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La scelta di non collaborare, i segreti nella tomba e la figlia concepita dove è morto: in carcere. Il rapporto tra Cutolo e lo Stato

Raffaele Cutolo ha praticamente vissuto tutta la vita in cella: dalla guerra di camorra, passando per la paternità, fino alla morte

Cronaca
18 Febbraio 2021 09:45 Di Andrea Aversa
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Ha condotto una guerra che ha insanguinato per anni Napoli e provincia cambiando per sempre l’immaginario, la forma e la sostanza della camorra. Non si è pentito e ha deciso di non collaborare con la giustizia. È riuscito a concepire una figlia grazie alla fecondazione artificiale. Ha portato con sé nella tomba tanti segreti che hanno caratterizzato la sua vita e il periodo storico nel quale ha vissuto. Era Raffaele Cutolo e tutto questo lo ha praticamente fatto da detenuto.

In cella ininterrottamente dal 1979, ‘o Professore ha iniziato a scontare il regime del carcere duro, il 41bis, dal 1995. Cutolo da anni era malato, le sue condizioni si erano aggravate negli ultimi mesi. Ha cercato di scontare gli ultimi giorni della sua vita ai domiciliari o in una struttura sanitaria adeguata. Avrebbe potuto permetterglielo una norma speciale approvata a causa dell’attuale pandemia. Il coronavirus nelle carceri è stato una bomba incendiaria. Le rivolte e i 13 morti che ci sono stati lo scorso marzo ne sono la prova.

Il rapporto tra Cutolo e lo Stato

Di Cutolo si conosce tanto grazie a ciò che è stato raccontato dalla stampa e da un’attenta bibliografia. Resta altrettanto interessante ciò che di ‘o Professore non si sa e che le cronache e le ricerche storiche non hanno potuto scrivere. Proviamo a immaginare un’altra storia. Fatti che non sono mai accaduti ma che potrebbero apparire verosimili. Immaginiamo che ci siano stati tanti incontri tra ‘o Professore e gli esponenti del Governo, da allora fino ad oggi. Immaginiamo che in gran segreto gli emissari dell’esecutivo abbiano incontrato più volte il boss in carcere.

A quel punto immaginiamo che davvero Cutolo sia stato decisivo per la liberazione dell’Assessore regionale Cirillo, rapito dalle Brigate Rosse. Immaginiamo che Cutolo avrebbe potuto davvero impedire l’omicidio di Aldo Moro e che lo Stato l’abbia fermato. Immaginiamo che ‘o Professore fosse a conoscenza di elementi fondamentali per le indagini scaturite dai fatti che hanno caratterizzato quel periodo noto come gli anni di piombo.

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Ovviamente stiamo fantasticando, non parleremo di una fantomatica ‘trattativa‘ tra lo Stato e la camorra. Sul tema già si stanno sprecando, come i tifosi allo stadio, pagine di giornali e trasmissioni televisive. Ma se tutto ciò fosse vero, cosa avrebbe potuto offrire lo Stato Raffaele Cutolo? Insomma, Cutolo è deceduto in carcere. Se davvero ci fosse stata una sorta di trattativa tra il boss e le istituzioni, perché ‘o Professore sarebbe rimasto a marcire in una cella fino alla morte? Forse, perché sarebbe stato meglio che Cutolo restasse in silenzio. Immaginiamo, anni dopo, che uno dei tanti incontri fosse andato in questo modo:

–  “Cutolo, lei non uscirà mai. È un boss sanguinario. È stato condannato a più ergastoli, che figura ci faremmo se la facessimo tornare in libertà?“;

– “Dottore, io però vi ho aiutato con l’Assessore. E avrei potuto aiutarvi anche con l’altro Onorevole. Avete paura che dica qualcosa? Ve l’ho detto, io non mi pentirò mai“;

– “Certo, certo. Ma meglio esserne sicuri. Lei sa tante cose, molte delle quali non dovranno mai uscire dalla sua bocca. Meglio che resta in carcere. In cambio potremmo, un giorno, aiutarla a realizzare quel suo più grande desiderio“;

– “Voi mi state condannando a morte. Il 41bis è peggio della tortura. Sono malato, chiedo solo di trascorrere i giorni che mi restano con la mia famiglia“;

– “Facciamo così, lei se ne sta buono in cella e noi gliela faremo avere davvero una famiglia. Già le è stato concesso di sposarsi, non vuole anche un figlio con sua moglie? Le garantiamo che potranno vivere in pace“;

– “Un figlio, sarebbe meraviglioso. Lascerei qualcosa di diverso a questo mondo e soprattutto a lei, il mio amore che se lo merita dopo tutto quello che ha passato. Ma chi mi garantisce che li lascerete in pace anche dopo la mia morte?“;

– “Non ha molta scelta, deve fidarsi. Allora, siamo d’accordo?“;

– “Va bene“.

Il finale è quello vero: Cutolo è morto solo e malato, ha scontato la pena fino alla fine dei suoi giorni. È morto in carcere, in isolamento ed ha avuto una figlia. Non sappiamo se il suo decesso abbia confortato chi ha sofferto per causa sua. Sappiamo che le istituzioni nell’amministrare la macchina giudiziaria dovrebbero ottenere giustizia e non vendetta. ‘o Professore non era capace di intendere e di volere da tempo, difficilmente avrebbe potuto riprendere le redini del clan o scatenare una nuova guerra di camorra. Di sicuro con lui se ne sono andati tanti segreti che resteranno per sempre sconosciuti. Un boss ha perso la vita senza mai raccontare nulla: evviva, lo Stato ha vinto!

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