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Svelati i segreti della Massoneria: ecco i soldi avuti da Garibaldi per combattere il Regno delle Due Sicilie

Cultura
17 Ottobre 2016 13:41 Di Andrea Aversa
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Un fiume di danaro in valuta turca. Dagli archivi della massoneria arriva una novità incredibile sulla storia d’Italia e in particolare del Meridione. La guerra combattuta nell’800 tra i garibaldini e l’esercito dei Borbone, è stata “truccata” da alcuni finanziamenti clandestini. Tanti soldi, milioni per l’epoca che hanno gonfiato le tasche dei piemontesi e corrotto diversi generali dell’esercito del Regno delle Due Sicilie.Svelati i segreti della Masoneria: ecco i soldi avuti da Garibaldi per combattere il Regno delle Due Sicilie

Dal convegno “La liberazione d’Italia nell’opera della Massoneria”, Torino, settembre del 1988

La storia vuole che dal Collegio dei Maestri Venerabili del Piemonte (l’associazione massonica del Nord), con l’appoggio di tutte le Logge italiane, avrebbe finanziato la spedizione dei mille. Gli atti del convegno sono stati pubblicati a cura dell’editrice ufficiosa dei massoni. Giuseppe Garibaldi è stato Gran Capo dei massoni e lo studioso Giulio Di Vita ha provveduto ad approfondire l’argomento. La domanda è: chi ha pagato tutti quei soldi? La fonte dello studio è l’Istituto di Ricerca Storica delle Due Sicilie.

Afferma un massone autore di alcuni degli atti pubblicato dal convegno: «Si hanno le prove per un modesto versamento di circa 25.000 lire fatto da Nino Bixio a Garibaldi in persona all’atto dell’imbarco da Quarto». Invece, lavorando in archivi inglesi, Di Vita ha scoperto che a Garibaldi fu segretamente versata l’enorme somma di tre milioni di franchi francesi che sarebbero pari a molti milioni di oggi.

Il versamento avvenne in piastre d’oro turche: una moneta molto apprezzata in tutto il Mediterraneo. Afferma in merito De Vita: «È incontrovertibile che la marcia trionfale delle legioni garibaldine nel Sud venne immensamente agevolata dalla subitanea conversione di potenti dignitari borbonici alla democrazia liberale. Non è assurdo pensare che questa illuminazione sia stata catalizzata dall’oro». A questo punto si spiegherebbero alcune situazioni come, ad esempio, la resa di Palermo. Quest’ultima non sarebbe stata ottenuta attraverso lo scontro militare ma grazie ai soldi versati al Generale napoletano, Ferdinando Lanza.

Oppure si spiegherebbe come mai l’esercito dei Mille sia riuscito a sconfiggere un esercito di centomila uomini ben armato e addestrato. Ma c’è di più: il poeta Ippolito Nievo al termine della spedizione ha fatto ritorno da Palermo a Napoli. Il piroscafo su cui viaggiava, l’”Ercole”, affondò per una esplosione nelle caldaie e tutti annegarono. Nievo era il capo dell’Intendenza, amministrava i fondi segreti e aveva dunque con sé la documentazione sull’impiego che nel Sud era stato fatto di quei fondi. Di conseguenza l’incidente non sarebbe stato accidentale ed evidentemente qualcuno non voleva che certe prove giungessero a Napoli.

Emerge una vicenda fatta di corruzione e attentati. Gli interrogativi non finiscono qui: Nievo portava, pare, solo ricevute. Quindi che fine ha fatto il denaro rimasto e di cui solo pochissimi capi dei Mille erano a conoscenza? In ogni caso, era una somma che solo un governo poteva pagare. Si dice che la fonte era il governo inglese (non a caso lo sbarco avvenne a Marsala, allora una sorta di feudo britannico, e sotto la protezione di due navi inglesi; e proprio su una nave inglese nel porto di Palermo fu firmata la resa dell’isola). Come dichiara Di Vita, lo scopo della Gran Bretagna era quello di colpire il Papato e arrestare lo sviluppo della marina borbonica già dotata di una forte flotta.

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