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Intervista a Paolo Macry: “De Magistris lascerà una Napoli peggiore”

Professore di storia contemporanea e editorialista de Il Mattino, Paolo Macry in quest'intervista a VocediNapoli.it, ha parlato della città e del Sud

Interviste
26 giugno 2018 13:05 Di Andrea Aversa
7'

Un nuovo governo la cui maggioranza è costituita da due movimenti ritenuti antitetici e che invece si stanno dimostrando perfettamente in simbiosi. Un Mezzogiorno in grandi difficoltà che fa enorme fatica a rialzarsi e a riprendere la strada dello sviluppo sociale ed economico. Infine Napoli, una città diventata “feudo” di un altro populismo, quello arancione del sindaco Luigi De Magistris.

Che direzione ha preso il paese? Quali sono le prospettive per Napoli ed il Sud? Con Paolo Macry abbiamo parlato di tutto questo con una piccola previsione di quella che potrebbe essere la prossima sfida alle regionali tra l’attuale governatore Vincenzo De LucaDe Magistris. Il tutto condito da un’analisi politica che rivela un contesto dalle enormi potenzialità ma che sta attraversando una fase di forte decadenza.

Un Merdione il cui problema è rappresentato “dall’incapacità di esprimere una classe politica e dirigente“, un governo a “trazione leghista e quindi settentrionalista” nonostante il pieno di voti che il M5S ha fatto al Sud, la propaganda basata sull’anti politica da parte di Lega, M5S e Dema che non piace ma che funziona, i napoletani che hanno premiato un sindaco che amministra una città “dove i servizi non funzionano e il bilancio è in rovina“.

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L’incontro tra i governatori delle regioni del Sud potrebbe dar vita ad un movimento meridionalista in grado di contrastare quello leghista?

Penso male del movimento meridionalista. Credo che un movimento del genere è molto diverso da quello rappresentato dalla Lega. Quest’ultimo è legato ad un tessuto culturale e produttivo estremamente radicato al Nord e si allaccia a tematiche molto contemporanee. Un movimento meridionalista rischia di essere una riproposizione di ciò che è già stato con una valenza rivendicazionista dal punto di vista storico. Inoltre, il Mezzogiorno è diviso in tante realtà molto più disomogenee rispetto a quelle del Settentrione. E questo vale anche dal punto di vista politico. Insomma, la Campania, la Calabria, la Basilicata, la Puglia e la Sicilia hanno tratti estremamente differenti. Questo comporta anche un’altra questione, chi tra De Luca, Oliviero, Pittella, Emiliano e Musumeci assumerà la leadership di questo movimento? Credo sia più un’operazione di forma che di sostanza. Mettere insieme tutte le complessità di questi territori è difficile e ciò che hanno in comune, per ora e dal punto di vista della propaganda, è un forte sentimento anti nordista e anti italiano.

La parte del “contratto di governo” dedicata al Meridione è di circa 8 righe. Non è un pò poco per una maggioranza composta da un partito che nel Mezzogiorno ha fatto il pieno dei voti?

Assolutamente poco. Il M5S però ha comunque una grande capacità di tenere le sue posizioni e il consenso. Questo avviene nonostante l’assedio della Lega. In particolare al Sud, gli umori della gente aiutano molto i grillini nel far leva sul proprio bacino elettorale. E questo, a prescindere dal fatto che uno possa essere d’accordo o meno con loro, non va affatto sottovalutato. Di sicuro il voto del Mezzogiorno nei confronti del M5S ha un connotato meno razionale rispetto a quello del Nord per la Lega. E questo fa emergere le responsabilità politiche e mediatiche di chi li ha preceduti anche perché ritengo che gli ultimi governi, rispetto a tanti altri, non abbiano fatto poi così tanto male per il Meridione.

La questione dei migranti è diventata attuale anche a Napoli con i recenti episodi di violenza avvenuti nel quartiere Vasto. Alla fine la propaganda di Salvini ce l’ha fatta a sfondare anche al Sud?

Purtroppo si, sta accadendo in modo contenuto ma il fenomeno è reale. Si tratta di un discorso culturale che funziona tantissimo. La propaganda demonizzante, ad esempio contro i migranti e le Ong, sembrava pochi anni fa impensabile. Invece, oggi, è diventata parte del senso comune del paese. E il Sud, piaccia o no, fa parte di questo paese. Di conseguenza tale pensiero ha messo radici anche nel Mezzogiorno.

A Roma il populismo giallo – verde e grillo – leghista, a Napoli quello arancione di De Magistris. Tra i 3 movimenti ci sono delle sostanziali differenze politiche o cambia soltanto il colore?

Ci sono alcune differenze. Al di la della dimensione nazionale dei giallo – verdi e di quella locale degli arancioni, bisogna riconoscere che De Magistris è stato il primo ad intercettare questa voglia di cambiamento basata sui malumori che le persone hanno nei confronti della vecchia classe politica. Poi sulla leva propagandistica relativa proprio all’anti politica sono sicuramente simili. È ovvio che questi movimenti traggono forza dai fallimenti di coloro che li hanno preceduti, ad oggi ancora incapaci di offrire un’alternativa politica valida. 

De Magistris si avvia alla fine del suo secondo mandato da sindaco. Che eredità lascerà alla città di Napoli?

Nonostante il calo di consensi De Magistris non ha “nemici” politici. A me personalmente non piace una Napoli in cui i servizi non funzionano e il bilancio è rovinato. Però la sua idea di una città popolare piace molto e gli ha permesso di sviluppare un suo zoccolo duro di elettori. Questi ultimi sono anche abbastanza stratificati all’interno della società napoletana. Il bacino elettorale del sindaco va a pescare da una parte tra i giovani e dall’altra tra i professionisti e i borghesi, non tutti ovviamente. Di sicuro non lascerà una Napoli migliore, se non per questa narrazione dell'”invasione” dei turisti, anzi credo che la città è peggiorata. Ma De Magistris è stato rieletto, quindi premiato e questo deve farci riflettere.

Cosa pensa di una possibile sfida tra De Magistris e De Luca alla regione?

Si tratta di una sfida molto difficile soprattutto per De Luca. Nonostante la sua costante operazione di mettere all’angolo De Magistris, il governatore farebbe bene a non sottovalutare il sindaco arancione. In fondo De Luca rappresenta una politica vecchia  e in crisi. Anche il suo personaggio, nonostante la propaganda decisionista, non è che piaccia molto per via delle sue continue esternazioni. Anche perché, nei fatti, una vera svolta per la regione Campania non c’è stata e questo gli elettori lo percepiscono.

Da oggi a 5 anni, cosa prevede per l’Italia, il Sud e Napoli?

La situazione non è rosea ed è, anzi, molto complicata. Lo è per il paese ma ancora di più per il Mezzogiorno. La forza del governo è data dalla Lega, quindi l’esecutivo è a trazione settentrionale. Il grillismo meridionale potrebbe rischiare di sgonfiarsi proprio per questo motivo. Tuttavia, la propaganda giallo – verde non piace ma è efficace. In particolare credo che il problema del Sud è rappresentato dall’incapacità di esprimere una classe politica e dirigente all’altezza. Su questo il Meridione è latitante da anni. Ed è un fenomeno che caratterizza anche i 5 Stelle. Insomma, loro fanno il pieno di voti ma i politici dove stanno? La cosa è confermata anche dai dati del voto amministrativo. I grillini sfondano a livello nazionale ma non ci riescono a livello locale. In pratica il Sud avrebbe bisogno di una classe dirigente in grado di gestirne i vari pezzi e frammentazioni. E considerato che la sinistra è allo sfascio e la destra è spaccata al suo interno diventando ormai preda della lega di Salvini, non si può che parlare dal punto di vista politico, di una face acefala, cioè senza testa e leadership, del Mezzogiorno.

Intervista a Paolo Macry:

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