Ultimo aggiornamento martedì, 12 dicembre 2017 - 19:58

Una mostra sui Beatles a Bologna ricorda Peppino di Capri che li portò in Italia

Cultura
10 ottobre 2017 16:04 Di Luca Cirillo
8'

Nello storico Palazzo Fava di Bologna si è chiusa ieri la mostra “Astrid Kirchherr with the Beatles”, un percorso fotografico dedicato ai primi passi della carriera dei favolosi ragazzi di Liverpool. Siamo agli inizi degli anni ’60. Cinque giovanotti partono dall’Inghilterra per rincorrere sogni e speranze. Approdano ad Amburgo grazie al primo manager Allan Williams, che si accorge del loro talento e li inserisce nei locali della Reeperbahn (soprattutto Indra e Kaiserkeller), la via a luci rosse del quartiere di St. Pauli dove molti soldati americani erano di stanza dopo la guerra. All’epoca il gruppo era così composto: John Lennon, Paul McCartney, George Harrison, Stuart Sutcliffe e Pete Best (poi sostituito da Ringo Starr). “Hamburg Days”, così fu ribattezzato il soggiorno della mitica band in quei luoghi dove si fecero apprezzare per le loro qualità musicali e di showmen. Incuriosita dal loro successo, Astrid Kirchherr, studentessa del politecnico e assistente del fotografo Reinhard Wolf, va a vederli. Tra la ragazza e la band di Liverpool nasce subito una grande amicizia. Il primo incontro avviene nel noto Kaiserkeller ed è lei a proporre quello stile che ancora oggi viene associato a loro: le giacche di pelle, gli stivali alla texana e i capelli rockabilly con la banana lasciano così il posto a completi, camicie e … caschetto. La Kirchherr, inoltre, fu l’unica fotografa accreditata durante la realizzazione del film “A hard day’s night”.

L’amicizia divenne talmente forte che anche l’ex fidanzato di Astrid, ovvero Klaus Voormann, disegnò successivamente la copertina dell’album Revolver. Sutcliffe, invece, abbandonò il gruppo per amore della Kirchherr e restò con lei ad Amburgo portando avanti, fino alla morte improvvisa nel 1962 dopo una paralisi cerebrale dovuta a emorragia nel ventricolo destro del cervello, il suo linguaggio pittorico. La sorella di Sutcliffe, Pauline, anni dopo accusò Lennon di aver ucciso il “quinto Beatle” con un calcio alla testa fornendo anche le “prove” (messe all’asta), ovvero gli appunti del bassista del gruppo. Nella biografia Beatles’ shadow, la Sutcliffe parla anche di una presunta relazione omosessuale di Lennon con suo fratello e apre al movente della gelosia. Secondo la donna il decesso avvenne successivamente per i danni subiti dopo quell’attacco e prova sarebbe un taccuino in cui il fratello (pittore di talento) disegna scarabocchi, sintomo dell’inesorabile degrado cerebrale.

Alla mostra di Palazzo Fava, la Kirchherr, che fu la prima a immortalare i Beatles in un vero e proprio servizio fotografico posato, oltre a imprimere sulla pellicola momenti memorabili tra vacanze e weekend in giro per l’Europa (tra cui il soggiorno a Tenerife), espone anche opere inedite proprio di Sutcliffe con il quale nacque un amore travolgente. La mostra esclusiva ha avuto notevole successo grazie all’impeccabile organizzazione della Fondazione Carisbo e Genus Bononiae – Musei nella Città, in collaborazione con ONO arte contemporanea, Ginzburg Fine Arts e Kai-Uwe Franz. Il battesimo si è tenuto il 6 luglio scorso in occasione del sessantesimo anniversario dal primo incontro tra John Lennon e Paul McCartney nel giardino della chiesa di St Peter nel quartiere di Woolton a Liverpool, dove John suonava con la sua band di allora, The Quarry Men.

I BEATLES E NAPOLI – Secondo il Maestro Vince Tempera, direttore d’orchestra milanese, c’è un filo che unisce Liverpool alla città partenopea. La mitica Hey Jude, infatti, secondo il noto musicista, ha le stesse note dell’intramontabile ‘O sole mio. “Sembra la stessa canzone – ha dichiarato Tempera – stesse battute, stessa cadenza. Non si tratta di plagio, ma di ispirazione alla cultura napoletana. Yesterday, ad esempio, è simile a Munastero ‘e Santa Chiara: due scale dei brani in questione, sono identiche”. L’avvocato Italo Mastroia rincara la dose: “Nel 2006, Lilli Greco, produttore e scopritore di De Gregori e Venditti, raccontò al Tg2 di somiglianze precise tra le melodie dei Beatles e vecchie arie napoletane”. Da non dimenticare, inoltre, il gruppo napoletano “Shampoo” che nacque nel 1976 da un’idea di Giorgio Verdelli. Il gruppo si esibì in una radio libera partenopea che aveva annunciato la presenza in trasmissione dei Beatles, fatti riunire dall’allora presidente del Napoli Corrado Ferlaino per festeggiare la partita di calcio Napoli-Liverpool.

Era uno scherzo a cui in tanti abboccarono: la formazione era composta da Lino d’Alessio (voce e chitarra), Massimo d’Alessio (voce chitarra e batteria), Costantino Iaccarino (voce e basso), Pino De Simone (voce e chitarra). Gli “Shampoo” realizzavano soprattutto cover dei Fab Four, ma in seguito pubblicarono un album, In Naples 1980/81, per la EMI Italiana, nel quale incisero le loro esecuzioni incredibilmente identiche agli originali in tutto tranne che nei testi, demenziali e in napoletano. Gran parte dei brani scelti appartiene al primo periodo beatlesiano, quello che va dal 1963 al 1965. Il loro lancio a livello nazionale può essere considerato coincidente con la loro partecipazione come ospiti fissi del varietà RAI Black Out, nell’autunno del 1980. Fra i brani vanno ricordati Pep (Help!), ‘E zizze (Day Tripper), Chist’ è ‘o Scia’ (Twist and Shout) e Si ‘e llave tu (She Loves You), che si può considerare la loro canzone-bandiera, visto che il testo parodiato parla proprio di uno shampoo. Anche la copertina dell’album è una cover di quelle dei famosi 33 giri Please Please Me, The Beatles 1962-1966 e The Beatles 1967-1970, con sul disco un pomodoro in sezione al posto della famosa “mezza mela verde”. In linea con il loro stile parodistico, nella loro esibizione nel programma musicale RAI Discoring, i quattro si presentarono come: Paul M’Angart, John Lenton (in riferimento agli occhiali), Ringo Bar e George Rissone.

PEPPINO DI CAPRI E I BEATLES – C’è un altro punto di contatto che lega i Beatles a Napoli: Peppino di Capri. Il noto cantautore con i ‘Fab Four’ ci ha passato poco meno di una settimana insieme. Fu lui a consigliare alla sua casa di distribuzione discografica in Italia, , la Carisch, la stessa dei Beatles, di pubblicare i loro provini. Fu lui ad accompagnare i ragazzi di Liverpool nel loro tour italiano dal 24 al 28 giugno del 1965, a Milano, Genova e Roma. Otto concerti in cinque giorni tutti aperti da Peppino. “Rimpiango il fatto di non aver potuto familiarizzare con loro, scambiare anche pareri musicali. Ma fu una grande esperienza. Il loro arrivo significò una ventata di aria nuova. Noi eravamo abituati a degli standard – ricorda – Per esempio gli amplificatori: noi avevamo amplificatori 30 per 30, loro dei veri e propri armadi dietro le spalle”.

E non solo: “Mi piacevano i loro arrangiamenti. E poi i cori. Quando Paul McCartney e John Lennon cantavano, le loro voci erano perfette. I loro ‘coretti’ erano fantastici. Ci sono particolari che gli addetti ai lavori notano di più. Mi ricordo che avevano questi provini dei Beatles. Quindi dissi loro ‘Ma come, avete i Beatles e non li pubblicate?’. Mi risposero ‘Perché? Sono famosi?’. Ed io risposi che lo erano in tutto il mondo ma non in Italia!”. L’approccio con l’Italia non fu certo dei migliori per i Beatles. Tennero 8 concerti: 2 spettacoli al giorno, a Roma addirittura suonarono 4 volte in 2 giorni, ma senza fare ‘sold out’. Peppino di Capri ricorda: “Non furono ‘promozionati’ come si doveva. Per radio, assenza totale. Forse era anche un problema di gusti. Noi addetti ai lavori li conoscevamo bene. Ma forse non c’era in generale un grossa curiosità musicale. Loro in Italia non sono mai più tornati. Ma se fossero stati accettati per come erano grandi…”. Pier Paolo Pasolini disse di loro: “Non mi so spiegare il successo dei Beatles. Questi quattro giovani completamente privi di fascino che suonano una musica bellina“.

CURIOSITA’ – Nell’estate 2016, Paul McCartney è atterrato con il suo jet privato a Capodichino per godersi qualche giorno immerso nella bellezza delle nostre terre. In uno scatto diventato famosissimo, si vede Sir Paul con cappellino e occhiali da sole, in fila per un gelato in costiera amalfitana come un qualsiasi turista. Dopo il memorabile concerto di McCartney al Palapartenope il 5 giugno del 1991 (Unplugged Tour), c’è chi è pronto a giurare in un ritorno in Campania del baronetto. L’idea di un evento agli Scavi di Pompei è ancora viva: si parlò di un possibile appuntamento già questa estate, ma tutto è rimandato al prossimo anno. I fan sognano, sperano…

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