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Mimmo Borrelli El Pibe de Oro del Teatro

Teatro
13 Luglio 2020 20:25 Di redazione
2'

Meglio essere diretti. Vedere uno spettacolo teatrale di Mimmo Borrelli è un’esperienza eccezionale. Nel bene e nel male. L’attore e drammaturgo sprigiona un’energia ed una carica emotiva enormi, e anche se i testi sono in alcuni momenti di difficile comprensione (un linguaggio non accessibile a tutti), è impossibile non rimanerne coinvolti.

Anche ‘Nzularchia (che si può tradurre in Itterizia), sua opera prima e vincitore del Premio Riccione 2005, non lascia indifferenti. Mimmo, calciatore mancato (voleva essere Maradona), ne ha riportato in scena una versione nuova, più intima al Maschio Angioino di Napoli prodotto dal Teatro Stabile di Napoli in coproduzione con il Napoli Teatro Festival Italia. Borrelli interpetra da solo i personaggi del dramma, dramma di Gaetano che deve fare i conti in una notte sola con i soprusi e gli orrori di un padre prepotente e assassino.

Suoni e musiche dal vivo di Antonio Della Ragione in dialogo con i video di Alessandro Papa e come sempre la fisicità della pièce diventa tutt’uno con la forza della parola. Ed è proprio sulla parola che vale la pena soffermarci per un’ultima considerazione. La lingua utilizzata è un misto dei dialetti dell’area dei Campi Flegrei. L’autore spiega che quello di Bacoli ha una peculiarità, una cadenza diversa perché erede della grossa influenza di una vasta comunità ebraica emigrata in quella zona agli inizi del secolo sedicesimo.

Nella introduzione allo spettacolo Borrelli legge anche una breve parte della Torah e la paragona alle movenze proprie del dialetto bacolese. Assolutamente da vedere.

di Carmine Arnone

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