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“Ho ucciso Lello per difendermi”: la linea del killer e l’appello della sorella: “Testimoniate”

Cronaca
9 ottobre 2018 22:32 Di redazione
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E’ in programma per domattina, mercoledì 10 ottobre, l’interrogatorio di garanzia di Alfredo Galasso, il 31enne ambulante di Miano costituitosi dopo l’omicidio di Raffaele Perinelli avvenuto sabato sera nel quartiere alla periferia nord di Napoli dove entrambi vivevano.

Galasso ha raccontato ai carabinieri di aver colpito il 21enne calciatore dilettantistico con una coltellata al cuore. La sua versione tuttavia non convince appieno gli investigatori. Sono tanti infatti i punti oscuri da chiarire. In primis l’arma utilizzata da Galasso per commettere l’omicidio. Ai militari ha raccontato di essersene liberato lanciandolo dal ponte Bellaria di Miano ma ad oggi non è stato ancora ritrovata.

La storia di Raffaele Perinelli: la morte del padre, il sogno del calcio e la vita spezzata da un litigio

In secondo luogo c’è da accertare la dinamica dell’omicidio avvenuto una settimana dopo un primo litigio andato in scena in una discoteca di via Coroglio a Bagnoli. Quando si è presentato dai carabinieri per costituirsi, accompagnato dal suo legale Rocco Maria Spina, ha raccontato una verità che fa acqua da tutte le parti.

Per una settimana sarebbe sceso armato di coltello perché temeva di essere aggredito da “Lello”, uccidendolo poi sabato sera, agendo d’impeto e senza subire, almeno fino a propria contraria, un’aggressione vera e propria. Motivazioni che hanno portato il magistrato Anna Frasca della procura di Napoli a contestare l’omicidio doloso aggravato dai futili motivi e dalla premeditazione.

Ai militari Galasso ha ricostruito la dinamica di quanto successo sabato sera: “Mi ha visto arrivare, io ero in auto e lui in sella allo scooter. È sceso ed è venuto verso di me, mi sembrava che impugnasse qualcosa, e ha sferrato un calcio sulla mia auto”.

Ricostruzione tutta da verificare con gli investigatori che sperano, così come la famiglia della giovane vittima, che qualcuno che ha assistito alla scena si faccia avanti e racconti quello che ha visto. La coltellata data da Galasso è stata inferta per difendersi o per attaccare? La linea difensiva del suo legale andrà nella prima direzione ma decisive potrebbero essere le testimonianze di coloro che erano presenti quella sera.

VIDEO – Lavoro e pallone: la vita normale di Lello

A loro è rivolto l’appello lanciato dalla sorella di “Lello”, Francesca Perinelli che su Facebook ha invocato giustizia, invitando  “chiunque volesse bene a mio fratello di aiutarmi a testimoniare e tutelare anche solo con la vostra presenza”.

“Mio fratello e quel marchio brutto che ha rifiutato”

“Cari giudici, vorrei che queste parole arrivassero non alle vostre teste ma ai vostri cuori. Lello è stato ucciso e io e la mia famiglia siamo morti con lui. Se vi chiediamo di essere severi con chi ha ucciso Lello non è per vendetta ma è perché crediamo e vogliamo continuare a credere nella Giustizia, quella con la G maiuscola e non quella delle leggi fredde e dei cavilli inutili. Chi ha accoltellato Lello aspettandolo, armato, per sette giorni per una banale lite non ha colpito solo il cuore di Lello ma il cuore nostro, quello di un intero quartiere e di una intera città perché Lello era e potrà essere il simbolo di chi, in un quartiere difficile e in una città difficile, lotta contro tutti e tutto e, fino a quella notte buia, vince. E fa vincere il sole del suo carattere, la bellezza dei suoi sorrisi, i suoni delle sue risate. E quel marchio brutto, falso e ingiusto sulla pelle se l’era tolto alzandosi tutte le mattine alle 6 per andare a scuola e poi al lavoro e inseguendo il suo sogno di calciatore. La nostra famiglia non naviga nell’oro e per Lello sarebbe stato facile percorrere strade in discesa fuori dalla legalità ma lui aveva scelto strade in salita e su quelle strade correva come correva sui suoi campi di calcio dimostrando a se stesso e agli altri che anche a Miano, anche a Napoli, i ragazzi che scelgono la legalità possono farcela. Ecco perché vi chiediamo Giustizia: per continuare a far vivere Lello e per continuare a dimostrare che il suo percorso era quello giusto e un coltello e una notte buia non possono fermarlo veramente. Lello sorride e corre ancora… Qualcuno ha cercato di fermarlo. Non fermatelo anche voi”.

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