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Napoli, a Palazzo Reale arriva l’installazione artistica invidiata da tutto il mondo: “ Rosa Parks House Project”

La visita è accompagnata dalla colonna sonora intitolata "8:46", vale a dire la durata dell'agonia di George Floyd

Arte
15 Settembre 2020 19:18 Di Marta Ricciardi
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NAPOLI – Dal 15 settembre al 6 gennaio, nel cortile principale dello splendido Palazzo Reale di Napoli sarà allestita la mostra “Almost Home – Rosa Parks House Project” dell’artista statunitense Ryan Mendoza.

L’esposizione, dedicata alla celebre “Madre del movimento dei diritti civili“, è patrocinata dalla Regione Campania in collaborazione con la Direzione regionale Musei Campania e la Fondazione Morra Greco che per l’occasione esce dai confini dei propri spazi espositivi per presentare il progetto.

La casa, collocata originariamente nella città di Detroit e acquistata dalla nipote della Parks, Rhea McCauley, è stata salvata dalla demolizione e recuperata dall’artista Ryan Mendoza, che nel 2016 decide di prenderla con sé per proteggerla dall’incuria e rimontarla nel giardino della propria casa a Berlino.

Il particolare titolo scelto per la mostra, “Almost Home” cioè “Quasi Casa”, è stato dettato anche da intenti autobiografici da parte di Mendoza che a Napoli è vissuto quindici anni (fino al 2009) dopo aver lasciato New York poco più che ventenne.

In questo allestimento nulla è stato lasciato al caso: la visita è infatti accompagnata da una colonna sonora intitolata “8:46“, vale a dire la durata dell’agonia di George Floyd, la cui uccisione il 25 maggio scorso a Minneapolis per mano di poliziotti bianchi ha alimentato il movimento Black Lives Matter.

Con il progetto ‘Almost Home – The Rosa Parks House Project’ – si legge in una nota dei curatori – Ryan Mendoza mantiene in vita la memoria di Rosa Parks e di tutti coloro che hanno abitato la casa in un momento storico drammatico e conflittuale della storia americana, la cui identità, oggi rimessa in discussione dal ritorno del Black Lives Matter, appare sempre più fragile e contraddittoria per le ferite di un passato coloniale ancora aperte“.

Era infatti il 1° dicembre 1955 quando Rosa Parks, di ritorno in autobus dopo una estenuante giornata di lavoro come sarta, non trovando altri posti liberi, occupò il primo posto dietro all’area riservata ai bianchi, nel settore dei posti accessibili sia ai bianchi che ai neri (con l’obbligo per i neri di cedere il posto qualora un bianco lo reclamasse).

Dopo tre fermate, l’autista esortò la donna ada alzarsi per cedere il posto ad un passeggero bianco salito dopo di lei. Rosa, con un atteggiamento calmo e dignitoso si rifiutò. Da quel rifiuto nascerà una leggenda.

Da semplice sarta, Rosa Parks diventò la voce di chi non può e non vuole più stare in silenzio a subire le ingiustizie sociali. Il conducente fermò il veicolo e chiamò due agenti di polizia che arrestarono la donna e la incarcerarono per condotta impropria e per aver violato le norme cittadine.

Tuttavia fu proprio da quella notte che cinquanta leader della comunità afroamericana, guidati da un pastore protestante: Martin Luther King, si riunirono per decidere le azioni da intraprendere per reagire all’accaduto, mentre già avevano avuto luogo le prime reazioni violente.

Il giorno successivo incominciò il boicottaggio dei mezzi pubblici di Montgomery, protesta che durò per 381 giorni, in cui dozzine di pullman rimasero fermi finché non venne rimossa la legge che legalizzava la segregazione.

Questi eventi diedero inizio a numerose altre proteste in molte parti del paese. Lo stesso King scrisse sull’episodio descrivendolo come «L’espressione individuale di una bramosia infinita di dignità umana e libertà», aggiungendo che Rosa «rimase seduta a quel posto in nome dei soprusi accumulati giorno dopo giorno e della sconfinata aspirazione delle generazioni future».

«Una vicenda che va riconsiderata ancora con forza, proprio dopo la morte di George Floyd» afferma l’ideatore di “ Rosa Parks House Project”, l’artista americano Ryan Mendoza.

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