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Caffettiera napoletana: storia e origini della cuccumella

Cultura
26 Aprile 2016 17:48 Di Biagio Ricciardiello
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La caffettiera napoletana (o come si dice in dialetto ‘a cuccumell’) è uno dei simboli storici della nostra città. Il caffè è sicuramente la bevanda più amata dai partenopei. A Napoli c’è sempre tempo per una tazza di buon caffè: la mattina appena svegli, dopo pranzo, la sera prima di andare a letto e ogni volta che qualcuno vuole fare due chiacchiere. Come diceva Luciano De Crescenzo, infatti: “Il caffè è una scusa. Una scusa per dire a un amico che gli vuoi bene“.

Prima dell’avvento della moka che ha reso il caffè un fatto rapido, qualcosa da preparare in fretta per una pausa veloce, nella nostra città la nera bevanda si preparava con la caffettiera napoletana. Non tutti sanno che questo strano oggetto ha provenienza d’Oltralpe. Fu infatti inventato dal francese Morize nel 1819 e si è poi diffusa in tutta Italia e in special modo a Napoli.

Il nome dialettale, cuccumella, deriva invece da cuccuma (vaso di rame o terracotta) ovvero il materiale con cui all’origine veniva fabbricata la caffettiera napoletana. Oggi, invece, la si produce in alluminio anche se ormai la si usa davvero poco. Il motivo è presto detto: per fare un buon caffè con la cuccumella ce vò nu sacc’ ‘e tiemp’.

Storia della caffettiera napoletana: quando il caffè diventa filosofia

Il caffè diventa quindi riflessione, pausa dal mondo, e questa pausa deve essere lunga. Un break che deve dare modo a chi si prepara ‘na tazzulella ‘e cafè di riflettere, fare pace coi pensieri. Lo sa bene Eduardo De Filippo che in una scena della sua commedia “Questi fantasmi” discute di caffè napoletano co’ prufessor’ che abita di rimpetto. Nel famosissimo monologo il maestro del teatro partenopeo spiega come si preparava all’epoca un caffè superlativo con la napoletana.

Prima di tutto bisognava macinare il caffè a mano. All’epoca non esisteva infatti il caffè in polvere, ma c’erano solo i chicchi che andavano tostati prima e macinati poi. Dopodiché bisognava imparare a utilizzare per bene la cuccumella. Le parti principali di cui è composta la caffettiera napoletana sono: il serbatoio dell’acqua, il contenitore della polvere di caffè, il filtro e il serbatoio della bevanda. Ecco quindi il procedimento specifico:

1. Versare l’acqua necessaria nella parte inferiore della macchina, senza superare il forellino.

2. Inserire il serbatoio del caffè completo di filtro.

3. Avvitare le due parti della macchina e mettere la caffettiera napoletana, col becco rivolto verso il basso, sul fuoco e portare l’acqua ad ebollizione.

4. Togliere la macchina dal fuoco e, afferrandola saldamente per i due manici, capovolgerla con un colpo secco in modo che l’acqua scenda attraverso il filtro con la polvere di caffè e vada a raccogliersi nel deposito inferiore. Ci vorrà una decina di minuti.

5. Consolarvi e bevetevi il vero caffè napoletano!

Godiamoci ora la scena sublime di “Questi fantasmi” di Eduardo sul caffè.

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