Ultimo aggiornamento sabato, 25 Giugno 2022 - 12:29

Febbre da design. E a Oslo si parla anche un po’ napoletano

Cultura
20 Giugno 2022 21:12 Di Juanuaria Piromallo
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L’architetto Klaus Schwerk, teutonico napoletano d’adozione, inaugura 54 mila metri quadrati. E’ la quintessenza del design.

Nelle stesse ore della rutilante Design Week la febbre si spostava a Nord, molto al nord, diciamo a Oslo dove l’11 giugno apre il più grande museo della Scandinavia. Che porta la firma dell’archietetto Klaus Schuwerk di origine tedesca ma naturalizzato napoletano. E alla sua città d’adozione ci tiene tantissimo, tanto è vero che qui, dal suo studio di progettazione nel centro storico della città ha preso forma e vita la sua creatura, il National Museum of Norway. All’ombra del Vesuvio, da Napoli, città d’arte d’eccellenza, è partita la rivoluzione artistica di Oslo, tra le città più sostenibili d’Europa.

Eccolo, l’ impatto visivo è da urlo ( inteso alla Edvard Munch, il cui dipinto è esposto proprio in queste sale) 13mila metri quadrati per esposizione a rotazione ai quali aggiungere 6500 di museo permanente, otto anni di lavori e 650 milioni di euro d’investimento. Eccolo, con la sua silhouette in ardesia e l’anima in quercia, marmo e bronzo, il nuovo museo domina la vibrante Brynjulf Bulls plass, mentre dalla sua terrazza lo sguardo si allunga verso il mare.

Realizzato Klaus Schuwerk e dallo studio Kleihues + Schuwerk Architects, per ridurre le emissioni di gas serra di almeno il 50% rispetto agli attuali standard edilizi. Il museo è disegnato come “taglio netto”, un parallelepipedo di puro design che ammicca ai monumenti che gli stanno intorno, come il Municipio di Oslo e la fortezza di Akershus. Nelle 86 sale espositive distribuite su due piani è esposto, una quantità di roba, a cominciare dai 400.000 oggetti tra dipinti, sculture, disegni, tessuti, mobili e modelli architettonici, che dall’antichità corrono ai giorni nostri e tracciano un affascinante percorso che abbraccia arte, architettura e design.

Il critico d’arte del New York Times lo ha già collocato allo stesso livello del Guggenheim di Bilbao o del Rijksmuseum d’Amsterdam giusto per rimanere in Europa. Sul tetto la Light Hall che l’architetto Klaus ha ribattezzato Sala d’alabastro affianca un’altra terrazza con vista spettacolare sul fiordo. Klaus ha pensato a tutto, anche a progetti inclusivi del sociale – come ha spiegato al re quando simbolicamente gli ha consegnato le chiavi dell’edificio- e il museo ospiterà anche laboratori nei quali i visitatori potranno cimentarsi in diverse forme di espressione artistica, avendo accesso a dibattiti, conferenze, proiezioni, insomma un continuo working progress.

Lo sguardo del visitatore spazierà dai busti romani imperiali all’arazzo Baldishol, uno dei più antichi del mondo con i suoi mille anni di storia, ritrovato nel sottotetto della chiesa di Baldishol, nell’Hedmark, si infilerà tra le porcellane della Cina imperiale, incrociando la collezione settecentesca di calici in vetro norvegese. E occhi carichi di meraviglia davanti alle nature morte olandesi e fiamminghe del XVII secolo. Non mancheranno alcuni dipinti di Pablo Picasso e di maestri come Henri Matisse.

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