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Anticipazioni Report 22 ottobre: inchiesta Juve-‘ndrangheta, tutti i punti oscuri

Calcio Napoli
11 ottobre 2018 13:23 Di redazione
7'

C’è grande attesa per la prima puntata della trasmissione Report che andrà in onda lunedì 22 ottobre alle 21.15 su Rai Tre.

Nel mirino del programma d’inchiesta condotto da Sigfrido Ranucci è finita la Juventus e la morte misteriosa di Raffaello Bucci, tifoso-ultras e consulente della società di Agnelli, avvenuta il 7 luglio del 2016. Al centro i rapporti tra la Juve, i gruppi ultras e alcuni esponenti contigui al mondo della ‘ndrangheta così come emerso nei mesi scorsi in un’inchiesta (Alto Piemonte) condotta dalla procura di Torino (sulle infiltrazioni della criminalità calabrese nella curva bianconera che, tuttavia, non vede dirigenti bianconeri indagati) e in un’altra, parallela, portata avanti dalla procura della Figc che il 25 settembre di un anno fa ha portato all’inibizione di Andrea Agnelli (12 mesi poi ridotti a tre in cambio di una multa di 100mila euro) e di altri dirigenti del club per avere violato gli articoli 1bis (lealtà sportiva) e 12 (rapporti con i tifosi) del codice di giustizia sportiva, accertando rapporti della società con i gruppi ultras, vendendo loro biglietti “oltre il limite normativo”, cioè di quattro a persona.

I DOMINIELLO – L’inchiesta di Report, definita dallo stesso Ranucci come “qualcosa di impressionante” perché “sono coinvolti tutti i dirigenti della società”, mostrerà documenti e intercettazioni presenti nell’ordinanza “Alto Piemonte”, un’indagine condotta dalla Squadra Mobile di Torino, coordinata dalla procura locale, che ha fatto emergere gli interessi della ‘ndrangheta nel bagarinaggio dei biglietti delle partite casalinghe della Juve.

I protagonisti assoluti sono Rocco e Saverio Dominiello, padre e figlio di 42 e 63 anni, condannati in primo grado a 7 anni e nove mesi e 12 anni, un mese e dieci giorni, per tentato omicidio, associazione mafiosa ed estorsione, reati commessi per conto del clan Pesce di Rosarno (Reggio Calabria).

L’inchiesta – spiega Ranucci in un’intervista a Il Romanista – secondo la Procura la data fondamentale è il 21 aprile 2013: quel giorno si gioca Juventus-Milan. Nella curva juventina spunta uno striscione: “I gobbi”. Dietro ci sono Saverio e Rocco Dominello, padre e figlio, è il giorno in cui la ‘ndrangheta entra nella curva bianconera”.

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IL SUICIDIO MISTERIOSO – “Racconteremo il suicidio misterioso di Raffaello Bucci – prosegue Ranucci – anello di congiunzione tra società, tifosi e forze dell’ordine. Pensava di essere anche lui sotto indagine. Nelle ore precedenti al suicidio ci sono state dinamiche impressionanti, che abbiamo raccolto tramite testimonianze. Mostreremo documenti e intercettazioni che riguardano i dirigenti della Juventus”. Bucci lavorava in una società che forniva consulenze alla Juve ma, allo stesso tempo, usufruiva di alcuni vantaggi come quello di avere a disposizione un Suv della Juve.

IL MISTERO DEL CELLULARE – “Non si spiega perché ad un certo punto uno dei legali dello studio Chiusano, che rappresenta la Juve, va in ospedale, a poche ore dalla morte di Bucci, chiedendo di entrare in possesso del suo telefono e di altri effetti personali. È un particolare non trascurabile. Dal telefonino di Bucci sono emerse cose molto interessanti: sms e foto che riguardano il club e la curva. C’è anche una chat con un’utenza intestata alla presidenza del Consiglio e riferita ad un agente dei servizi di sicurezza. Bucci era un informatore dei servizi. “Sono nella merda” e poi “la mia posizione è bruciata”, sono alcuni dei messaggi dove manifestava la preoccupazione di andare a testimoniare in Procura dopo la convocazione. Aveva avvisato anche la Juventus”.
PESTAGGIO PRIMA DEL SUICIDIO? – “A Report mostreremo alcune foto tali da creare dubbi sulla vicenda. Bucci è morto per la caduta, ma in base a foto e a perizie sorge il sospetto che prima di lanciarsi nel vuoto sia stato vittima di un pestaggio. Abbiamo ricostruito la vicenda con testimonianze, intercettazioni e documenti inediti. Ma non fatemi anticipare troppe cose”.
IL BLACKOUT – “Bucci era intercettato ma il server in uso alla Procura tre ore prima del suicidio ha avuto un blackout. Secondo gli atti quello sarebbe stato il momento in cui comunica con l’agente dei servizi segreti, e chissà con chi altro. Non si sa cosa sia avvenuto in quelle ore precedenti alla morte”.
PERCHE’ LA JUVE E’ COINVOLTA – “Vi posso assicurare che da questa storia emerge un quadro impressionante di rapporti della dirigenza con i tifosi, un connubio spaventoso tra la società e una parte di supporters bianconeri. La vittima di questa storia è il calcio. Sono vittime anche i tifosi per bene”.

Marotta e Dominiello

Nei due video-promo lanciati da Report in queste settimane sono coinvolti prima Beppe Marotta, l’amministratore delegato dimissionario lo scorso 29 settembre, e Andrea Puntorno, leader da 20 anni dei Bravi Ragazzi, uno dei principali gruppi ultras della curva della Juventus, considerato dagli inquirenti vicino al clan mafioso Li Vecchi e uomo di fiducia della famiglia ‘ndranghetista dei Macrì.
Di Marotta vengono pubblicati alcuni messaggi via WhatsApp con intermediario di Rocco Dominello per alcuni biglietti della gara di Champions del 2013 con il Real Madrid, poi sempre con Dominello concorda il provino di un ragazzo figlio di Umberto Bellocco, esponente di spicco del clan di Rosarno.

L’ultras Andra Puntorno, che sta finendo di scontare una condanna a sei anni e mezzo per traffico di stupefacenti (ha l’obbligo di dimora a Agrigento), racconta numeri, cifre, modalità del bagarinaggio allo Juventus Stadium e quanto gli ultras si siano arricchiti.
Il leader della curva bianconera racconta dell’incredibile giro di affari che derivava dal bagarinaggio che facevano grazie ai biglietti che la Juve gli metteva a disposizione. “30-40 mila euro” di guadagno per ogni partita casalinga. “Con questi soldi – spiega Puntorno – mi sono comprato due case, un panificio, mia moglie stava bene. Io lo dico perché non è un reato” aggiunge.

Fondatore del gruppo “Bravi Ragazzi”, Puntorno conferma, come è già stato accertato da indagini recenti, che è la Juve a mettere a disposizione i biglietti (“E’ una cosa normale, è sempre stato così”) e spiega: “Siamo 6-700 persone, non tutte di Torino”. Tifosi che acquistano i biglietti non attraverso le normali procedure bensì per mano dei loro capi ultras che, per lucrare, li rivendono a prezzi maggiorati.

Sull’inchiesta è intervenuto, con articoli minuziosi, anche il quotidiano “La verità” diretto da Maurizio Belpietro. Secondo il giornalista Gigi Moncalvo l’addio di Marotta sarebbe da collegare in una logica di poteri interni tra gli Agnelli e gli Elkann, con i primi ancora legati alla vecchi dirigenza dello scandalo calciopoli (Moggi e Giraudo).

Le dimissioni annunciate in diretta tv da Marotta subito dopo Juve-Napoli dello scorso 29 settembre non sono piaciute alla dirigenza bianconera. Marotta, legato agli Elkann, avrebbe colto di sorpresa tutti e in special modo Claudio Albanese, direttore della comunicazione del club e fedelissimo di Andrea Agnelli. Albanese sarebbe stato indicato da Giraudo perché “capace di influenzare i mezzi di comunicazione e informazione”.

“Il dirigente – scrive Moncalvo – ha sbagliato nel voler anticipare tutti con il suo annuncio. Ha scavalcato persino Claudio Albanese, l’uomo comunicazione di Agnelli, colui che ha creato problemi a Maurizio Pistocchi a Mediaset, ha fatto tramontare Paolo Ziliani, ha chiesto invano la cacciata di Paolo Liguori. E soprattutto ha preteso Giuseppe Cruciani nelle trasmissioni sportive”.

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