Ultimo aggiornamento giovedì, 18 ottobre 2018 - 17:36

Napoli in Svizzera, la delusione di un tifoso: “Trattati come delinquenti dal club”

Calcio Napoli
7 agosto 2018 19:11 Di Ciro Cuozzo
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Il processo di internazionalizzazione del Napoli tanto caro ad Aurelio De Laurentiis continua ad avere incidenti di percorso. La denuncia questa volta arriva da un fotografo-tifoso, Gianni Polverino, residente in Svizzera da quasi 30 anni e in questi giorni sempre presente per vedere da vicino i suoi beniamini.

“Vivo vicino San Gallo da 27 anni e l’arrivo del Napoli è stato vissuto con grande trepidazione da noi tifosi residenti in terra elvetica”. Un evento da non perdere anche se a rovinarlo (ovviamente solo in parte) è stato l’atteggiamento tutt’altro che professionale dei dipendenti addetti alla sicurezza del club in occasione del primo allenamento della squadra di Carlo Ancelotti.

“Eravamo un centinaio presenti sugli spalti di un campetto adiacente all’AFG Arena, lo stadio dove gioca le gare interne la squadre del San Gallo. Già durante l’allenamento – spiega il tifoso – gli addetti alla sicurezza del Napoli ci hanno vietato di girare video. Come è possibile tutto questo? Abbiamo per la prima volta la possibilità di vedere da vicino la nostra squadra del cuore e non possiamo girare nemmeno un video?”.

Domande lecite che però già in passato non hanno trovato adeguate risposte dall’ufficio comunicazione della società diretta da Aurelio De Laurentiis. Anche nell’ultimo ritiro di Dimaro targato Maurizio Sarri, il Napoli vietò ai tifosi, con tanto di cartelli affissi all’ingresso del campo di Carciato,di girare filmati durante l’allenamento.

Ma non è finita qui. “Il fondo si è toccato alla fine dell’allenamento. Eravamo rimasti in pochi sugli spalti quando la security del Napoli ci ha intimato senza mezzi fronzoli di lasciare immediatamente la struttura. Io era con il preparatore dei portieri del San Gallo, un mio amico, che ha assistito all’allenamento. Stavamo parlando del Napoli, del calcio in generale, insomma non stavamo facendo nulla di male. A un certo punto uno degli addetti alla sicurezza si è avvicinato a noi chiedendoci con insistenza, e in napoletano, di lasciare gli spalti. Quando ho replicato, un po’ stizzito, si è avvicinato il responsabile della sicurezza che è andato giù duro. Mi ha ribadito di uscire subito dagli spalti, ricordandomi che già in mattinata mi aveva “graziato”. Si riferiva alla mia presenza, insieme a un’altra decina di tifosi, nell’albergo che ospita il Napoli a San Gallo. Eravamo lì per salutare i giocatori e cercare di strappargli qualche fotografia. Nulla di male insomma. Lui invece ci teneva a ricordarmi che in mattinata già avevo dato fastidio nel cercare di farmi qualche foto con i giocatori, come se stessimo parlando di un reato”.

Gli stessi giocatori che, dopo pranzo, hanno salutato da lontano i tifosi, eccezion fatta per Milik, l’unico ad essersi fermato per foto e autografi. “Mi chiedo cosa ci sia di male in tutto questo. Il Napoli è la nostra squadra. E’ normale che quando viene all’estero ci sia un minimo di mobilitazione da parte nostra. Viviamo lontano dalla nostra terra e dai nostri colori, cosa si aspettano che facciamo? Sugli spalti – ripeto – eravamo un centinaio. Abbiamo incitato e salutato i giocatori. Perché dobbiamo subire un trattamento del genere dalla security? Perché rivolgersi in malo modo e vietare di fare video?”.

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