Forse l’ultima testimonianza di un’usanza del passato, ma che resta ancora nelle radici antiche di Napoli, possiamo trovarla all’interno di Palazzo San Giacomo: stiamo parlando dei nettasuole o nettascarpe, ovvero lamine di metallo ancorate nel terreno o pavimento lavorate in armonia con lo stile del luogo e per la tutela del decoro dell’ambiente. Un’invenzione di cui non se ne conoscono le origini, ma sicuramente particolare e molto utile.

Un attrezzo divenuto necessario per evitare di insozzare uffici, case (soprattutto) ed eleganti sale di palazzi visto che, nell’800, le strade erano sterrate e lo sterco dei cavalli, che trainavano carrozze, imbrattava facilmente le calzature dei passanti. Era sufficiente, quindi, sfregare la suola sulla lamina di metallo più volte per eliminare il fango (o, appunto, lo sterco) dalle scarpe.
Di questo insolito aggeggio, che da alcune ricerche risulta esistente già nel XVIII secolo, ne sono stati trovati esemplari, di lavorazione diversa, in tutto il mondo. A Versailles, per esempio, o in Canada, Australia, Austria, Belgio e America. Ve ne sono alcuni a parete dall’estetica semplice, ma anche altri di raffinata manifattura, trovati a New York (dove ancora resistono), posti in prossimità di scale ai lati dei portoni d’ingresso delle tipiche abitazioni americane.
In Italia, durante l’epoca fascista, in particolare a Roma, l’uso di questo manufatto ebbe una forte diffusione. In un decreto del 1925 che raccoglieva norme di carattere igienico-sanitario, fu specificato addirittura l’obbligo dell’uso del nettascarpe nelle hall degli alberghi e dei ristoranti pena la chiusura del locale. Il progredire dell’urbanistica ha seppellito il valore del nettasuole quale “decoro delle città“, nel cemento delle strade.








