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Le donne al comando del clan Troia, il sodalizio gestito dalla moglie e la nuora del boss

Spaccio di stupefacenti, associazione a delinquere di stampo mafioso, produzione e spaccio di banconote false e atti intimidatori contro i clan rivali

Erano la madre dei boss e la nuora a gestire le attività illecite del clan Troia dopo l’arresto di Francesco e Vincenzo Troia, figli di Immacolata Iattarelli e di Ciro Troia alias “Gelsomino“, fondatore dell’organizzazione camorristica nata da una costola dello storico clan Abate di San Giorgio a Cremano. A reggere il sodalizio insieme alla donna, Concetta Aprea, moglie di Francesco.

Sono 40 le ordinanze di custodia cautelare emesse dal Gip del Tribunale di Napoli ed eseguite questa mattina dai carabinieri della Compagnia di Torre de Greco, diretti da Colonello Filippo Melchiorre, e della stazione di San Giorgio a Cremano nel comune alle porte di Napoli: 33 in carcere, una a domiciliari e sei obblighi di dimora. All’appello dei militari manca un solo soggetto, non pervenuto presso il suo domicilio.

Le accuse sono di associazione di stampo mafioso con l’aggravante, per alcuni destinatari, dell’intimidazione (articolo 7), associazione dedita allo spaccio di stupefacenti e di banconote false.

Le indagini, condotte dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli dal 2013 al 2016, si sono avvalse di intercettazioni dei colloqui in carcere e di corrispondenza, intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre che servizio di osservazione e nell’acquisizione delle immagini delle telecamere di videosorveglianza. Ricostruite le attività del clan Troia sul territorio di San Giorgio a Cremano a partire dal 2010. Attività principale era lo spaccio di stupefacenti (cocaina, marijuana, hashish, crack) con l’imposizione ai capi piazza di una tangente. Otto le basi per la vendita di droga accertate dai carabinieri.

Altro attività illecita era quella della spendita di banconote false da 100 euro. L’ammontare complessivo non è stato cominciato ma secondo gli investigatori erano molte le banconote smistate anche in altre parti d’Italia.

Ricostruiti anche atti intimidatori nei confronti di altri clan in lizza per lo spaccio. Nell’aprile del 2016 un’autobomba venne fatta esplodere nei pressi dell’abitazione di Immacolata Iattarelli, moglie e madre dei reggenti del clan Troia. Sul tettuccio dell’auto il clan rivale lasciò una testa di maiale. I contrasti il clan Troia, in buoni rapporti con i Mazzarella, li aveva soprattutto con il gruppo D’Amico di San Giovanni a Teduccio.