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Calcio e camorra, quando Cannavaro e il Napoli accreditarono, senza saperlo, un sicario dei Lo Russo

Cronaca
11 maggio 2018 19:02 Di Ciro Cuozzo
8'

Si è svolto questa mattina nel carcere di Secondigliano l’interrogatorio di garanzia di Gabriele (32), Giuseppe (37) e Francesco Esposito (40), i tre imprenditori residenti a Posillipo ma originari di piazza Mercato, arrestati nei giorni scorsi nell’ambito dell’operazione BlackBet con l’accusa di intestazione fittizia di beni con l’aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare le attività del clan camorristico dei Contini, egemone nel centro storico della città e uno dei perni della temibile Alleanza di Secondigliano che da decenni controlla gli affari illeciti di Napoli e provincia.

Difesi dal penalista Domenico Dello Iacono, i tre imprenditori nel settore dei giocattoli e del by night napoletano, hanno reso dichiarazioni spontanee negando gli addebiti contestati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli. Con loro in carcere si trova anche Diego La Monica, 31 anni, considerato il prestanome intestatario della Grandi Eventi, società a cui è riconducibile la discoteca Club Partenopeo di Coroglio a Bagnoli (locale sottoposto a sequestro preventivo e affidato al momento a un amministratore giudiziario che consentirà il proseguimento delle attività, che ovviamente saranno ancor più controllate).

Ai  domiciliari sono finite Teresa Esposito, 31enne moglie di Gabriele, e Carmela Russo, 36 anni, consorte di Giuseppe. Entrambe sono intestatarie di alcune attività di famiglia finite sotto sequestro su disposizione del giudice per le indagini preliminari Linda D’Ancora. Si tratta di ben cinque negozi di giocattoli del gruppo (Toys Market, Tms Toys Megastore, New Toys), dislocati a Fuorigrotta, Arenaccia, Casavatore (Napoli), Marcianise e Carinaro (Caserta), un centro scommesse Eurobet in piazza Mercato, un bar-ristorante in piazza San Pasquale a Chiaia.

Gabriele Esposito e Pepe Reina

NO RICICLAGGIO – Nelle indagini, avviate nel 2013 e concluse nel 2017, condotte dai pm Francesco De Falco, Ida Teresi ed Enrica Parascandolo (sotto il coordinamento dell’aggiunto Filippo Beatrice), si avanzano dubbi sull’intero impero economico creato negli anni dalla famiglia Esposito e su alcuni legami, sia di parentela che di amicizia, con la criminalità organizzata napoletana anche se, il quadro indiziario, appare piuttosto controverso. Se da un lato la condanna (non ancora definitiva) a 7 anni per associazione mafiosa rimediata da Gabriele Esposito, perché ritenuto in passato affiliato al clan Sarno-Palazzo, oggi completamente disarticolato da arresti e dai pentimenti dei principali esponenti della famiglia capitanata da Ciro ‘o sindaco, spinge la DDA di Napoli a ipotizzare l’utilizzo di soldi sporchi per aprire nuove attività e intestarle a prestanomi compiacenti, dall’altro i soli legami d’amicizia e di parentela, seppur scomodi, potrebbero non superare il Riesame (così come già capitato nel luglio del 2017) in assenza di prove concrete considerato che il Gip non ha accolto l’accusa di riciclaggio.

Proprio contro la decisione del Riesame, relativa al primo arresto degli Esposito avvenuto un anno fa, si è appellata nei mesi scorsi la DDA con la Cassazione che ha accolto solo parzialmente il ricorso annullando la decisione del Riesame per uno dei fratelli Esposito (per l’altro il giudice si deve ancora esprimere), mentre per Gabriele (l’unico con un precedente per 416bis) è stato rigettato.

LE PARENTELE SCOMODE – L’attività investigativa si è avvalsa soprattutto delle intercettazioni telefoniche, grazie anche a una microspia piazzata su una Smart utilizzata in rappresentanza dei negozi Toys di giocattoli. Auto sulla quale spesso veniva intercettato anche Vincenzo Aterrano, suocero di Francesco e ritenuto dagli investigatori un elemento della vecchia guardia del clan Contini, vicino al ras Nicola Rullo recentemente arrestato. Ma i legami di parentela tra gli Esposito e la malavita non finiscono qui. Oltre infatti ai cugini Bruno, Mario e Vincenzo Palazzo, un tempo reggenti del clan Sarno in piazza Mercato e attualmente detenuti e – sempre secondo la Procura – sostenuti economicamente dai cugini imprenditori, c’è anche Umberto Falanga, affiliato al clan Contini e in carcere da quasi 10 anni per condanne per 416 bis e droga.

Stangata contro il clan Contini per traffico internazionale di stupefacenti

Ettore Bosti

LE AMICIZIE CRIMINALI – Non solo parentele scomode ma anche frequentazioni pericolose come quella con Ettore Bosti,  38 anni, meglio conosciuto come Ettoruccio ‘o russo, arrestato nel marzo del 2016 e condannato lo scorso dicembre a 18 anni di carcere. E’ il  figlio di Patrizio e nipote di Edoardo Contini, due elementi apicali dell’Alleanza di Secondigliano. Bosti e gli Esposito, soprattutto Giuseppe, si frequentavano spesso, anche con le rispettive mogli (quella di ‘o russo è Mena Lo Russo, figlia del boss pentito Mario del clan dei Capitoni di Miano).

IL PIZZO PROTETTO DAI CONTINI – I tre fratelli – grazie all’intercessione di Aterrano – si erano rivolti proprio a Bosti per avere uno sconto (da 1000 a 500 euro) sulla richiesta di pizzo ricevuta in un primo momento da Salvatore Maggio (unico collaboratore di giustizia chiamato in causa), arrestato nel giugno del 2016. Maggio era uno dei killer dei Mazzarella salvo poi avviare una mini-scissione negli ultimi anni e avvicinarsi ai Contini e ai clan del Rione Traiano.

PRESTANOME DISTRATTO – Nell’ultima inchiesta emerge anche una “testa di legno” degli Esposito (non è ancora chiaro se si tratti o meno di La Monica) che viene rimproverato da uno della famiglia perché continuava a non ricordarsi il nome della società di cui ne rispondeva giuridicamente.

Salvatore Maggio

LE INTERCETTAZIONI E L’ACCREDITO PER IL PRESUNTO KILLER – Nell’ordinanza figurano anche alcuni personaggi “glamour” (tutti non indagati) come il portiere del Napoli Pepe Reina (che proprio al Club Partenopeo il 2 maggo scorso ha festeggiato il suo addio al Napoli) e Paolo Cannavaro, ex capitano azzurro attualmente nello staff tecnico del fratello Fabio alla guida di una squadra (Guangzhou Evergrande) del campionato cinese. Cannavaro nel 2013 utilizzò una barca degli Esposito per una gita in mare insieme a Gonzalo Higuain, a Napoli da pochi mesi, vittima quella giornata di un rocambolesco incidenti sugli scogli che fece infuriare De Laurentiis.

In una intercettazione pubblicata da “Il Mattino” emergono anche le pressioni che ricevevano quasi di continuo i tesserati azzurri. Pressioni che spesso portavano a disporre accrediti per persone sconosciute che, come si leggerà successivamente, appartengono alla criminalità organizzate e sono state anche destinatarie di misure cautelari per concorso in omicidio.

E’ il 17 gennaio del 2014, un periodo in cui il Napoli ce la sta mettendo tutta per imporsi al vertice della classifica. Cannavaro riceve una telefonata da “Lello” che insiste per avere due accrediti.

Lello: «Senti dobbiamo fare certi accrediti per certi amici della curva…».
Paolo Cannavaro: «Lello, io già ne ho presi sei!!».
Lello: «…e vedi di trovarne altri due!!».
Paolo Cannavaro: «Vedo se me li danno».
Lello: «E vedi chi te li deve dare… perché non possiamo fare una figura di merda… capisci a me!!».
Paolo Cannavaro: «Sì! lo so! lo so… ma se non li trova…». Lello: «Ma tu sei il capitano! Non siamo nessuno più qua?».
Paolo Cannavaro: «Noi abbiamo un numero chiuso, più di quello non ci danno! Io posso essere anche il presidente!».
Lello: «Diglielo a P.B., capisci a me!».
Paolo Cannavaro: «Ma quanti ne sono?».
Lello: «Due…».
Paolo Cannavaro: «Mandami i nomi e ti faccio sapere io domani».
Lello: «No! I nomi… capisci a me! Glieli voglio far sapere solo quando siamo pronti».
Paolo Cannavaro: «Vabbuò».

Pochi giorni dopo, è il 18 gennaio, via sms arrivano i nomi che Paolo Cannavaro girerà a un suo interlocutore del Napoli: si tratta di Luciano Pompeo, soggetto ritenuto legato al clan Lo Russo, Mariarca Bosti, a sua volta parente del boss al 41 bis Patrizio Bosti, Patrizia D’Auria.

Luciano Pompeo, 33enne attualmente detenuto, è considerato uno degli elementi di spicco del clan Lo Russo. Fedelissimo del pluriomicida Vincenzo Bonavolta (alias Scenzore) e di Valerio Nappello, considerato uno dei bracci destri di Tonino Lo Russo, il boss dei Capitoni arrestato a Nizza nell’aprile del 2014 e presente in quegli stessi mesi allo stadio San Paolo dove in qualità di giardiniere assisteva a bordo campo alle gare del suo amico Lavezzi.

Luciano Pompeo

Pompeo, che gestiva una piazza di spaccio a Miano, è stato arrestato in passato anche perché coinvolto (ma non ancora condannato in via definitiva) in due omicidi: quello del 5 agosto 2011 dove vennero uccisi Salvatore Scognamiglio e Salvatore Paolillo, freddati in appena 7 secondi da un sicario a Miano, e quello relativo al periodo di marzo 2014 dove venne ucciso sotto casa Giovanni Lista.

Insomma un personaggio scomodo che, grazie alla rete di amicizie che spesso circonda i giocatori del Napoli, sarebbe riuscito ad entrare al San Paolo con un accredito procurato addirittura dal capitano Paolo Cannavaro.

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