Ultimo aggiornamento venerdì, 17 novembre 2017 - 22:01

Nella banda degli Chalet anche la figlia di “zia” Rosaria Pagano: “Uccidi la guardia”

Rapinarono poliziotto davanti a mogli e figli: presi in otto ma la Procura vieta la diffusione delle foto segnaletiche

Cronaca
14 novembre 2017 16:51 Di Ciro Cuozzo
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C’era anche la figlia di “zia” Rosaria Pagano, la sorella-boss del capo degli Scissionisti “Cesarino”, nel branco che si divertiva a rapinare le persone bloccate nel traffico degli Chalet sul lungomare di Mergellina. Una banda composta da persone provenienti dall’area a nord di Napoli (Scampia, Mugnano, Arzano) che, stando al modus operandi ricostruito dagli agenti della Squadra Mobile di Napoli, agiva in modo collaudato e sistematico.

Sono ben otto le persone arrestate martedì mattina che dovranno ora rispondere di rapina, lesioni gravi e minacce nei confronti di un appartenente alla polizia di stato. In carcere sono finiti Maurizio Pomo, 44 anni, e Donato Belardo, 22 anni, mentre ai domiciliari altre sei persone tra cui Monica Amato, 29 anni, figlia di zia Rosaria, arrestata nel gennaio del 2017, e di Pietro Amato (morto per cause naturali in Spagna negli anni scorsi), fratello dell’altro capo degli Scissionisti Raffaele Amato.

A farne le spese la notte del 26 giugno scorso un poliziotto in servizio presso la Squadra Mobile di Napoli. L’agente era libero dal servizio e in auto insieme alla moglie e ai due figlioletti quando è stato accerchiato dal gruppo di balordi a bordo di alcuni scooter. Un motorino, messosi di traverso al centro della carreggiata, ha obbligato l’uomo a fermare la marcia dando così il via libera al complice di entrare in azione aprendo la portiera dell’auto, lato guidatore, e minacciando (facendo capire di essere in possesso di una pistola) l’uomo alla guida.

Quest’ultimo sceso dall’auto, nonostante si fosse qualificato come poliziotto nella speranza di far rientrare la situazione, è stato aggredito dal bandito, aizzato e incoraggiato dagli altri componenti del gruppo, donne in primis (“Uccidi la guardia!”).  Ne è nata una violenta colluttazione, nel corso della quale il poliziotto è stato colpito ripetutamente al capo e in diverse parti del corpo da un casco. Nel corso del violento pestaggio, avvenuto sotto gli occhi di numerose persone che in quei momento affollavano gli chalet del lungomare Caracciolo, gli aggressori hanno preso di mira anche la moglie del poliziotto. Quest’ultima, intervenuta in difesa del marito, è stata colpita più volte da alcuni uomini che, contestualmente, si sono scagliati con violenza anche contro l’automobile, all’interno della quale assistevano terrorizzati alla scena i figli della coppia. L’auto è stata colpita e danneggiata con dei caschi.

Poi uno dei componenti della banda, chinatosi sul poliziotto a terra inerme, gli ha strappato con violenza un orologio (dal valore di poche centinaia di euro) dal polso prima di dileguarsi insieme ai suoi complici facendo perdere le proprie tracce nel traffico del lungomare. Nel corso della colluttazione l’agente ha esploso quattro colpi d’arma da fuoco per allontanare i delinquenti. Furono quattro i bossoli, partiti da una Beretta legalmente detenuta, ritrovati sul posto dai poliziotti. La vittima è stata poi refertata all’ospedale San Giovanni Bosco di Napoli riportando una prognosi totale di 36 giorni.

Le indagini condotte dalla Squadra Mobile diretta dal primo dirigente Luigi Rinella e dal responsabile della sezione anti-rapine Giuseppe Sasso, sono durate appena tre mesi. Gli investigatori, coordinati dalla Procura di Napoli, sono giunti all’individuazione dei responsabili della brutale aggressione tramite un accurato screening dei numerosi veicoli presenti al momento e nel luogo dell’aggressione, un’attenta valutazione delle dichiarazioni testimoniali delle persone presenti al momento del fatto e la visione dei filmati dei sistemi di videosorveglianza della zona.

Le attività investigative hanno documentato il modus operandi del branco, che dai luoghi di residenza si sposta in una delle zone della movida napoletana per realizzare azioni efferate ed arroganti, fuori dal loro abituale territorio, individuando le vittime di azioni predatorie e portandole a termine con l’uso di inaudita violenza che non si ferma neanche di fronte ai minori terrorizzati. “Questi soggetti approfittando della movida del centro di Napoli per realizzare i colpi – spiega il Questore Antonio De Iesu -. Basta poco per far sfogare il branco. Uno sguardo, una parola di troppo”.

Secondo gli inquirenti la banda potrebbe essersi resa responsabile anche di altre rapine. Tuttavia al momento non sono state diffuse le foto segnaletiche degli otto componenti del gruppo su disposizione della Procura di Napoli. Una decisione che ha alimentato non poche polemiche tra giornalisti e fotografi e che è figlia della nuova linea imposta dal nuovo procuratore Giovanni Melillo. “Diffondere le foto di queste persone potrebbe aiutare altre vittime a riconoscere e denunciare le rapine subite” osserva deluso Ciro Fusco, storico fotografo dell’Ansa e presidente del sindacato di categoria.

I NOMI

MISURA CAUTELARE IN CARCERE:

POMO Maurizio, nato a Napoli 11 28.09.1974: in carcere
BELARDO Donato, nato Napoli il 14.11.1995; in carcere

AI DOMICILIARI:

SAVARESE Davide, nato a Napoli it 17.04.1994;
GERVASIO Roberto. nato a Napoli il 29.09.1995;
TUBELLI Giovanni Raimondo, nato a Pollena Frocchia;
AMATO Monica, nata a Napoli it 05.04.1988;
POMO Giuseppe. nato a Napoli il 2401.1994;
MADONNA Concetta, nata a Napoli it 9,03.1975

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