Ultimo aggiornamento giovedì, 27 Febbraio 2020 - 07:49

Dall’Unità d’Italia ad oggi, l’artigianato napoletano che resiste: storia degli ombrelli Talarico

Curiosità
12 Febbraio 2020 16:43 Di Sveva Scalvenzi
6'

In una delle stradine dei Quartieri Spagnoli, vico Due Porte a Toledo, si trova da oltre 95 anni una ditta nata nel 1860 di ombrelli e bastoni, la “Mario Talarico”. Situata nel cuore di Napoli, simbolo di un artigianato tramandato nel tempo, è riuscita a resistere ai cambiamenti di un mercato in cui a dominare sono le produzioni commerciali dei grandi magazzini. Avviata come una bottega di ombrelli e parasoli, è giunta oggi alla quinta generazione, affermandosi sempre più come punto di riferimento nazionale e internazionale per la manifattura di prodotti personalizzati e di alta qualità.
La “Mario Talarico” in questi anni ha continuato senza sosta la sua produzione, divenendo uno dei fiori all’occhiello dell’artigianato napoletano e facendosi apprezzare in tutto il mondo per un’arte manuale che si è perfezionata continuamente negli anni. I suoi prodotti, infatti, sono venduti in Asia, in America e in molti paesi europei.

LA STORIA – Correva l’anno 1860 quando Giovanni Buongiovanni, detto “Al giapponese”, apre la ditta di ombrelli, parasoli e ventagli. All’epoca la bottega aveva un’altra sede. Successivamente la figlia Emilia sposa Achille Talarico, discendente di un pittore della corte reale. Insieme hanno due figli, Achille e Giovanni. Quest’ultimo si unisce in matrimonio con Concetta, ragazza del popolo, era questa un’unione vista male dalla famiglia Talarico. Giovanni non cede alle pressioni dei genitori e prende comunque in moglie Concetta, pur sapendo che avrebbe avuto difficoltà in famiglia. Con lei decide di rilevare l’attività del padre, aprendo una nuova bottega di ombrelli, quella che si trova oggi ai Quartieri Spagnoli. La coppia ha sette figli, tra cui Mario Talarico, l’unico che decide di proseguire l’attività di famiglia. Con lui inizia la quarta generazione e nasce il marchio “Mario Talarico ombrelli”.

LA TESTIMONIANZA – “Eravamo sette figli – racconta Mario Talarico – io ho ereditato da mio padre la passione per gli ombrelli. Lui all’inizio voleva che facessi altro, ma poi gli chiesi di mettermi alla prova e a 12 anni ho creato il mio primo ombrello”.
E’ con Mario che la bottega, da un negozio artigianale di ombrelli, fa il salto di qualità, diventando un’attività specializzata in manifattura di prodotti personalizzati, con manici in argento o intagliati in legno e con stoffe pregiate. Gli ombrelli di Talarico diventano così una vera e propria istituzione, non solo a Napoli. “Un prodotto richiesto dalle più grandi personalità politiche, attori, cantanti e personaggi famosi – spiega Mario, nipote dell’omonimo zio, protagonista della IV generazione – i nostri ombrelli sono in quasi tutte le commedie di Eduardo De Filippo. In ‘Natale in Casa Cupiello’ Eduardo dice ‘Questo è l’ombrello di un caro amico’ è di Talarico”. Così come i prodotti Talarico sono presenti in molti film di Totò: “Con la famiglia De Curtis tutt’oggi abbiamo un rapporto speciale – aggiunge Mario junior – facciamo molti ombrelli personalizzati con il volto di Totò”. Inoltre alcuni parasoli personalizzati sono stati offerti in dono a papa Ratzinger e papa Francesco, con il loro volto e lo stemma papale dipinti sulla stoffa.
Espressione dell’artigianato napoletano, l’attività è riconosciuta come azienda ultracentenaria dal Comune di Napoli e dalla Regione Campania. Oggi è fornitrice ufficiale della Real Casa Borbonica assieme ad altri 14 marchi.

LA MANIFATTURA – Un ombrello Talarico è sinonimo di qualità e resistenza. Servono all’incirca sette ore per realizzare un modello basico. Ma il processo inizia mesi prima. Si parte con la curvatura del legno, che avviene a vapore così da renderlo resistente anche alle più forti intemperie. Conclusa questa fase, si sceglie il modello, che può essere a 8, 12, 14 o 16 stecche e si passa alla fresatura. Terminata questa operazione, si aggiungono le molle e si legano le cosiddette balene. Queste sono le stecche in acciaio, che completano la struttura di un ombrello, chiamate così perché un tempo erano fatte con le ossa dei cetacei. Infine si taglia il tessuto e lo si cuce, ultimando il lavoro con le varie rifiniture. Un tempo l’intera produzione avveniva all’interno della piccola bottega, oggi le vasche in cui si immerge il legno si trovano in un apposito laboratorio; il montaggio, le rifiniture e la lavorazione dei manici, invece, continuano a essere fatti nell’antico negozio. Capita spesso, infatti, che qualche curioso passando in quel vicolo, si affacci all’interno per vedere gli artigiani a lavoro.

IL FUTURO – Mario junior, che è subentrato all’omonimo zio nella gestione del negozio, guarda al futuro rimanendo però ancorato ai valori della tradizione. Il suo intento è far conoscere ancora di più i prodotti Talarico, attraverso i nuovi sistemi di comunicazione, con la creazione di un negozio online, dove chi vuole potrà acquistare e personalizzare il proprio ombrello da ogni parte del mondo.
Proprio perché è importante valorizzare una storia ormai quasi secolare, come quella dell’antica bottega Talarico, Mario junior ha in mente di istituire un piccolo museo dell’ombrello ai Quartieri Spagnoli. Un luogo dove esporre le antiche creazioni e spiegare il processo di realizzazione che c’è dietro al prodotto ultimato. Chi è fortunato, poi, potrà ascoltare le storie di Mario senior, che quando può è in bottega. A chi lo incontra, racconta di non riuscire ad allontanarsi da quel luogo in cui è praticamente nato. E alla domanda se creda all’antica superstizione, secondo la quale un ombrello non si debba aprire negli spazi chiusi, risponde: “Ho aperto gli occhi e ho visto solo ombrelli nella mia vita, sarei dovuto morire prima ancora di nascere”.

LEGGI COMMENTI