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Peppino De Filippo, e la vera storia della famosa lettera con Totò

Voci di Napoli
27 Gennaio 2017 14:34 Di Andrea Aversa
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Signorina (intestazione autonoma) veniamo noi con questa mia a dirvi, adirvi una parola, che scusate se sono poche ma 700 mila lire… a noi ci fanno specie che quest’anno, una parola, c’e’ stata una grande morìa delle vacche come voi ben sapete. Questa moneta servono a che voi vi consolate dai dispiacere che avreta perché dovete lasciare nostro nipote che gli zii che siamo noi medesimo di persona vi mandano questo perché il giovanotto è studente che studia che si deve prendere una laura che deve tenere la testa al solito posto cioè sul collo. Salutandovi indistintamente, I fratelli Caponi (che siamo noi)“, queste le parole della famosa lettera che Totò Peppino scrivono alla Malafemmina per convincerla di lasciar perdere il loro nipote, Gianni (interpretato da un giovanissimo Teddy Reno), che deve studiare e laurearsi.

E’ questa una delle scene più divertenti e indimenticabili del cinema italiano. Il Principe della risata insieme ad un esponente di una delle famiglie di attori di teatro più importanti della storia della commedia nostrana. Una coppia che ha dato vita a film che ancora oggi sono nel cuore di tutti gli amanti del cinema e soprattutto dei napoletani.

Secondo la testimonianza di Teddy Reno, in seguito confermato in parte anche da Ettore Scola (che lavorava in qualità di aiuto regista) la scena fu semi improvvisata. In origine non era riportata nel copione del film, copione che non convinceva del tutto i due attori, che, durante le riprese, stravolgevano spesso e volentieri le scene da girare. Nella versione definitiva, inoltre, si nota che Peppino scrive la seconda metà della lettera sull’ultima riga sovrascrivendola più volte, probabilmente non prevedendo un testo così lungo. Scola aggiunse che lui, autore di rilievo di alcune gag, lavorando nel cast tecnico del film, propose la scena.

Peppino De Filippo, all’anagrafe Giuseppe, è nato a Napoli il 24 agosto del 1903. Figlio di Eduardo Scarpetta e fratello dei grandi EduardoTitina con i quali ha composto un trio protagonista proprio della celebre e famosa Compagnia De Filippo. Il rapporto tra i tre è spesso stato tempestoso anche per la scelta di Peppino di dedicarsi al cinema. Infatti, il grande attore e commediografo, è amato e ricordato per essere stato interprete del personaggio Pappagone ma soprattutto per aver recitato insieme ad Antonio de Curtis, in arte Totò. In questi film oltre alla comicità spontanea, genuina e mai volgare, i due attori esprimevano una forte ironia che rappresentava anche una satira sul contesto politico e sociale dell’epoca.

TOTÒ, PEPPINO E LA MALAFEMMINA – LA SCENA DEL VIGILE A MILANO

Peppino ci ha lasciato 37 anni fa, il 27 gennaio del 1980 a Roma. Nel film La Malafemmina (di Camillo Mastrocinque del 1956), lui e Toto devono impedire che il nipote si perda per la “bella vita”, lasciando gli studi, obiettivo che ha portato il giovane all’università di Napoli. Quando gli zii scoprono che il ragazzo è andato a Milano per frequentare una donna, i Fratelli Caponi si tuffano in una grande avventura che li porterà nel Nord Italia. In questa pellicola vi sono alcune delle scene più belle del cinema italiano.

TOTÒ, PEPPINO E I FUORILEGGE – LA CENA ALLA ROMANA

Nel film Totò, Peppino e i fuorilegge una grande protagonista è la sorella di De Filippo, Titina. Quest’ultima interpreta il ruolo delle moglie di Totò, una donna avara e avida che non concede nulla al povero marito. Per questo Il Principe della Risata, coinvolge Peppino in un finto rapimento che grazie al successivo riscatto, consentirà ai due comici di trascorrere un fine settimana di “baldoria” a Roma. La pellicola è stata girata da Camillo Mastrocinque nel 1956.

TOTÒ, PEPPINO E LA BANDA DEGLI ONESTI – LE BANCONOTE FALSE

La banda degli onesti, ha visto alla regia sempre Camillo Mastrocinque ed anche questa pellicola è stata prodotta nel 1956. Si sa che i ritmi dell’epoca erano molto elevati, e la coppia più amata della commedia italiana, girava tanti film all’anno. Storie semplici e quindi che non implicavano particolari complessità di sceneggiatura o scenografia. In parte tutto era anche dovuto alla bravura degli attori che spesso improvvisavano.

Questo è un altro film capolavoro di Totò Peppino. La storia vede protagonisti tre squinternati che non riescono a vivere bene con i loro lavori. Così, entrati per caso in possesso della filigrana e degli stampi originali della zecca per la produzione di banconote, decidono di stamparne delle nuove, diventando di fatto dei falsari. In realtà le monete non sono false e il simpatico trio non compirà alcuna azione illegale, ma la vicenda genererà tanti equivoci e sketch imperdibili che hanno reso questa commedia uno dei film più belli del cinema italiano.

 

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