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Il Monarca dei Borboni, la prima nave ad elica d’Italia

Cultura
15 Maggio 2017 19:17 Di alessia mancini
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Se provassimo ad immaginare le navi di un generico passato, tutti visualizzeremmo certamente delle vele. Questo perchè la navigazione a vela è legata ad un mondo di storie e racconti leggendari che ha segnato indelebilmente la nostra fantasia. Ma ci fu un breve periodo, tra il 1750 ed il 1850 circa, in cui le navi cominciarono ad andare a vapore, e si muovevano grazie a delle enormi ruote meccaniche.

I primi esperimenti furono americani, e ci misero un po’ ad arrivare in Europa a causa dell’iniziale diffidenza. Una volta rotto il ghiaccio, i primi a cogliere le potenzialità del nuovo mezzo furono inglesi e francesi. Seguirono a ruota i Borboni, sempre attenti a studiare la concorrenza, e se possibile, ad anticiparla. Dalle innocue barchette a vapore che risalivano pazientemente i fiumi americani, si passò in Europa immediatamente alle navi da guerra.

Le enormi ruote che permettevano di muoversi in mare, però, rappresentavano in guerra un grosso handicap. La soluzione fu l’elica, il nuovo sistema di propulsione che consentiva al motore di trovarsi sotto la linea di galleggiamento, più sicuro, stabile, e meno esposto. Al solito Inghilterra e Francia, inarrivabili. Ma in Italia i Borboni non persero tempo.

Nasce nella seconda metà dell’800 uno di quei primati borbonici che impreziosiscono la storia di Napoli e del Regno delle Due Sicilie: la prima nave ad elica d’Italia. Quando però si vada a verificare il nome e le caratteristiche di questa nave, si scopre che potrebbe non essere l’unica a contribuire a quel primato.

La nave in questione è universalmente riconosciuta come Il Monarca. Impostata nel 1845 e varata nel 1850, nasce come una nave da guerra, la più grande mai costruita in Italia, ma senza propulsione a vapore né quindi elica o ruote. Nel 1858 viene predisposta per accogliere le nuove tecnologie, e nel Regio Cantiere Navale di Castellammare di Stabia viene quindi fornita di 4 caldaie tubolari collegate ad una motrice da 450 cavalli.

Nel frattempo, però, era stata avviata la costruzione, nello stesso cantiere, della Borbone, la prima nave ad elica da guerra, progettata per ottimizzare gli spazi militari e quelli della propulsione a vapore. Era il primo aprile del 1857 quanto la nave fu impostata, il 18 Gennaio 1860 quando fu inaugurata con il classico varo dalle autorità.

Quindi si può affermare che la prima nave a montare un motore ad elica fu la Monarca. La prima nave ad essere ideata e costruita col motore a vapore e l’elica, fu la Borbone. Il tutto avvenne comunque nel giro di una manciata di mesi, e la concorrenza italiana era talmente indietro che considerando detentrici del primato l’una o l’altra nave, in ogni caso non vi sarebbero navi italiche in grado di interporsi cronologicamente tra le due.

Non solo le due navi solcarono i mari nello stesso periodo, ma si ritrovarono coinvolte spesso nelle medesime vicende. Nel 1860 il Regno delle Due Sicilie era prossimo a salutare definitivamente il panorama politico europeo, soppiantato da quell’Unità d’Italia che tanti consensi raccolse, in special modo intorno ad uno dei suoi protagonisti: Giuseppe Garibaldi.

Proprio al Generale fu consegnata il 5 Luglio 1860 una nave borbonica, la Veloce, per il tradimento di un comandante borbonico. Con questa piccola nave da guerra Garibaldi seminò il panico in più di una circostanza. La Veloce fu ribattezzata Tukery, in memoria di un compatriota scomparso. All’equipaggio borbonico fu proposta la nuova bandiera o la libertà. Quasi tutti scelsero la seconda. Tempo qualche giorno dopo il furto, e Garibaldi era già per mare sul suo nuovo giocattolo. Rubò due navi mercantili borboniche l’11 Luglio, contribuì in maniera decisiva alla presa di Milazzo il 20 Luglio.

E tentò di rubare con la Tukey un pezzo grosso dell’armata borbonica: la Monarca. Poteva contare sulla complicità del comandante della grande nave da guerra, Vacca, il quale la lasciò ormeggiata a Castellammare, dove da poco era stata dotata di motore a vapore ed elica. Il piano simil piratesco dei garibaldini andò del tutto a monte per una serie di sfortunate (per loro) coincidenze.

Anche la fuga si rivelò difficoltosa, perchè la Tukery, possedendo un solo cilindro a causa dei danni subiti a Milazzo, ci mise ben venti minuti per far manovra ed uscire dal porto. Venti minuti nei quali la Monarca e le postazioni di terra spararono e bombardarono ripetutamente in direzione della Tukery, senza riuscire però a colpirla, frenati dal pericolo di colpire le altre navi ormeggiate.

E la Borbone? L’altra nave dotata di elica venne colpita dai cannoni della Tukery un mese più tardi, e fu costretta a ritirarsi a Siracusa per le riparazioni del caso. Il 4 Settembre fece ritorno a Salerno. Due giorni dopo, il 6 Settembre, il Monarca, nella figura del suo capitano, si rifiuta di eseguire gli ordini di Ferdinando II e non partecipa alla difesa navale durante l’assedio di Gaeta, una delle ultime roccaforti borboniche a cedere.

Alla difesa di Gaeta non contribuirà nemmeno la Borbone, perchè il 7 settembre entra ufficialmente a far parte della flotta sabauda, col nuovo nome di Giuseppe Garibaldi. Stessa sorte tocca ovviamente anche alla Monarca, già in odore di tradimento, il cui nome sarà Re Galantuomo. Le due navi verranno impiegate in diverse operazioni militari, ma nel febbraio del 1861 si ritroveranno entrambe a Gaeta, per piegare la resistenza dei loro ex commilitoni.

Terminate le urgenze belliche, entrambe le navi subiranno dei ridimensionamenti anche massicci che le renderanno funzionali ad altri scopi (traversate oceaniche, nave caserma, nave ospedale, nave scuola), e tra disarmi e riarmi, finiranno per essere demolite, la Monarca nel 1875, e la Borbone nel 1899, quando le navi metalliche avranno reso questi gioielli all’avanguardia, nient’altro che testimonianze di un regno scomparso.

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