasciare la toga e sperare sono nella vera giustizia divina”.

N.B.  Il termine “bravata” – si legge nelle motivazioni della sentenza di secondo grado – è riferito al lancio di pietre di Daniele De Santis nei confronti dell’autobus dei tifosi del Napoli e non all’omicidio successivo di Ciro. 

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