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Uccisa e poi bruciata dalla camorra: nessun risarcimento alla famiglia

Gelsomina Verde è stata torturata, ammazzata e data alle fiamme 13 anni fa. La decisione dello Stato a causa di una parentela "scomoda" in famiglia

Cronaca
5 dicembre 2017 16:13 Di Andrea Aversa
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Una delle tante vittime della sanguinosa faida tra il clan Di Lauro e quello degli “scissionisti” degli AmatoPaganoGelsomina Verde secondo i suoi assassini era a conoscenza dei segreti e dei movimenti di Gennaro Notturno detto “o Sarracino, esponente di spicco della frange avversa a Paolo Di Lauro alias “Ciruzzo o milionario“.

Dopo 13 anni l’Avvocatura dello Stato e il Ministero degli interni hanno stabilito che alla famiglia non spetta alcun risarcimento previsto per le vittime innocenti di camorra. Questo perché uno dei cugini di secondo grado di Michele Verde, padre di Mina, aveva avuto precedenti penali di natura associativa. In realtà Michele era un parente che la famiglia della giovane non ha frequentato e che non ha visto spesso, anzi quasi mai. Addirittura abitava in una altro comune ed è deceduto il 20 maggio del 2008.

Ma la burocrazia è infallibile e spesso crudele, così la famiglia della ragazza rapita, torturata, uccisa e poi bruciata, non vedrà da parte dello Stato nemmeno un soldo. Inoltre, uno dei motivi che avrebbe spinto le istituzioni a prendere questa decisione, è la posizione presa da Cosimo Di Lauro, primogenito di “o Milionario“. L’ex boss è stato accusato come il mandante del cruento omicidio, nonostante si sia sempre dichiarato innocente (la Corte d’Assise d’Appello lo ha poi assolto dall’ergastolo rimediato in primo grado). Cosimino” ha risarcito con 300mila euro, leciti e legali, la famiglia Verde per l’omicidio. La procedura, legittima e prevista dalla legge, è stata considerata un motivo in più per non dare l’indennizzo ai genitori di Gelsomina.

Il prossimo 21 dicembre, davanti alla quinta sezione penale del giudice monocratico di Napoli, il Tribunale sarà chiamato a pronunciarsi sull’appello della famiglia di Gelsomina. Nel frattempo proprio Gennaro Nutturno è diventato collaboratore di giustizia e le sue dichiarazioni stanno aiutando gli inquirenti a fare luce sugli episodi di cronaca che hanno caratterizzato quella guerra di camorra.

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