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Violenza sulle donne…e sugli uomini?

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23 Novembre 2022 16:40 Di Antonella Esposito
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Nell’approssimarsi della giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne indetta dall’ONU nel 1999 per sensibilizzare l’opinione pubblica sul problema che era stato pensato come la manifestazione delle “relazioni di potere storicamente ineguali” tra i sessi, dobbiamo provare a cambiare paradigma tenendo anche conto dei dati sulle violenze sulle donne.

Per ciò che riguarda i dati relativi agli ammazzamenti dei primi nove mesi di quest’anno 2022, così come forniti dalla Direzione centrale della polizia criminale del Dipartimento della pubblica sicurezza, questi ci dicono che di 221 omicidi commessi 82 hanno avuto vittime femminili contro le 90 dello scorso anno. In ambito familiare-affettivo se ne sono registrati 97 dei quali 71 con vittime femminili di queste 42 hanno trovato la morte per mano del partner o ex.

Dati alti ancora, ma in diminuzione che parlano di attenzione del sistema al problema e di sensibilizzazione della popolazione. Però giudicare “le violenze” con l’occhio della giustizia “giusta” impone di guardare, parlare, prevenire e sconfiggere anche le violenze che subiscono gli uomini nelle relazioni familiari. Una violenza spesso nascosta perché il sesso forte culturalmente non può lamentarsi; non può piangere; non può mostrarsi perdente; non può denunciare la sua subordinazione ad una donna; non può raccontare di dover ricorrere a cure psicoterapeutiche per lenire il suo dolore.

Nella professione quante volte ho percepito la sofferenza della violenza subita dagli uomini che si separano cui si aggiunge, quasi puntualmente, la difficoltà di farla valere in giudizio per il preconcetto che è la donna aprioristicamente la parte debole da difendere. Uno degli ultimi casi trattati assieme all’avv. Angelo Pisani prova il pregiudizio aprioristico che sia l’uomo ad esercitare violenza in una relazione amorosa.

Nello specifico è accaduto che un padre si è visto sospeso dalla responsabilità genitoriale e allontanato dalla figlia solo perché all’atto di prelevarla dalla madre, schernito -come tantissime altre volte per non esser stato puntuale nel versamento del mantenimento- e aggredito fisicamente con spinte e pugni e graffi, l’ha spintonata lontano da sé nel tentare di difendersi. Da qui la denuncia della donna –che da sola, senza verifiche di quanto denunciato né prove – ha generato il suo collocamento ad horas in un centro di accoglienza per donne vittime di violenza assieme alla minore.

Rappresentata al Tribunale l’inconsistenza della denuncia della donna con il deposito di precedenti esposti dell’uomo -rimasti senza seguito- che in più occasioni di incontro con la figlia aveva notato lividi e esiti di graffi sul suo corpo, il Giudice neppure li ha valutati ma poi è accaduto che la donna, uscita con la figlia dalla struttura per una passeggiata di sera, dopo qualche ora è stata ritrovata ubriaca per strada assieme alla bambina.

Rispetto a quest’ultimo grave accadimento il Tribunale ha sospeso anche la donne dalla responsabilità genitoriale. Certo, il processo nel contraddittorio delle parti comincerà a svolgersi da qui a qualche mese ma frattanto, a parte il dolore e l’immaginabile smarrimento di una bambina che ha visto recisi in un batter di ciglia tutti i suoi legami affettivi e domestici, pur senza valutazioni nel merito, campeggia l’ingiustizia di provvedimenti nei confronti di un uomo che è stato considerato colpevole esclusivamente sulla base di una denuncia ed è rimasto tale anche quando la stessa denunciante si è mostrata inaffidabile, contraddittoria, maltrattante e poco tutelante della minore!.
Messa in questi termini la violenza sugli uomini è perpetrata dalle stesse Istituzioni.

Serve pertanto una battaglia culturale che superi miti e stereotipi dell’uomo necessariamente violento e sopraffattore; che dia dignità alla denuncia delle sopraffazioni che pure gli uomini subiscono; che rimuova la vergogna e la resistenza di un uomo al racconto del dolore. Serve competenza, formazione e sensibilità da parte di chi opera in questo settore.

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