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Il tesoro del clan Misso gestito dal barbiere: sequestro di 9 milioni ai Candurro

Cronaca
10 ottobre 2018 08:24 Di Ciro Cuozzo
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Il Centro Operativo Direzione Investigativa Antimafia (DIA) di Napoli ha eseguito un provvedimento di confisca di beni. per un totale di 9 milioni di euro, emesso, su proposta del Direttore della DIA, da quel Tribunale – Sezione Misure di Prevenzione – nei confronti dei fratelli Giuseppe e Vincenzo Candurro, esponenti di vertice del clan Misso, storico gruppo camorristico capeggiato da Giuseppe Misso (oggi collaboratore di giustizia), già radicato ed egemone nel quartiere Sanità che, a partire dagli anni ’80 e fino al 2000, ha determinato le strategie e gli assetti criminali di Napoli, in alleanza con i clan Mazzarella e Misso e in contrapposizione con l’Alleanza di Secondigliano (Contini-Mallardo-Licciardi) e il clan Giuliano.

Non è la prima volta che ai due fratelli Candurro vengono sequestrati beni riconducibili al clan Misso. Già nel 2016 la Dia riuscì a bloccare 10 milioni.

Le indagini, che hanno preso avvio dall’analisi di operazioni finanziarie sospette e che sono state comprovate anche dalle risultanze emerse da una rogatoria internazionale con acquisizione di documentazione bancaria presso Istituti Bancari Elvetici, hanno confermato come Vincenzo Candurro, detto “Enzo ‘o barbiere” (in quanto titolare, in passato, di una barberia nel centro storico di Napoli), sia diventato, nel tempo, il cassiere e uomo di fiducia del citato boss (a conforto di ciò, anche una condanna a suo carico per associazione mafiosa), mentre il fratello Giuseppe si sia, invece, occupato, sempre per conto del clan Misso, del reimpiego in attività economiche di denaro di provenienza illecita.

IL VIDEO DELL’OPERAZIONE DELLA DIA

L’odierna operazione ha portato alla confisca di 17 unità immobiliari (ville, appartamenti, garage, un negozio di abbigliamento a Calata Capodichino a Napoli), 7 società (di cui 3 con confisca dell’intero patrimonio aziendale), 1 rivendita di tabacchi e valori bollati (sita nella provincia di Salerno), 8 auto/motoveicoli, 16 depositi bancari (di cui due in essere nella Repubblica di San Marino) e 6 polizze assicurative per un valore di oltre 9 milioni di euro.

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