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Ritorna la docu-serie “Camorriste”: la seconda stagione sulle collaboratrici di giustizia

Spettacolo
16 novembre 2017 20:21 Di Fabiana Coppola
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Torna la docu-serie “Camoriste”, una produzione DocLab con A+E Networks Italia, in onda da venerdì 17 novembre alle 22.55 con la seconda stagione su Crime + Investigation (canale 118 di Sky). Dopo il successo della prima e il record di incassi, nuove storie di donne collaboratrici di giustizia vengono presentate al telespettatore che, tra la ricostruzione fiction e le vere dichiarazioni delle pentite, si immerge in un mondo poco conosciuto: quello del ruolo delle donne nelle organizzazioni criminali. Sono sorelle, mogli, amanti o affiliate che, per scelta o meno, si ritrovano a capo dei clan più noti di Napoli e provincia.

Giovedì 16 novembre, in anteprima all’Università Suor Orsola Benincasa, è stata mostrata la prima puntata della serie che ha come protagonista Patrizia Franzese, camorrista legata al clan Cirella. La donna per amore di Aniello, capo dell’organizzazione criminale operante nel comune di Pomigliano D’Arco, comune in provincia di Napoli, diventa prima il braccio destro del boss e poi una fedele killer. Dopo una vita fatta di violenze e soprusi, la Franzese diviene una figura di spicco di uno dei clan più noti del Napoletano, protagonista anche della “Strage del Pastificio” in cui persero la vita tre vittime innocenti della camorra. E’ proprio questo evento, congiunto alla morte del compagno e al degrado in cui stava degenerando il clan, a spingere Patrizia a diventare una collaboratrice di giustizia.

In ogni puntata non saranno solo le ex camorriste a parlare, ma anche i magistrati, i rappresentanti delle forze dell’ordine e i giornalisti che hanno seguito i casi da vicino e che interverranno per spiegare la storia a 360 gradi. Per sei puntate dunque saranno raccontate sei storie diverse di donne che hanno deciso di collaborare con la giustizia e che in alcuni casi, come quello di Patrizia, adesso vivono in luoghi segreti e sotto falsa identità.

Al termine della visione dell’anteprima il direttore della Scuola di Giornalismo del Suor Orsola, Marco Demarco, ci ha tenuto a precisare alcuni punti emersi durante la proiezione della docu-serie:

“A differenza di quanto viene mostrato nella serie Gomorra con donne di camorra come Scianel, interpretata dalla bravissima Cristina Donadio, in Camorriste non si mostra una donna stupida e lontana dalla realtà, ma una donna che vive in una realtà più complessa. Non c’è dunque una vera diversità di genere all’interno della camorra, quando una donna decide di diventare camorrista diviene anche più spietato di un uomo. Il dovere di un giornalista è quello di raccontare queste storie e insistere sul fenomeno camorristico senza far abbassare mai l’attenzione sui nostri territori in quanto ogni anno spuntano 29 nuovi clan (n.d.r dato presentato dalla DIA al Parlamento riguardante Napoli e la provincia).”

In merito all’allarmante dato che mostra un panorama di organizzazioni criminali in crescita e non in regressione, dunque un’assenza dello Stato, ha preso la parola anche il professor Luciano Brancaccio che ha dichiarato:

“E’ il contesto che produce le forme di organizzazione criminale in quanto tutto è riconducibile al concetto di domanda e offerta. I gruppi di camorra sono il risultato di un processo lento di formazione che agisce all’interno di un mercato e che avviene mediante la capacità di carattere imprenditoriale. Formule, affiliazioni e rituali appartengono ormai a un passato mitico e lontano”.

Per l’occasione è stato anche lanciato un sito, legato alla docuserie, realizzato dagli studenti del Suor Orsola in cui sono state raccolte interviste alle attrici. E’ stato realizzato anche un reportage su un progetto nato a tutela degli ex detenuti e a favore del reinserimento sociale. In conclusione il regista della serie, Paolo Colangeli, sintetizza l’obiettivo del progetto:

“Non c’è migliore antimafia di un ex mafioso. Queste donne, attraverso il loro racconto, dimostrano con il proprio vissuto il fallimento di un progetto esistenziale basato sulla malavita”.

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