Ultimo aggiornamento giovedì, 11 Agosto 2022 - 18:00

Giovanni Ciacci, il racconto della malattia: “Sono sieropositivo, si muore ancora, ma la verità è che con le cure non si trasmette nulla”

Spettacolo
3 Agosto 2022 12:46 Di redazione
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Giovanni Ciacci parteciperò al Grande Fratello Vip dove racconterà la sua esperienza. Il conduttore è infatti sieropositivo e l’ha annunciato per la prima volta proprio poco prima dell’ingresso nella casa più spiata d’Italia.  Al settimanale Chi, diretto da Alfonso Signorini, ha spiegato: “Ho capito sulla mia pelle che essere sieropositivo è ancora oggi un grande stigma sociale. Eppure oggi si può vivere con l’Hiv, non ci si limita più a sopravvivere e questo è importante dirlo con grande chiarezza. Come occorre dire che l’hic riguarda tutti, al di là degli orientamenti sessuali di ciascuno”.

Giovanni Ciacci racconta la malattia

La sua missione nella casa sarà anche quella di raccontare cosa vuol dire oggi vivere con la malattia, e cosa è cambiato rispetto a 20 anni fa. “Oggi, con le cure, il tasso virale nel sangue viene annullato e non ci si ammala più di Aids. Certo, si muore ancora: chi non vuole o non può curarsi o chi si accorge troppo tardi della sua sieropositività, magari in Aids conclamato. Ecco, in questi casi è difficile intervenire sulla malattia con successo. Essere prevenuti verso i sieropositivi non ha più senso. Non abbiamo più il virus dell’Hiv nel sangue. Non è più rintracciabile. Sa cosa significa questo? Significa che possiamo fare una vita come quella di qualsiasi altra persona. Possiamo avere figli senza trasmettere loro la sieropositività. Possiamo fare l’amore con il nostro compagno o la nostra compagna senza preservativo, perché non trasmettiamo più nulla. Se mi tagliassi le vere e tu entrassi in contatto con il mio sangue non ti accadrebbe nulla, semplicemente perché nel mio sangue il virus non c’è. C’è nella mia mappatura genetica, c’è se sospendo le cure, ma se mi curo non corro alcun rischio. […] Meglio non ammalarsi, è chiaro. Ma se ci si ammala non è la fine del mondo. Si può vivere bene lo stesso”.

Non sono di certo mancate le discriminazioni a causa della malattia: “Mi hanno raccontato che una mia famosa collega è andata da un direttore di rete della sua azienda a dirgli di non farmi lavorare perché ero malato. Lì per lì mi sono sentito tradito, umiliato, inca**ato, poi mi sono detto ‘Sai che c’è? Ti dimostrerò che posso lavorare a faccia scoperta, e coglierò l’occasione di poter raggiungere tante persone che mi seguono in tv per raccontare cosa significhi essere sieropositivi oggi”.

Giovanni ciacci
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