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Pino Daniele, “Il tempo resterà” e l’artista che non è mai andato via

Cultura
23 marzo 2017 01:05 Di Andrea Aversa
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Sono passati due anni da quel maledetto 5 gennaio quando nei cuori di tutti i napoletani e degli amanti della musica, è calato un velo di tristezza. Un pugno giunto dritto allo stomaco, un magone fatto d’incredulità e malinconia per la scomparsa di Pino Daniele. L’artista è partito per la sua ultima e grande avvenuta all’improvviso e con molta discrezione, proprio come spesso è stata la sua vita. Un’esistenza, quella del musicista partenopeo, dalle mille sfaccettature: l’Uomo in Blues, il Mascalzone Latino Lazzaro Felice ma anche un Nero a metà. Tante espressioni, proprio come quelle della sua musica capace di unire più generi, dando vita ad un unico e poliedrico chitarrista che ha fatto la storia della canzone italiana.

Il tempo resterà è davvero un bel film. Ha stupito e cancellato ogni scetticismo della vigilia. La pellicola non è mielosa e non racconta in modo banale ciò che Pino Daniele è ed è stato. Anzi il documentario è un vero inno, all’uomo prima che all’artista, ai legami e alle relazioni che hanno caratterizzato la sua esistenza.

Si è trattato di un viaggio, un parallelismo tra il tour Vai mò” del 1981 e un percorso con gli stessi musicisti di allora ma senza Pino. Anzi Pino c’è, è ovunque. È nel signore di fianco a me che non riesce a smettere di piangere. È nella ragazza davanti che sussurra ogni singola parola delle sue canzoni. È nella donna alle mie spalle che batte il piede e muove le mani a tempo e ritmo della sua musica.

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Pino Daniele, "Il tempo resterà" e l'artista che non è mai andato via

Il docufilm “Pino Daniele, Il tempo resterà” si è piazzato al secondo posto (dietro il kolossal Disney “La bella e la bestia“) nel box office dopo i primi due giorni di proiezioni nelle circa 300 sale di tutta Italia. Lo spettacolo è iniziato domenica 19 marzo con una grande anteprima al Teatro San Carlo a cui è seguita una tre giorni (inusuale ma necessaria per legarla alla “prima”) che ha avuto un enorme successo su scala nazionale. L’exploit riscosso dall’evento è paradossale se consideriamo che il documentario è stato trasmesso in tre giornate che sono all’inizio della settimana.

Il film è allo stesso tempo una rievocazione ed un omaggio a Pino Daniele. Il regista Giorgio Verdelli ha utilizzato tanti spezzoni che ritraggono il cantautore in momenti privati e durante le tante esibizioni dal vivo. Molti gli ospiti (non solo musicali e non solo italiani) che hanno dato il loro contributo, alcuni di essi amici di una vita del grande chitarrista. Verdelli ha usufruito anche di un folto numero di contenuti inediti che hanno fatto sorridere e commuovere i fan accorsi in massa nelle sale cinematografiche.

Un turbine di emozioni che ti accompagna per tutta la durata del film. Il ricordo è vivo, Pino Daniele è Napoli, è i suoi vicoli, i suoi panorami, i suoi dolori e le sue gioie. Pino Daniele è l’insieme dei colori e le passioni di questa città. Quando vedi generazioni diverse amare una persona e la sua arte in questo modo, capisci sul serio l’importanza che essa ha avuto per tutti noi. Pino ha compiuto una rivoluzione che oggi resta incompiuta, se non addirittura trasformata in mera illusione: conservare la tradizione napoletana aggiungendole un qualcosa di nuovo che possa essere fruibile a tutti, da Scampia a Posillipo. Il risultato è stato quello di dare vita a una Napoli che rifiuta gli stereotipi, i piagnistei e il vittimismo. Pino Daniele ha scardinato quel “noi siamo partenopei“, aprendo la cultura napoletana al mondo intero e portando i significati della sua città ovunque in modo universale.

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