Ultimo aggiornamento giovedì, 19 luglio 2018 - 20:42

Duplice omicidio Ambrosio, quando nel 2009 il re del grano fu assassinato brutalmente assieme alla moglie

Una rapina finita tragicamente: i due coniugi furono uccisi a bastonate nella loro casa alla Gaiola

Cronaca
12 gennaio 2018 13:39 Di Piero De Cindio
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Era l’aprile del 2009 quando il duplice omicidio dei coniugi Ambrosio sconvolse la città di Napoli. Franco Ambrosio, imprenditore di 77 anni re del grano e sua moglie Giovanna Sacco, 72 anni, furono assassinati nella loro villa alla Gaiola. Esponenti dell’alta borghesia napoletana uccisi a bastonate in casa loro, fu il figlio Massimo a trovarli.

Una rapina finita male, gli inquirenti capirono subito che a commettere quell’atroce delitto furono tre persone inesperte che avevano lasciato tracce ovunque. Quando arrivarono sul luogo del delitto, la casa era a soqquadro, c’erano vetri rotti e segni di bivacco, bottiglie finite lasciate in terra e un grande disordine. Non ci volle molto per risalire all’autore del piano, si trattava di Marius Vasile Acsinei, 22 anni di origini rumene, ex giardiniere della famiglia Ambrosio, sapeva che nella villa stavano facendo dei lavori e aveva creduto non ci fosse nessuno al suo interno e che i coniugi fossero da un’altra parte. Volevano rubare preziosi e soldi.

Gli inquirenti riuscirono a risalire a Acsinei grazie all’utilizzo del cellulare rubato proprio a Franco Ambrosio. Il 22enne lo usò per chiamare sua madre in Romania e un amico a cui chiedere aiuto, credeva bastasse togliere la scheda per non essere rintracciati. Identificato e interrogato, confessò subito i nomi dei suoi complici: Valentin Dumitriu, 22 anni, e Calin Petrica, 24 anni. Tutti ammisero al pubblico ministero Antonio D’Alessio di aver ucciso i coniugi Ambrosio utilizzando l’attrezzo che si usa per svitare i bulloni delle auto.
Nessuno mostrò un minimo pentimento o rimorso di coscienza, descrissero tutto con una brutale freddezza:
Non pensavamo che la casa fosse abitata. Per prima si è svegliata la vecchia. Si è messa a gridare. L’abbiamo presa a pugni ma gridava ancora, così l’abbiamo uccisa. Poi si è svegliato il marito e abbiamo ucciso anche lui“.
Poi mentre uno di loro osservava i corpi, che giacevano agonizzanti all’ingresso, gli atri due misero a soqquadro la casa per cercare preziosi da rubare:
Li vedevamo muoversi. Li sentivamo russare“, così hanno definito i gemiti dei due poveri coniugi Ambrosio che esalavano gli ultimi respiri di vita.

I tre ragazzi spiegarono agli inquirenti che i giorni prima avevano effettuato due sopralluoghi all’esterno della villa e avevano visto che non c’era nessuno. Nell’intercettazione  in cui Acsinei chiamò a sua madre in Romania con il cellulare di Francesco Ambrosio, racconta al genitore di aver ucciso due persone investendole:
Ho fatto un incidente, ho ucciso due persone. Io non mi ero neppure reso conto di averli feriti, ma poi la televisione ha detto che sono morti (la madre gli chiese di tornare in Romania) Non posso, se torno mi prendono e se mi prendono sparo tutti anche la polizia“.

Il 22enne poi chiamò un amico a cui raccontò tutto, diceva di essere ottimista e che credeva non sarebbero risaliti a lui, ma la persona dall’altro lato non pensava fosse possibile:
Come ti ho detto anche altre volte, nella vita puoi fare di tutto, ma non togliere la vita agli altri. Questo può costarti la libertà ed è un peccato, perché sei giovane“.
Il duplice omicidio dei coniugi Ambrosio fu sulle prime pagine di tutti i giornali, tre giovani incensurati erano stati capaci di uccidere in un modo così atroce due signori e raccontarono tutto con un distacco terribile, una freddezza tremenda. Fino a quel momento non avevano mai avuto problemi con la legge. Francesco e Giovanna erano due personaggi in vista nella società bene di Napoli. Lui si era costruito da solo, divenendo il re del grano, nel 1960 a soli 28 anni creò l’Italgrani, azienda da cui riuscì negli anni a venire a creare un vero e proprio impero, una holding che nel 1970 fatturava 450 miliardi. Fu poi implicato in un crac e condannato in primo grado a 9 anni di reclusione.
La storia di quell’assassinio ancora oggi è ricordata con grande dolore e amarezza da tutti i napoletani, una vicenda che sembrava essere la sceneggiatura di un giallo e che invece era la pura e dolorosa realtà.

I coninugi Ambrosio

La villa alla Gaiola in cui avvenne il delitto

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