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Ultras Juve, arrestato il leader dei Viking

Loris Grancini dovrà scontare 13 anni di reclusione per tentato omicidio. Secondo i giudici il capo ultras è stato il mandante

Calcio Napoli
7 dicembre 2017 12:48 Di Andrea Aversa
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Secondo gli inquirenti il 5 ottobre del 2006 a Milano Loris Grancini era in compagnia di Pasquale Romeo. Quest’ultimo era armato di pistola ed avrebbe tentato di commettere un omicidio su “ordine” proprio di Grancini.

Per questo i Carabinieri hanno eseguito un’ordinanza di pene concorrenti emesso dal Tribunale nei confronti del leader dei Viking, gruppo ultras della Juventus. Grancini è stato condotto presso il carcere di San Vittore. Secondo i giudici il capo dei tifosi bianconeri è stato il mandante del tentato omicidio mentre Romano l’esecutore. Quest’ultimo è stato già condannato con il rito abbreviato a 9 anni di reclusione.

La vittima, contro la quale Romano aveva esploso due colpi d’arma da fuoco quel famoso 5 ottobre di 11 anni fa, era Massimo Merafino. Il motivo? Una violenta lite avvenuta in precedenza davanti al bar ‘Los Hermanos‘, in zona viale Monza. Grancini è stato anche accusato di aver minacciato e ferito con una coltellata al polpaccio un amico di Merafino, Antonio Genova, aggredito davanti a un bar ritrovo di tifosi juventini affinché non testimoniasse contro di lui.

Ma Grancini è noto anche per essere un abile giocatore di poker ed uomo vicino a Cosa Nostra ed alla cosca calabrese dei Rappocciolo. Nel 1998 è scampato ad una sparatoria che era in realtà un regolamento di conti in viale Faenza, alla Barona. Il suo nome è comparso anche in altre due indagini: una sul suicidio di un capo ultrà a Torino e l’altra su presunte infiltrazioni della ‘ndrangheta nel marketing della Juventus.

Come riportato da La Repubblica, ad aprile era stato colpito da un Daspo di 8 anni dopo alcune denunce per istigazione a delinquere. L’ultima vicenda che lo ha coinvolto risale a cinque mesi fa e gli è costata un rinvio a giudizio: a luglio il capo ultrà bianconero è stato, difatti, accusato di tentata estorsione e atti intimidatori nei confronti del titolare di una società di eventi sportivi.

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