Ultimo aggiornamento domenica, 16 dicembre 2018 - 22:04

Omicidio Stefano Cucchi, il carabiniere confessa: “Schiaffi, calci in faccia, fu un’azione combinata”

Cronaca
11 ottobre 2018 15:12 Di redazione
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“Ore 11.21. Il muro è stato abbattuto. Ora sappiamo e saranno in tanti a dover chiedere scusa a Stefano e alla famiglia Cucchi”. Con questo post su Facebook, Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, il geometra romano arrestato per droga il 15 ottobre 2009 e morto all’ospedale Pertini la settimana dopo, annuncia il colpo di scena nel processo che vede imputati per omicidio preterintenzionale cinque carabinieri per la morte del fratello.

Sotto processo ci sono Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, tutti imputati di omicidio preterintenzionale e abuso di autorità, Roberto Mandolini di calunnia e falso, e Vincenzo Nicolardi di calunnia.

La svolta ha un nome e cognome: è quello del carabiniere Francesco Tedesco che ha ammesso il pestaggio accusando i colleghi Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo della violenta aggressione.

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Il pm Giovanni Musarò ha reso nota un’attività integrativa di indagine dopo che Tedesco in una denuncia ha ricostruito i fatti di quella notte e ha “chiamato in causa” due dei militari imputati per il pestaggio. E’ stata trovata infatti un’annotazione di servizio in cui Tedesco riferiva del fatto, nota che sarebbe sparita. Francesco Romano ha rivelato al pm che all’epoca aveva redatto un rapporto in cui raccontava ai suoi superiori che cosa fosse accaduto – e in particolare il contegno violento dei suo colleghi – nella caserma in cui Cucchi era stato portato per il fotosegnalamento. Quel rapporto è scomparso e questo confermerebbe l’ipotesi di reato per gli altri due carabinieri imputati per l’orchestrazione delle operazioni di insabbiamento e depistaggio che hanno tenuto l’Arma in un cono d’ombra per otto anni.

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“Fu un’azione combinata – racconta il carabiniere – Cucchi prima iniziò a perdere l’equilibrio per il calcio di D’Alessandro poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo che gli fede perdere l’equilibrio provocandone una violenta caduta sul bacino. Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di avere sentito il rumore”. “Spinsi Di Bernardo -aggiunge Tedesco- ma D’Alessandro colpì con un calcio in faccia Cucchi mentre questi era sdraiato a terra”.

Gli dissi ‘basta, che c…fate, non vi permettete. Mentre uno colpiva Cucchi con uno schiaffo violento in volto e l’altro gli dava un forte calcio con la punta del piede” si legge nel verbale di interrogatorio di Tedesco del 9 luglio scorso. Non è chiaro, al momento, se negli interrogatori resi davanti al pm, Tedesco abbia ammesso di aver partecipato al pestaggio con i due colleghi, ma quel che è certo è che, per la prima volta, uno degli imputati dichiara che quanto ricostruito dalla procura, a cominciare dal pestaggio del giovane, è realmente accaduto.

“Il 20 giugno 2018 – ha detto il pm – Tedesco ha presentato una denuncia contro ignoti in cui dice che quando ha saputo della morte di Cucchi ha redatto una notazione di servizio”. Sulla base di questo atto, il rappresentante dell’accusa ha detto che è stato iscritto un procedimento contro ignoti nell’ambito del quale lo stesso Tedesco ha reso tre dichiarazioni.

“In sintesi – ha aggiunto il pm – ha ricostruito i fatti di quella notte e chiamato in causa gli altri imputati: Mandolini, da lui informato; D’Alessandro e Di Bernardo, quali autori del pestaggio; Nicolardi quando si è recato in Corte d’Assise, già sapeva tutto”. I successivi riscontri della procura hanno portato a verificare che “è stata redatta una notazione di servizio – ha detto il pm – che è stata sottratta e il comandante di stazione dell’epoca non ha saputo spiegare la mancanza”.

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Esprime soddisfazione anche Riccardo Casamassima, l’appuntato dei carabinieri che con la sua testimonianza fece  riaprire l’inchiesta sul decesso di Stefano. “Immensa soddisfazione, la famiglia Cucchi ne aveva diritto. Mi è venuta la pelle d’oca nell’apprendere la notizia. Tutti i dubbi sono stati tolti. Signora Ministro io sono un vero carabiniere. L’Italia intera ora aspetta i provvedimenti che prenderà sulla base di quello che è stato detto durante l’incontro. Sempre a testa alta. Bravo Francesco, da quest’oggi ti sei ripreso la tua dignità” scrive l’appuntato su Facebook in un post che è sparito dopo qualche minuto per far spazio a un altro in cui si rivolge direttamente al ministro Salvini.

IL CARABINIERE CASAMASSIMA: “HO DENUNCIATO E SONO STATO ALLONTANATO”

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