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Lo Statuto di San Leucio o Codice leuciano di Ferdinando IV di Borbone

Cultura
28 Febbraio 2017 22:01 Di alessia mancini
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Il Re Ferdinando IV, considerando Napoli eccessivamente chiassosa, e la Reggia di Caserta non meno brulicante di fastidiosi cortigiani inopportuni, decise che avrebbe meglio giovato al suo riposo mentale e alle sue facoltà di pensiero un luogo tranquillo come il Casino del Belvedere, confinante con la proprietà di Caserta acquistata dal padre qualche anno prima. Una tipica dimora di campagna per persone altolocate, com’era di moda all’epoca. Questo era San Leucio.

Inizialmente queste terre vennero utilizzate come riserva di caccia. Ferdinando fece erigere anche un’abitazione, ma in seguito alla tragedia che colpì i regnanti nel 1778 (quando il loro primogenito morì a soli tre anni), Ferdinando ordinò un completo restyling del sito. Il che dimostra quanto ci teneva al luogo, visto che avrebbe potuto ordinare un abbattimento degli edifici, per provare a cancellare i ricordi del figlio scomparso. Lui preferì il restyling.

E da qui in poi cominciano le osservazioni dirette del sovrano, il quale ci racconta come si passò da San Leucio, un’ampia residenza regale, alla più nota fabbrica manifatturiera della seta. L’opuscolo nel quale descrisse l’evoluzione dei fatti portava il titolo di: “L’origine della popolazione di S. Leucio e i suoi progressi fino al giorno d’oggi colle Leggi corrispondenti al buon Governo di Essa”.

Il cosiddetto Codice Leuciano non è semplicemente un racconto. E’ un sunto di principi ed ideali che avrebbero dettato le linee politiche dei futuri governi socialisti e comunisti. Con una differenza: il sistema di Ferdinando funzionò. Gli altri no. Al libro, pubblicato in sole 150 copie, si affiancarono un opuscolo per ricordare i doveri dei cittadini di San Leucio, ed uno per ricordare gli impegni religiosi da rispettare.

Eravamo rimasti al restyling delle residenze reali di San Leucio. La prima riflessione di Ferdinando, circa l’osservazione di quei luoghi, riguardò il personale. I sei tuttofare, incaricati di occuparsi della residenza, dei boschi, della pulizia, ecc ecc, in breve tempo diventarono 134. Ferdinando rimase affascinato da questo dato, ed attribuì all’aria particolarmente salubre, questo impulso stupefacente alla riproduzione.

Poiché il numero dei popolani continuava a crescere, Ferdinando pensò bene, per evitare di ritrovarsi tra i piedi un piccolo popolo maleducato, di istituire una scuola, aperta indistintamente a maschi e femmine. Tutto partiva quindi da un’istituzione scolastica. Uno degli esperimenti socio-economici più riusciti dei nostri tempi, prendeva origine dall’istruzione.

Il re, sempre più preso dalle sue osservazioni, cominciò a vagheggiare il futuro di queste 200 persone. Una volta che fossero cresciute, il loro destino sarebbe stato quello di abbandonare San Leucio, alla ricerca di un lavoro. E perchè allora non provare ad evitare di lacerare il futuro dalle origini di questa gente? Perché non provare a dare loro lavoro nel posto in cui erano nati?

E così Ferdinando investì pesantemente nella realizzazione di un’industria manifatturiera della seta, pagò maestranze qualificate provenienti anche dall’estero, e creò di fatto una classe operaia qualificatissima, fornendole una serie di servizi in cambio della semplice professionalità acquisita. Io ti metto nelle condizioni di lavorare, e tu rendi al meglio: questo l’implicito patto tra il re ed i suoi sudditi di San Leucio.

L’implicito patto funzionò alla perfezione. Le industrie di seta di San Leucio rifornirono di prodotti acquirenti tra i più prestigiosi al mondo: i governi dell’America e della Gran Bretagna, esempi celebri di committenti soddisfatti dalle manifatture San Leucio. Il segreto di questo successo? Le condizioni dei lavoratori. Una questione che anticipava di decenni le rivendicazioni operaie, veniva sollevata e risolta da un re, e dalla sua piccola costituzione speciale.

CASA

Ad ogni operaio era assegnata una casa. Badate bene. Una casa, non un tugurio. Queste case erano costruite secondo regole igienico-sanitarie precise. Possedevano acqua corrente, servizi igienici, criteri strutturali solidi (sono ancora oggi abitate ed abitabili). Vi basti pensare che erano case curate persino nello stile, che ricordava da vicino gli edifici delle elegantissime industrie della seta, fino a confondersi con essi.

SANITÀ

Una volta finita la Messa, i cittadini di San Leucio avevano il dovere di versare un obolo per un fondo cassa destinato all’assistenza medica e farmacologica. Erano tenuti a vaccinare i loro bambini contro il vaiolo, e in caso di malattie contagiose, si dovevano recare nella Casa degli Infermi, una struttura ospedaliera lontana dal centro abitato, a carico del Sovrano.

SCUOLA

“I fanciulli di ambi i sessi” erano tenuti a frequentare la prima scuola dell’obbligo, che cominciava a sei anni e prevedeva lo studio della matematica, della letteratura, del catechismo, della geografia, con la differenziazione tra economia domestica per le allieve, ed esercizio ginnico per gli allievi. Poi sceglievano in base a propensioni e attitudini.

LAVORO

Potevano accedere al mondo del lavoro coloro i quali avevano compiuto il quindicesimo anno di età. Li aspettavano a quel punto otto ore lavorative al giorno (mentre l’Inghilterra industrializzata costringeva operai e bambini a turni di lavoro disumani). Il salario era adatto al mantenimento dignitoso di se stessi e delle proprie famiglie.

MATRIMONIO

Nella scelta del compagno della propria vita, per la prima volta veniva ufficialmente vietato per legge che si potessero intromettere i genitori. Il matrimonio doveva essere una libera scelta dei giovani. Abolita anche l’usanza della dote, perchè contraria allo spirito egualitario della comunità (avrebbe creato disparità economiche indipendenti dal merito).

FUNERALI

All’insegna della parsimonia, nessun eccesso avrebbe dovuto tradire differenze tra un defunto e l’altro. Le questioni ereditarie riguardavano maschi e femmine allo stesso modo. Si ereditava da genitori e figli, fino al primo grado. In caso di mancanza di eredi, le eredità non andavano a rimpinguare le casse del re, ma quelle del Monte degli Orfani.

SUSSIDI SOCIALI

Ogni operaio aveva il dovere di contribuire alla Cassa della Carità, un organo finanziario creato per l’assistenza agli invalidi, ai malati, e agli anziani. Ogni operaio contribuiva altresì alle spese della Comunità in ordine a medici, medicine, biancheria, oltre che alla Cassa del Monte degli Organi, di cui abbiamo accennato poc’anzi.

GOVERNO INTERNO

Ogni operaio aveva la possibilità, col tempo, di operare da magistrato o da giudice civile. Oltre all’ambito giudiziario, esistevano figure politiche, elette tra gli anziani, e come nel caso dei magistrati, annualmente, che si occupavano delle questioni più importanti della Comunità: la proprietà, la salute, l’igiene, le controversie, la qualità della vita e dei prodotti, ecc ecc.

EDILIZIA

Come lo statuto di Ferdinando IV si configurava all’avanguardia sotto il punto di vista dei principi sociali, così l’edilizia del “quartiere” industriale avrebbe dovuto rispondere a importanti istanze di ordine e rigore logico . Il progetto era ambizioso, e vagheggiava di un’intera città, chiamata Ferdinandopoli (non ridete, il progetto era serio), che si dipanava a raggiera a partire da una piazza centrale.

INDUSTRIA

La qualità dell’industria? Eccelsa. Copriva l’intero ciclo produttivo della seta, e probabilmente meglio di ogni altro dato di persuasione, conteranno i numeri: 114 bacinelle a vapore, 9 filatoi, diversi incannatoi di seta grezza, una tintoria con tre grandi caldaie, diversi orditoi, oltre 150 telai in opera, 130 telai per le sete, 80 per i cotoni. 600 operai, nel 1860.

IL GIUDIZIO STORICO

Anche i più acerrimi detrattori dei sovrani borbonici, riconoscono a Ferdinando IV di aver creato un vero e proprio capolavoro economico e sociale: ideologie socialiste ed egualitarie che nella storia non avevano ancora trovato collocazione, improvvisamente vengono realizzate con naturalezza, legando diritto e profitto come complementari da secoli.

Tutto fu spazzato via con l’arrivo dei Savoia, che vendettero l’intero complesso a privati, si liberarono dello statuto sanleuciano con assoluta indifferenza, come fecero con moltissimi fiori all’occhiello del Sud Italia. Ma la Storia ha saputo preservare alcuni di quei straordinari 150 documenti stampati, che parlano ancora di ciò che avvenne a San Leucio, quando il Comunismo e la Religione Cattolica marciarono a braccetto con la Monarchia Borbonica.

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