Ultimo aggiornamento mercoledì, 17 ottobre 2018 - 21:01

Il clan dei Casalesi e l’alleanza con la mafia albanese per il controllo del Nord Italia

La magistratura sta indagando su una rete di relazioni tra le due organizzazioni criminali. Eseguito un sequestro amministrativo

Cronaca
13 febbraio 2018 12:00 Di redazione
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Il Tribunale ha deciso e seguendo le indicazioni della Procura antimafia, già nel 2006, aveva disposto un’interdittiva nei confronti dell’azienda Zelna Montaggi che si occupa dell’attività di montaggio di manufatti in metallo per strutture portanti nei cantieri edili.

Il procedimento è stato anche confermato dal Tar (Tribunale amministrativo regionale) dell’Emilia Romagna che ieri con una sentenza ha confermato l’esistenza di una rete che collega il clan dei Casalesi alla malavita albanese.

Questa alleanza internazionale tra sodalizi criminali avrebbe permesso lo sviluppo e la gestione di attività illecite sul territorio emiliano in particolare all’interno della provincia di Modena. Infatti, è proprio dalla Prefettura della città che è partita la famosa interdittiva dell’Antimafia.

Il Tar, con il suo provvedimento, ha rigettato il ricorso presentato dall’azienda basato sulla “violazione dei principi di legalità e certezza del diritto, eccesso di potere per illogicità, errata valutazione dei presupposti di fatto e diritto, carenza di motivazione e omessa istruttoria in relazione al principio di proporzionalità e ragionevolezza“. Ma queste motivazioni non sono state accettate dai giudici che le hanno giudicate irrilevanti rispetto all’azione interdittiva.

Per il collegio, presieduto dal giudice Giancarlo Mozzarelli e dai consiglieri Umberto Giovannini e Ugo De Carlo, le indagini hanno evidenziato l’esistenza di rapporti tra entrambi i fratelli Zelna e Alfonso Perrone, reggente nella zona per il clan dei casalesi. Afferma l’interdittiva dell’Antimafia: “un elemento oggettivamente e particolarmente significativo, alla luce della già riferite finalità di tutela preventiva e cautelare rispetto all’infiltrazione mafiosa che sono sottese all’adozione di tali misure, per sostenere e ulteriormente supportare il giudizio di permeabilità mafiosa della impresa individuale di cui il ricorrente è titolare“.

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