Ultimo aggiornamento mercoledì, 23 maggio 2018 - 20:44

Solfatara di Pozzuoli, si allarga l’inchiesta: da ascoltare il bambino unico superstite

Cronaca
16 maggio 2018 13:14 Di Fabiana Coppola
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Altre cinque persone sono state iscritte nel registro degli indagati per omicidio colposo plurimo oltre Giorgio Angarano, amministratore unico della società “Vulcano Solfatara srl”. Da analizzare l’inadegauata gestione del sito vulcanico in cui lo scorso settembre morirono Lorenzo Carrer, 13 anni, il padre Massimiliano e la madre Tiziana Zamarella. Il ragazzino la mattina della tragedia precipitò in una voragine per scattare una foto e i genitori nel tentativo di soccorrerlo perirono asfissiati dall’idrogeno solforato presente in abbondanza nella Solfatara.

Il pm Anna Frasca, titolare dell’inchiesta, ha chiesto al gip di ascoltare Alessio Carrer, 9 anni, unico superstite della strage, nel corso di un incidente probatorio in presenza di una psicologa esperta in psicologia infantile. I motivi per cui il pm, che indaga con il coordinamento del procuratore aggiunto Giuseppe Lucantonio, vuole raccogliere la testimonianza del bambino è condiviso anche dagli avvocati che assistono la famiglia Carrer in quanto: “Il piccolo Alessio potrebbe essere soggetto al pericolo della amnesia infantile, per cui il bambino non sempre è in grado di conservare i ricordi o di non alterarli. Alessio inoltre ha intrapreso un percorso terapeutico volto alla migliore elaborazione del lutto: processo che, si suppone, debba transitare per dei necessari meccanismi di rimozione di esso. In conseguenza di ciò, il contributo conoscitivo di Alessio Carrer può apportare al presente procedimento è destinato, nel tempo, a scemare grandemente“.

Il pm inoltre si è soffermato sulla presenza di formazione di cavità nella Solfatara nel corso degli anni rsiolte in maniera artigianale con l’ausilio di materiale prelevato dal sito stesso. “Nessuna delle risorse finanziarie dalla società è stata investita per ridurre la pericolosità della Solfatara, maggiore espressione vulcanica attiva di tutta l’area flegrea, in modo da garantire la circolazione in sicurezza; il primo sottosuolo dell’area craterica era vuoto (dunque i visitatori camminavano su una sottile crosta di terreno, ndr) tanto che nel corso degli anni si è verificata più volte la formazione di cavità“. Una situazione di estrema pericolosità dunque non affrontata nel modo giusto da chi se ne sarebbe dovuto occupare.

 

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