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Dal contrabbando alle holding finanziarie: l’evoluzione della camorra

Contrabbandieri e magliari, poi narcos, professionisti e imprenditori. La figura del "camorrista" è cambiata negli ultimi 30 anni

Cronaca
4 Novembre 2017 15:26 Di Andrea Aversa
8'

Chi pensa che la camorra, o la criminalità organizzata in generale, rappresenti solo lo Stato sociale che impervia nei quartieri più poveri o nelle periferie maggiormente degradate, si sbaglia di grosso. Sul tema già si sono spese tante parole tra libri, articoli di giornale, trasmissioni televisive e produzioni cinematografiche. Tuttavia l’argomento merita un approfondimento, un excursus storico di come le organizzazioni criminali, nate sulla base di forti legami parentali ben radicati in determinati territori, abbiano avuto una forte evoluzione negli ultimi 30 anni.

In realtà il percorso è molto più lungo, parte dalla fine dell’800, si sviluppa nel secondo dopo guerra (periodo in cui è nato il contrabbando di sigarette), per poi mutare in modo considerevole negli ultimi decenni dove il mercato globale ha imposto le sue leggi. Nuovi sistemi ai quali le mafie hanno avuto la grande capacità, non solo di adattarsi, ma anche di promuovere nuovi modelli di economia. Così mentre nei quartieri di Napoli la camorra si è sostituita allo Stato (garantisce lavoro, promuove politiche di welfare, controlla il territorio), con sanguinose faide sullo sfondo (da quella tra la NCONuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo e la NFNuova Famiglia, fino alle ultime guerre di Secondigliano Scampia e nel centro storico della città), fuori i confini cittadini i clan criminali operano come delle vere e proprie S.p.a.

I meccanismi socio economici e i rapporti familiari dei sodalizi camorristici, che si relazionano con gli apparati di potere (politica e finanza), sono ben descritti da Luciano Brancaccio all’interno del suo libro “I clan di camorra“. Il primo grande business, gestito da famiglie come quella dei Potenza e dei Zaza-Mazzarella che ha dato da vivere a quartieri interi, è stato il contrabbando di sigarette. Secondo Ciro Mazzarella o Scellone si è trattata dell’attività più florida e remunerativa di sempre, anche più della droga. “Il boom c’è stato negli anni ’50 e ’60, andavamo con i nostri scafi al largo del golfo di Napoli, verso Capri, ci agganciavamo in movimento alla nave straniera di turno (una manovra molto pericolosa), si saliva a bordo e si trattava con l’equipaggio. In quel periodo non c’era ancora la struttura commerciale che ci sarà negli anni successivi. Si trattava di poche casse ma ci facevano mangiare a tutti e anche bene“, ha raccontato Mazzarella a Fabrizio Capecelatro in un’intervista pubblicata nel libro: “Lo Spallone, io Ciro Mazzarella re del contrabbando”.

‘o Scellone ha descritto perfettamente come sia cambiato il contrabbando a partire dagli anni ’60: “Avevo iniziato a comportarmi come un armatore-imprenditore. Avevo messo su una mia imbarcazione, facevo gli ordini ad una società svizzera e andavo a ritirare i carichi in Albania. Poi facevo ritorno a Napoli e fuori le acque territoriali aspettavo gli scafisti che venivano a prendere le casse“. Ecco come le tradizionali Paranze (5-6 persone che insieme facevano parte di un’organizzazione dedita all’acquisto e alla vendita di sigarette) sono state sostituite da una struttura commerciale complessa e ben definita. Dalle parole di Ciro Mazzarella sono emersi anche altri dettagli, come quello relativo alle multinazionali del tabacco: “Erano loro stesse che attraverso degli intermediari mettevano in commercio delle ‘sotto marche’ di sigarette destinate al mercato nero. A quei tempi le sigarette che vendevamo noi erano fatte dello stesso tabacco che trovavi in quelle vendute nelle tabaccherie. Così le multinazionali ci guadagnavano il doppio e in più potevano lanciare nuovi marchi come Chesterfield, Lucky Strike, Pall Mall e Muratti.

Secondo l’ultima ricerca a livello governativo sul contrabbando di sigarette, stilata dal Comitato sul contrabbando istituito dalla Commissione parlamentare antimafia (giugno 200 – gennaio 2001), quest’attività ha vissuto e si è alimentata negli anni grazie ad una rete commerciale internazionale che è arrivata in Svizzera, Liechtestein, Isole Britanniche, Panama e Belize. Il volume di capitali mossi dal contrabbando era pari a diversi miliardi di lire. Avendo un peso del genere sull’economia di una città, spesso la Guardia di FinanzaChiudeva un occhio“. Ma la guerra di Raffaele Cutolo, soprattutto contro le infiltrazioni della mafia siciliana che era entrata nella gestione del contrabbando, ha spinto piano piano le istituzioni e le autorità a debellare tale attività. La fine apparente del contrabbando di sigarette ha comportato, però, l’esplosione di altri “mestieri” come quello del trafficante e spacciatore di droga: la figura del narcos. Molte delle persone e delle famiglie che avevano vissuto di contrabbando, in assenza si alternative, si sono dovute riciclare in altri “settori” e quello degli stupefacenti è stato quello più appetibile.

Ma ecco qual era la struttura organizzativa di una Paranza:

  • Armatori;
  • Capi Paranza;
  • Grossisti;
  • Equipaggio;
  • Addetti ai ponti radio;
  • Ragionieri di cassa;
  • Addetti allo scarico;
  • Trasportatori;
  • Distributori;
  • Dettaglianti.

Si tratta di una vera e propria azienda con ruoli specifici e tanta manovalanza. È ovvio che una struttura del genere facesse “campare” interi quartieri (soprattutto quelli di mare come San Giovanni a Teduccio Santa Lucia). Poi sono iniziati i grandi cambiamenti, la fine della guerra di Cutolo con la Nuova Famiglia ha fatto emergere molti clan della periferia e la Provincia di Napoli che ancora oggi hanno il predominio territoriale ed economico sulla maggior parte delle attività lecite e illecite che gestiscono (Licciardi-Contini-Mallardo, l’Alleanza di Secondigliano). Queste zone erano più “statiche” rispetto al dinamismo del centro città, su di loro non c’erano ancora i riflettori della giustizia e delle forze dell’ordine e il contesto edilizio era ancora del tutto “vergine”. Tutti elementi ottimali per lo sviluppo e la crescita di nuovi attori all’interno del panorama criminale.

Eduardo Contini ‘o RomanoPaolo Di Lauro ‘Ciruzzo o milionarioGennaro Licciardi ‘à Scigna e Francesco Mallardo ‘Ciccio è carlantonio fanno parte di famiglie che sono radicate sui propri territori (Borgo di Sant’Antonio AbateVastoArenacciaScampiaSecondiglianoGiugliano) che sono nate all’interno della gestione di attività come quelle dell’abbigliamento, del mercato delle carni e di quello agro-alimentare. Si tratta di nuclei in cui si è formata la figura del Magliaro o di quella di vecchi proprietari terrieri che hanno tramutato la loro economia in business globale. Anche storici boss come i Nuvoletta di MaranoCarmine Alfieri del nolano hanno un background simile, i primi hanno le loro origini del mercato agroalimentare, il secondo in quello delle carni.

È in questa fase, in pieni anni ’90, che la figura del camorrista muta, abbandona i “panni” del criminale da strada ed assume le vesti di un vero e proprio borghese il cui lavoro fa parte di un ambito professionale specifico. Fioccano i tecnici, i professionisti di settore, i politici, gli imprenditori. Ma tutto è sempre possibile grazie ai “tentacoli” parentali dei clan che hanno potuto estendere i propri legami familiari ovunque, permettendo ai sodalizi di influenzare più settori della società. Ed è così che i boss si occupano di edilizia (soprattutto dopo il terremoto dell’80), del mercato del falso e della contraffazionescommesse ed oggi del gioco d’azzardo online.

La camorra in questo è innovativa, è un sistema che si genera e cambia continuamente. Gli arresti e le operazioni repressive dello Stato avranno contribuito a smantellare singoli clan, ma la camorra come sotto-stato esiste, è viva e si sviluppa continuamente. Prendiamo ad esempio l’Alleanza di Secondigliano. Essa rappresenta un vero e proprio organo federalista, in cui i clan principali (Licciardi, ContiniMallardo) sono al vertice, imparentati tra loro e impartiscono le direttive principali. Ma altri sodalizi che fanno parte dell’Alleanza e fanno affari con essa, hanno comunque una loro indipendenza operativa (come i Di LauroScampia e i Lo RussoMiano). Persino la struttura commerciale è ben definita con due filiere, una radicata a Napoli ed un’altra all’estero. In città si fa economia con l’abbigliamento e il falso, fuori dal territorio nazionale (soprattutto Est Europa ed Oriente) si guadagna con la tecnologia e l’online.

L’esempio che rende bene l’idea di questi cambiamenti sociali, è dato dal mutamento della figura del Magliaro. Si trattava di persone che vivevano in contesti poco abbienti e che dopo aver costruito una rete di vendita, viaggiavano per l’Italia (e poi anche all’estero) vendendo capi d’abbigliamento contraffatti. Anche in questo caso il boom c’è stato dopo la seconda guerra mondiale. L’attività era così strutturata, c’erano i capi magliari, i capi squadra e i venditori ambulanti. Queste persone hanno dato vita ai primi sodalizi, intesi come organizzazioni, con un proprio codice di regole e di onore. Molte questioni e discordie tra magliari sono state risolte nel sangue. Poi il boom economico li ha trasformati in commercianti e imprenditori, ed oggi la parola magliaro è addirittura un’offesa.

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