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Fenomeno baby gang, Ciruzzi: “Bene attenzione CSM, no a inasprimento pene serve intervento sociale”

L'emergenza criminalità minorile, la situazione nelle carceri e il nuovo governo. Ne abbiamo parlato con il Presidente della Fondazione Premio Napoli

Interviste
12 settembre 2018 16:24 Di Andrea Aversa
6'

Presidente della Fondazione Premio Napoli, ex Presidente della Camera Penale di Napoli ed ex vice Presidente dell’Unione delle Camere Penali Italiane, Domenico Ciruzzi è uno degli avvocati più importanti del prestigioso foro di Napoli. Oltre a essere uomo di legge è anche docente e persona molto attiva e partecipe alle diverse iniziative sul tema giustizia in tutto il territorio nazionale.

La sua vena garantista e di estrema fedeltà a quelli che sono i dettati costituzionali, non è affatto un mistero. Abbiamo discusso con lui, grazie a questa intervista rilasciata a VocediNapoli.it, riguardo le proposte avanzate dal CSM (Consiglio Superiore della Magistratura), durante il plenum che si è svolto ieri a Napoli, in merito al contrasto del fenomeno delle baby gang.

In proposito c’è stata la grande soddisfazione del presidente Giovanni Legnini che ha espresso l’importanza di un pacchetto di misure che guarderebbe all’unità di intenti tra tutti gli attori istituzionali. Ma oltre a provvedimenti di intervento sociale sono previsti anche arresti “facili” e un inasprimento delle pene.

Tornando all’intervista, una parentesi è stata dedicata alla situazione nelle carceri che soprattutto a Poggioreale è diventata davvero esplosiva. Infine, abbiamo chiesto a Ciruzzi, un parere sull’operato dell’attuale governo in materia di giustizia e sul ruolo che l’avvocatura dovrebbe avere rispetto agli altri poteri dello Stato previsti dalla Costituzione.

Avvocato Ciruzzi ieri c’è stato un plenum del CSM a Napoli. Cosa pensa delle proposte avanzate per contrastare il fenomeno delle baby gang?

Innanzitutto sono molto contento che il Csm abbia organizzato il plenum a Napoli. È un segnale importante il fatto che l’organo principale della magistratura abbia dedicato la sua attenzione alla città e alla problematica della criminalità minorile. Tuttavia, almeno da quello che ho letto rispetto alle prime impressioni pubblicate oggi sui giornali, sembra che le misure più importanti siano rivolte all’inasprimento delle pene e su questo non sono d’accordo. Si tratta di provvedimenti che non servono, anzi, otterrebbero effetti contrari. A Napoli c’è bisogno di un forte intervento a livello sociale, soprattutto in alcuni quartieri e strati della popolazione dove lo Stato è stato assente per molto tempo.

Che idea si è fatto sulla possibilità di allontanare i figli dei genitori appartenenti a famiglie camorristiche?

Una disposizione verso la quale non sono affatto d’accordo. Anzi la ritengo dannosa, sia dal punto di vista politico – legale che da quello sociale. Insomma, ma immaginiamo la reazione di un minore strappato al proprio genitore. Stiamo parlando di misure che dovrebbero rappresentare l’estrema ratio. Provvedimenti che uno stato dovrebbe adottare dopo che aver fatto l’impossibile per risolvere questi problemi da un punto di vista sociale. In questo modo creiamo dei nemici dello Stato, ancora più furiosi nei suoi confronti. La sensazione che verrebbe percepita sarebbe quella di uno Stato che punisce due volte i suoi cittadini più giovani, prima condannandoli a vivere in contesti sociali criminali e poi punendoli portandoli via dalla loro famiglia. Se dovessimo fare una statistica per verificare l’efficacia di tale norma non so che risultati potremmo ottenere ma quello che è certo è che i genitori di questi ragazzi, anche se nell’ambiente in cui vivono, fanno di tutto per i loro figli. Non stiamo parlando di casi di violenze, patologie o tossicodipendenze che impediscono alle famiglie di prendersi cura dei propri ragazzi. Si tratta di una casistica del tutto diversa. Per questo mi chiedo: ma dove sono le categorie dei psicologi e degli analisti? Perché non si mobilitano sul tema e creano un dibattito? Eppure il discorso non è soltanto politico e giuridico ma è, appunto, soprattutto sociale.

La situazione nelle carceri è esplosiva. Perché siamo arrivati a questo punto e cosa bisognerebbe fare per spegnere l’incendio?

Ma era tutto previsto, la politica fa finta di non sapere. I dati, i numeri, le sanzioni dell’Europa contro l’Italia che hanno mortificato il nostro paese, sono tutti indicatori di una situazione devastante. Il problema è che i politici hanno preferito coltivare il consenso nei confronti degli elettori piuttosto che agire con giustizia. L’ultimo governo ha varato, senza poi approvarlo, un pacchetto di decreti legge sull’ordinamento penitenziario che avrebbero permesso a molti detenuti di avere pene alternative. Ma dal punto di vista della propaganda volevano pescare sia dal bacino elettorale dei garantisti, sia da quello dei giustizialisti. Una vergogna pagata lo stesso alle elezioni del 4 marzo. E oggi? Aspettiamoci altre sanzioni europee che continueranno a umiliare l’Italia. La pena deve avere uno scopo di reinserimento sociale e non di vendetta da parte dello Stato verso chi ha commesso un errore.

In materia giustizia si sente ottimista o pessimista rispetto al nuovo governo grillo-leghista?

Se gli slogan elettorali saranno trasformati in legge, non posso che definirmi preoccupato. Ma in generale sul futuro sono sempre ottimista. Nel senso, o le cose cambieranno oppure arriveremo ad uno sfascio giuridico, politico e sociale senza fine. Per questo mi auguro che tutti gli attori coinvolti, dagli operatori sociali, a coloro che sono impegnati nel volontariato e nelle carceri, al mondo della chiesa e dell’associazionismo ma anche al mondo delle istituzioni con i direttori delle carceri e i garanti dei detenuti e a tutti i politici e parlamentari che la pensano in modo diverso, bisogna che alzino la voce e si facciano sentire. In fondo basterebbe rispettare la Costuzione.

In questo contesto quale potrebbe essere il ruolo dell’Avvocatura?

L’avvocatura deve avere un ruolo di forte garanzia rispetto all’equilibrio dei poteri previsto nel nostro paese nella Costituzione. Oggi più che mai ques’organo deve rendersi conto del ruolo importante che ha e che dovrà avere.

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Domenico Ciruzzi

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